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Un noir che insidia la coscienza

Ottima opera prima di Ottonelli dalla recensione del TG COM

Un tradimento coniugale in stile Guerra dei Roses dal finale drammatico. Un serial killer a sfondo sessuale che ammazza le ragazze abbordate nella chat per cuori solitari di Jumpy. Una breve redenzione che genera un futuro migliore. Sono parecchie le chiavi di lettura de Lo psicologo, l’opera prima di Roberto Ottonelli pubblicata dalla casa editrice “Fermento”. Eppure nessuna di queste riesce a comprendere del tutto le altre, a prevalere e a farsi preferire. Infatti siamo davanti a un intreccio tra cronaca nera (anzi nerissima) e l’introspezione in una mente solo apparentemente sana.

La mente è quella di Gianluca Ravaglia, addetto alla sicurezza informatica di una società milanese che, una sera, si fa beccare dalla moglie Giulia con le mani addosso ad un’amica comune. Giulia, senza pensarci troppo, chiede e ottiene il divorzio, facendo involontariamente esplodere la doppia o tripla personalità del marito. Una maschera che a lei mai si era manifestata ma che nemmeno il diretto interessato aveva mai supposto di avere. Eppure, pian piano, Gianluca comincia a guardarsi dentro e attorno con un occhio diverso, assetato di una vendetta non solo nei confronti della compagna ma del genere umano in generale. Come spesso accade anche nelle fiction tv, l’asse del racconto resta a lungo in parallelo tra la storia privata di Gianluca e una serie di delitti seriali legati ad incontri erotici al buio combinati attraverso una chatroom. Poi un incrocio tra guardie e assassino a dir poco fatale… per la polizia.

Il protagonista della storia - che tra l’altro svolge un’attività simile a quella del ventiseienne autore de “Lo psicologo” - invece ragiona solamente su un livello, quello interiore, talvolta rivolgendosi in prima persona direttamente al lettore quasi fossi seduto sulla poltrona dello strizzacervelli. Gianluca Ravaglia diventa violento ma allo stesso tempo razionale, capace di dribblare e prevenire qualsiasi contrattempo. Forse per svuotarsi i rimasugli di coscienza, Ravaglia racconta passo dopo passo cosa pensa e perché compie tali azioni: i gesti sono legati a precise situazioni, precise circostanze alle quali l’informatico non si sente in grado di far fronte. Lo dimostra la fuga oltralpe, il sangue che scorre in una camera d’albergo e quindi nell’abitazione di un francese, colpevole di averlo costretto a uccidere.

Il lettore viene preso per mano dalla follia di Ravaglia, follia che a un certo punto supera ogni limite e trasforma l’informatico in uno psicologo con tanto di laurea alla Sorbona. Il trucco funziona, il protagonista si sente invincibile sfida la polizia e torna in Italia, come un emigrato qualsiasi. Arriva al Sud, conosce un’altra Giulia sul traghetto per la Sicilia, se ne innamora e viene corrisposto. Tutto fila per il verso giusto, al punto da rifarsi una vita daccapo con un lavoro, una famiglia e tanto amore. Quell’amore lo farà impazzire prima di gioia e poi di calma quando si rende conto di non poter mettere una pietra sul suo passato.

Questa di Ravaglia potrebbe anche essere una storia vera. A cadenza periodica spuntano serial killer o omicidi-suicidi magari per una separazione mai accettata. “Lo psicologo” è diverso perché mette nero su bianco la crisi di un’esistenza, la mancanza del benché minimo limite alla violenza e al controllo delle più basse brutture dell’essere umano. Lo stesso uomo che distrugge una vita è in grado di urlare di gioia per la nascita di un’altra. E poi accetta senza battere ciglio il proprio destino.

L’opera prima di Ottonelli scorre via avvincente e in grado di catturare anche il più riluttante dei lettori. Troppo diretto il linguaggio, troppo lineare la successione dei fatti per non leggersi il libro tutto d’un fiato. E per non attendere la conferma nella sua seconda opera.

Sauro Legramandi

Roberto Ottonelli
Lo psicologo
Edizioni Fermento
Pagine 236
Prezzo 11 euro