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Vendesi Napoli di Massimo Siviero

Questo libro non potrebbe esistere senza Napoli, e infatti Napoli emerge prepotentemente da più parti, a cominciare dal titolo, per finire con le caratteristiche coloriture delle battute in lingua originale. E già perché qui, in questo Vendesi Napoli, il napoletano non è più un dialetto, ma diventa quasi una lingua a sé stante.

Vendesi Napoli

Massimo Siviero

Anno: 2005

Pagine: 208

Come un ambiente a sé stante è la città di Napoli, che invece di venirci descritta con suggestive pennellate didascaliche ci viene buttata davanti in rapidissimi flash fotografici, che si susseguono improvvisi in rapidissime inquadrature. Piazze, Vicoli e Palazzi che, senza nemmeno darci il tempo di pensare, incorniciano gli eventi mentre si snoda davanti ai nostri occhi una serie di colpi di scena da manuale.

Uno dei pregi di questo romanzo, che può contare sulle simpatie già suscitate nei lettori dalle precedenti avventure del Commissario Abruzzese, sta infatti nella trama roboante, che con arguzia narrativa prevede l’incrocio di diversi intrecci collaterali tutti egualmente avvincenti.

L’improvvisa e misteriosa fine dell’attuale Sovrintendente ai Beni Culturali viene infatti ad inserirsi proprio nel mezzo della decisione di privatizzare Castel dell’Ovo e altre prestigiose strutture pubbliche, che il Comune, non riuscendo più a mantenere, sta lasciando andare in rovina.

D’altra parte proprio in quel momento hanno luogo misteriose profanazioni di storici sepolcri che vengono a intersecarsi con le indagini, confondendo la pista principale seguita dal nostro burbero ma simpatico segugio napoletano.

Cosa hanno a che fare con il delitto questi antichi sepolcri di poeti, filosofi e pensatori?

Mentre da una parte abbiamo la prevedibile quanto inattesa concessione dei beni pubbici del demanio in privatizzazione, dalla parte opposta assistiamo a scavi clandestini effettuati nottetempo con lo scopo apparente di impossessarsi delle sacre reliquie dei grandi maestri del passato come Leopardi e Giovanbattista Vico.

Lla trama si infittisce quando si scopre che, come è comunemente risaputo, in quei sepolcri non sono mai state custodite le vere spoglie degli artisti, probabilmente disperse nel corso dei secoli.

E la traccia dunque si spegne miseramente spargendo al vento tutte le relative suggestive ipotesi sulla supposta clonazione che si sarebbe potuta tentare a partire da quei miseri resti.

Ciò non toglie che strada facendo il bravo Commissario con il fido Malinconico al fianco ci sorprenda con effetti speciali ritrovando addirittura, nascosto da secoli sotto il pavimento di un appartamento in affitto, il vero scheletro di Giacomo Leopardi.

Ma chi ha ucciso il sovrintende sarà poi anche colpevole della profanazione dei sarcofaghi?

E cosa c’entra la diffusione di un foglio satirico distribuito per le strade da un ex giornalista ridotto a vivere ai margini della società dentro una roulotte?

A queste e ad altre molte domande troverete una brillante risposta in questo romanzo, di cui la parte migliore è senz’altro il finale mozzafiato con rocamboleschi inseguimenti e risoluzione dell’enigma, in una spirale concentrica alla James Bond, come anche a Fleming fa pensare l’inizio, con quel misterioso delitto commesso questa volta per mezzo di un’arma veramente impropria e terribilmente ingegnosa.

Bravo dunque l’autore, anche se per i non napoletani avrebbe potuto concedere qualche tocco di pennello in più per la descrizione dell’ambiente, e per delineare i personaggi, alcuni dei quali non spiccano proprio dalle pagine, e non vengono quindi ricordati dal lettore, che è costretto a tornare indietro per ritrovarli.

Nel complesso comunque ancora una buona prova narrativa da annoverare tra le innumerevoli frecce che la Dario Flaccovio Editore sta tirando fuori dalla sua faretra. Frecce che a mio modesto avviso stanno andando tutte a buon segno sul bersaglio.

Sabina Marchesi

Guida Giallo Noir di SuperEva