Si tratta in genere di lavorazioni non preziose, che divengono tali solo se applicate su materiali di base quale l’argento, l’oro, il rame od altri metalli più o meno nobili.
Originaria di Bisanzio l’applicazione decorativa dello smalto, come la intendiamo noi, fu presto fusa con l’arte orafa e argentiera, diffondendosi poi in tutto il continente europeo solo in epoca medioevale. Particolarmente determinante per la buona riuscita di questa tecnica è la temperatura di fusione che varia da metallo a metallo.
Come in tutte le discipline artistiche sono sempre esistite diverse scuole di smaltatura, gli Egizi per esempio usavano la tecnica del vetro colorato, denominato Millefiori, applicando paste vitree per la realizzazione di monili e gioielli, mentre i Romani prediligevano la lavorazione a caldo per le applicazioni su accessori di terracotta.
Esemplari di monili smaltati sono stati rinvenuti in Mesopotamia, in Persia, in Babilonia e a Cipro, mentre la tecnica di decorazione di rarissimi esemplari smaltati in policromia con l’inserimento delle paste vitree in alveoli formati da sottilissimi segmenti metallici viene fatta risalire all’epoca Sciita od Etrusca, poi tramandata agli Egizi, e alle corti Bizantine.
Lo smalto, denominato Vitrum in latino, era ampiamente usato per tutta l’epoca Greca e Romana, per la creazione di piccole figure, e articoli di complemento come monili, gioielli, spade, stiletti e ricche impugnature delle armi da guerra, l’utilizzo delle quali risulta notevole anche nell’area celtica.
Gli esemplari più antichi di vasi e bacili d’argento risalgono invece alle tombe Sumeriche, datate 3000 a.C., seguiti da altri numerosi ritrovamenti delle civiltà del periodo corrispondente in America Latina, a Micene, e nelle tombe etrusche di Cerveteri e di Palestrina, che confermano l’utilizzo ormai diffuso di oggetti in argento nella vita quotidiana di quei popoli.
Come sempre furono poi i Romani ad avvallare definitivamente il costume di collezionare oggetti in argento, monopolizzando la produzione Greca e delle Colonie, che finiva per arricchire la tavola, la casa e la persona della Gens Romana. La produzione subì un notevole calo con il crollo del Sacro Romano Impero, a beneficio però di una maggior finezza delle lavorazioni che diventarono più sofisticate ed eleganti, beneficiando della fusione con la tecnica della smaltatura.
Il trionfo definitivo dell’argento sulle tavole, nei banchetti e nelle case delle famiglie nobili e benestanti si ha nel Quattrocento alle soglie del Rinascimento, sull’onda della rivoluzione umanistica.
E’ a questo periodo che va fatta risalire la nascita delle varie corporazioni di arti e mestieri che si tramandavano da famiglia a famiglia e da maestro ad allievo i segreti di lavorazioni e tecniche artigianali altamente specializzate.
La lavorazione a sbalzo e la punzonatura furono tecniche originarie sempre di Bisanzio, poi importate in Europa, secondo la moda dettata dalle corti francesi.
In seguito è poi l’Italia a rivestire nei secoli XV e XVI il ruolo della culla dell’arte argentiera, ed è grazie a Caterina de Medici che fu definitivamente istituzionalizzato l’uso delle posate sulla tavola dei nobili, importando poi questo utilizzo fino in Francia, anche se originariamente le prime posate vanno comunque fatte risalire sempre a Bisanzio, dono di nozze della sposa bizantina di un doge veneziano.
Nel Rinascimento l’argenteria era parificata a qualsiasi altra arte espressiva come la pittura, la scultura o l’architettura, vi erano protettori munifici che sovvenzionavano gli studi degli artisti, e si gareggiava senza sosta nel commissionare opere sempre più estrose e raffinate per il decoro della casa e il lustro del blasone nobiliare. Artisti di fama mondiale come il Ghiberti, il Brunelleschi e il Cellini iniziarono la loro carriera di apprendistato come allievi della corporazione argentiera.
Per un lungo periodo il Manierismo ed il Barocco influenzarono fortemente la ricchezza e l’artificiosità dei decori, combinando simbologie mitologiche, forme complesse, ed esasperazioni delle linee, ridondanti e stratificate. Uno degli esempi più significativi di quest’arte esteticamente complessa è la Saliera del Cellini, realizzata nel 1543 per Francesco I Re di Francia, originariamente conservata presso il Museum Kunsthistorisches di Vienna ed oggi misteriosamente scomparsa.
Con la scoperta del Nuovo Mondo, una gran quantità di metalli preziosi affluì in Spagna, Olanda, Portogallo, Francia e infine in Inghilterra, favorendo l’incremento della richiesta di oggetti in argento anche da parte delle classi borghesi.
Furono poi le guerre di religione europee a disperdere i protestanti francesi denominati Ugonotti in tutta Europa, diffondendo ovunque la produzione artistica di alta argenteria, in cui molti di loro erano specializzati.
E’ in questo momento che l’Inghilterra assume il controllo del mercato e della produzione argentiera esportando i prodotti verso le vastissime colonie dell’impero britannico, gettando le basi per il predominio secolare dell’argenteria inglese, che fu apprezzata e riprodotta in tutto il mondo.
Le fastose corti imperiali del Settecento, Ottocento e Novecento, commissionarono la migliore argenteria mai realizzata in ogni epoca per adornare le dimore reali.
Famosissima la lavorazione di Fabergè, orafo e argentiere francese emigrato in Russia, che realizzò pregevolissime opere, tra cui le famosissime Uova di Fabergè, in smalto ed argento, per le corti degli Zar di Russia, Alessandro II, Alessandro III e Nicola II, stipendiando oltre 700 operai e dimostrando la bontà del connubio artistico tra argento e smalto, utilizzando tecniche sofisticate ad alto contenuto tecnico ed artistico e fondando di fatto una vera e propria scuola.
Nei laboratori russi di Fabergè lavorarono anche numerosissimi argentieri e cesellatori fiorentini che portarono il gusto rinascimentale italiano a una fusione con l’espressionismo francese, producendo opere di raro contenuto artistico, che oggi hanno un valore praticamente inestimabile.
Con lo scoppio della rivoluzione bolscevica i mastri argentieri fiorentini rientrarono in patria recando con loro le tecniche sofisticate della smaltatura secondo le antiche tradizioni orientali, apprese alla scuola Fabergè, dando vita a una nuova corrente artistica.
Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento la nascente affermazione del Classicismo, dell’Art Noveau e dello Stile Liberty sancirono il ritorno a forme più classiche ed eleganti, in contrasto con la ricchezza dei decori del periodo precedente.
Avvicinandoci al presente si comincia a parlare di nomi noti ed indimenticati dell’arte orafa e argentiera come Cartier, Sandoz, Puiforcat, Tiffany, Mappin & Webb, Garrad, Jensen, Buccellati, Bulgari e Cusi.
Nel periodo prettamente contemporaneo sono i designers ad avvicinarsi all’arte argentiera degli antichi maestri realizzando opere al passo coi tempi, dalle forme moderne e scattanti, ma tuttora intrise di una certa nostalgia per il passato, e per il ricordo di opere pregevoli mai più realizzate che hanno assunto contorni leggendari, come le mitiche Uova di Fabergè e le Saliere del Cellini.
Sabina Marchesi

Sabina Marchesi








