Proprio per questo Il Mistero del Falco, affidato al regista esordiente J.Huston nel 1941, è considerato un film fondamentale nella storia del cinema, il padre fondatore del genere poliziesco.
Portato sugli schermi dalla Warner con un impiego modestissimo di mezzi, il film conseguì un incredibile successo proprio a causa dei metodi rivoluzionari con cui fu strutturato ed impiantato, surclassando i due precedenti fiaschi delle realizzazioni precedenti.
Humprey Bogart, che in pratica a seguito di questa interpretazione iniziò una seconda fulgida e fulminante carriera, era ormai considerato una vecchia star definitivamente avviata sul viale del tramonto, fu prescelto come protagonista e magistrale interprete del fascinoso investigatore privato Sam Spade, solo dopo il rifiuto di George Raft.
Nella storia del cinema Il Mistero del Falco è stato considerato per intensità emotiva, per la magistrale resa delle atmosfere, e per l’alto livello di tensione, paragonabile solo a un’altra magistrale pellicola di un altro grande mago, L’Infernale Quinlan di Orson Welles.
John Huston al suo primo incarico da regista scrisse e diresse personalmente il film, arrivando a disegnare ogni singola scena e progettando ogni inquadratura, come avrebbe poi fatto Hitchcock, adattando la sceneggiatura al romanzo, e non viceversa, riproducendo il testo fedelmente, pagina dopo pagina, riuscendo a ottenere un capolavoro del genere Noir che sarà in seguito difficilmente eguagliato, a prescindere da una trama tutto sommato piuttosto semplice.
Questa pellicola rivoluzionaria per la prima volta andò oltre alle classiche indicazioni del genere, che prevedevano la sequenza dell’intreccio, con le relative indagini, fino alla identificazione del colpevole, utilizzando i mezzi cinematografici interamente posti al servizio della narrazione.
Si ottenne la giusta suspense focalizzando l’obiettivo sulle azioni del protagonista, con una illuminazione particolare, fortemente giocata sui contrasti cromatici tra il bianco e il nero, in un suggestivo gioco di luci e di ombre, da cui il termine Noir.
Fu dato molto rilievo alle figure emblematiche, alle ambiguità dei personaggi, all’atmosfera carica di suggestioni, enfatizzando molto le situazioni enigmatiche, dubbie, in un gioco di sequenze rapidissime dove l’azione veniva sottolineata e sostenuta da un dialogo fluido ed asciutto, fortemente influenzato dalla prosa tipica di Hammett.
In questo modo la storia, o il plot, diventarono di secondo piano, rispetto alla caratterizzazione dei personaggi, e alla rappresentazione di un’atmosfera particolare, sostenuta ininterrottamente per tutto il film, la trama-indagine venne a sfumarsi in un contesto fortemente enfatizzato, dove i contrasti si imponevano come in una fotografia in bianco e nero.
E’ un film dal ritmo stringato e incalzante, con dialoghi abbondanti e fedeli al romanzo, esaltati dal montaggio incisivo, dove il regista avvicina la macchina quando il dialogo è concitato mentre se ne distanzia nei dialoghi normali, conferendo più pacatezza al momento narrativo. Girato esclusivamente in interni, con notevole economia di mezzi, ha beneficiato della fotografia incisiva di Arthur Edeson, che con gusto espressionista, è riuscito a mettere a punto una dimensione inconfondibile, con un grande uso di angolazioni dal basso, profondità di campo, e un uso molto aggressivo del grandangolo, colorando la scenografie di ombre e di luci, di cui è un esempio spettacolare la famosa la scena delle veneziane nell’ufficio di Sam Spade.
In questo contesto altamente innovativo il montaggio, costruito invece secondo le regole del film classico, con l’utilizzo dei tipici meccaniscmi del campo contro campo, con ampio impiego di raccordi tra sguardo e movimento, e una sapiente alternanza tra i piani d’insieme e i piani ravvicinati, agisce come un meccanismo di controllo, operando sulla base delle esigenze del racconto, assecondando e seguendo la corretta visione dello spettatore.
Memorabile la scena finale che sancì una specie di manifesto visivo del genere Noir con Mary Astor, la prima di una lunga serie di Dark Lady cinematografiche, che, arrestata dalla polizia, comincia a scendere in un ascensore a gabbia, mentre il suo viso scompare in una suggestiva alternanza di luci e di ombre creata dalle sbarre.
Sabina Marchesi
Guida Giallo Noir

Sabina Marchesi








