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Dalle Ande alla Terra del Fuoco attraverso la Mesopotamia

Turisticamente parlando esistono tre diverse “Argentine” da visitare, ognuna più unica e soprendente dell’altra, ciascuna ricca di contrasti naturalistici unici al mondo.

Sinteticamente i tre circuiti principali sono: la Patagonia e la Terra del Fuoco, gli Altipiani Andini del NordOvest, e la Zona Subtropicale del NordEst.

La Patagonia con i suoi ghiacci, i meravigliosi parchi naturali, i boschi magallanici, la fauna antartica, le rotte che furono di Magellano e di Darwin, il Lago Argentino, il ghiacciaio secolare del Perito Moreno, costituiscono uno spettacolo ineguagliabile che accompagna il turista fino alle estreme pendici meridionali della terra conosciuta, ai canali interoceanici, alla città di Ushuaia con il suo antico carcere di massima sicurezza, il Museo Navale e quello Etnografico, e le indimenticabili escursioni al mitico Capo Horn, luogo tristemente noto negli annali della navigazione mercantile di fine secolo.

I Canyon, o Quebraca dalla zona Nord Ovest di Humahuaca i resti archeologici di Tilcara, il suggestivo Treno delle Nubi, le ricche feste della tradizione andina, gli antichi insediamenti indigeni, le chiese barocche di Salta e la Valle della Luna costituiscono l’itinerario degli Altipiani Andini.

Qui la pampa umida si fonde con la cordigliera delle Ande, dove si trova l’Aconcagua, la cima più alta dell’emisfero occidentale con i suoi 6.959 metri di altezza. La cordigliera andina nel suo percorso fino alla leggendaria “Tierra del Fuego” esibisce la sua meravigliosa varietà naturalistica, paesaggi desertici, valli, gole mozzafiato, orridi e precipizi, montagne colorate e variopinte ridondanti di vegetazione pluviale, laghi cristallini frequentati dai “flamingos”, gli eleganti fenicotteri rosa, e infine i bianchi secolari ghiacciai della Patagonia.

Mentre il percorso di Nord Est ci porta sull’antica terra di Mesopotamia, con le leggendarie cascate di Iguazù, censite nel patrimonio naturalistico e protette dall’Unesco, la foresta pluviale, gli antichi insediamenti delle missioni dei gesuiti, i primi colonizzatori della regione, le Sierras o Fattorie di Cordoba e di San Luis, le Spiaggie suggestive dell’Atlantico, le miniere di quarzo e di ametiste. Nella Mesopotamia Argentina si possono trovare le “cuchillas”, mesete pietrose alternate a fattorie create artificialmente, piccole oasi lussureggianti ricavate dall’uomo, dove ad Ovest occhieggiano le colline di Cordoba.

Una terra ricca di contrasti, con l’imponente cordigliera delle Ande, le sterili e pietrose distese della meseta patagonica, sferzate in gran parte dell’anno dal vento e il litorale atlantico, costeggiato da imponenti scogliere, sotto le quali rumoreggia l’oceano schiumoso, dove è possibile incontrare una grande varietà di animali marini.

E poi il turismo degli appassionati di Tango. Buenos Aires, denominata la Reina del Plata. Corsi di Ballo con i maestri locali, i ballerini che si esibiscono nelle piazze, visite alle antiche “tanguerias” dei vecchi quartieri della città, e la sosta negli alberghi tematici.

I percorsi gastronomici a base di specialità locali non sono certo da meno. Carne delle mandrie argentine cucinata alla griglia, “a la parrilla”, di qualità eccezionale a un prezzo estremamente accessibile, e “la comida regional”, la cucina regionale della tradizione andina, a base di mais, patate, maiale e empanadas.

Per gli amanti della letteratura ci sono gli itinerari a tema sulle tracce di Jorge Luis Borges, nato nel quartiere di Palermo, all’epoca popolato da immigranti di origine prevalentemente italiana. Qui sono ambientate le prime storie di guappi e di coltello di questo grande della letteratura contemporanea del ‘900.

Erano i tempi dell’immigrazione europea, nasceva il tango, si costruiva il mito di un paese facile, spensierato, ricco, che si trovava sulle soglie della fine del mondo. Oggi quel paese non esiste più, il miraggio del sogno industriale, delle ricchezze facili, è improvvisamente finito lasciandosi alle spalle una società difficile, indurita da oltre 30 anni di lacerazioni, e travolgendo nel crollo le sorti di migliaia di italiani che, in anni di duro lavoro, avevano accumulato vere piccole ricchezze e patrimoni imprenditoriali.

Eppure il fascino dell’Argentina sta forse tutto qui, riposto nei contrasti tra passato e presente, tra miseria e nobiltà, tra la realtà e la speranza, tra la finzione artificiale di certe strade e quartieri caratteristici, riccamente colorati, e la miseria che spinge alle porte.

Ma è normale se si considera questa come una vera terra di frontiera, aspra di contraddizioni, artefatta ed irreale, dove alle pendici della città iniziano la Pampa desolata, la Patagonia, le Ande e poi i territori selvaggi dell’Antartide, dove la natura lussureggiante riprende definitivamente il suo predominio sull’uomo.

Purtroppo trenta anni di lacerazioni economiche e di crisi nazionale hanno lasciato il segno e nonostante l’improvviso boom del turismo, o forse proprio per questo, gli opuscoli delle agenzie e degli alberghi internazionali recitano tutta una serie di raccomandazioni poco rassicuranti.

Non prendere taxy per strada, non salire sugli ascensori se non in compagnia di altri turisti, evitare i contatti con la popolazione locale, utilizzare solo taxy autorizzati e prenotati direttamente dalle reception degli alberghi, non aprire la porta della camera nemmeno al personale alberghiero se non dopo aver verificato tramite il centralino la loro identità, scendere dal taxy per fare fotografie solo se scortati dal tassista, non indugiare inultimente in vicoli o stradine.

Un vero e proprio Far West del SudAmerica, ricco di contraddizioni ma non per questo meno affascinante.

 

Sabina Marchesi