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Buenos Aires, il Sogno Sudamericano

E’ la città più importante dell’Argentina, una delle 10 più popolate al mondo.

In epoca coloniale fu uno dei centri commerciali più importanti, ricoprendo il ruolo di snodo per le attività mercantili, con l’unico porto che offriva un’uscita sull’Oceano Atlantico, attirando verso le sue coste tutte le imbarcazioni europee impegnate negli scambi e i traffici verso le colonie.

A tutt’oggi, nonostante le ripetute crisi politiche, sociali ed economiche, riveste ancora un ruolo internazione nel commercio e nel turismo.

Ha una superficie di 200 chilometri quadrati con una popolazione di oltre tre milioni di abitanti,  e i suoi limiti naturali sono il Rio de La Plata, un enorme fiume largo quasi come il mare, e il Riachuelo.

Si trova sulla stessa latitudine Sud di Sydney, la capitale dell’Australia, ed è suddivisa in 46 quartieri, i caratteristici “barrios”, a pianta tipicamente spagnola, risalente al vecchio impianto dell’epoca coloniale.

Di origine relativamente recente, il suo centro storico è caratterizzato dai tipici contrasti di una grande città cresciuta rapidamente. Le tracce del suo passatto abbondano di edifici religiosi e monumentali risalenti all’epoca della prima colonizzazione, in un sorprendente contrasto con grattacieli e palazzi moderni che spesso convivono nell’arco di pochi metri.

L’asse storico della città va dalla famosissima Plaza de Mayo a Plaza Congreso. Vi sono una miriade di opere d’arte e di edifici storici che fondono insieme in un connubio originalissimo le tradizioni spagnole, gli stili europei e le impronte locali dei “porteño”, gli antichi abitanti di Buenos Aires.

Il cuore della città è nei pressi di Plaza San Martin e Lavalle, qui sorge la City, il quartiere economico e finanziario affacciato sulla Calle Florida. Palazzi ed architettura signorili, in stile europeo, e  il simbolico Obelisco posto nell’Avenida 9 de Julio, proprio accanto alla Calle Corrientes.

Le orme del passato sono ben visibili nella famosa Manzana de Las Luces, e nel quartiere di San Telmo, con l’adiacente zona di Monserrat. Qui si respira un’inconfondibile aria bohémien, residenze elitarie, gusto architettonico, chiese tradizionali, case d’epoca, antichi palazzi in stile coloniale e strade acciottolate. Si possono visitare musei, antiquari, gallerie d’arte, e la fiera domenicale di Plaza Dorrego.

La Costanera Sur è l’equivalente di un lungomare, che però affacciandosi sul Rio de La Plata, che per quanto vastissimo è un fiume, meriterebbe più il titolo di lungofiume. Si possono osservre l’oasi e riserva ecologica omonima, e gli antichi docks, le banchine e i magazzini portuali di Porto Madero, oggi riconvertiti in zona turistica, ricca di occasioni gastronomiche e itinerari tipici.

Vecchio di un secolo, Porto Madero oggi ospita uno dei quartieri residenziali più esclusivi della città, ed è un centro commerciale dotato di quattro darsene, con una suggestiva passeggiata pedonale che conduce attraverso i vecchi depositi e magazzini portuali, due musei galleggianti e l’antico porto di sbarco che ospitò milioni di immigranti, tra cui Aristotele Onassis, che traghettava in gioventù i viaggiatori, con una chiatta, da un lato all’altro di Rio de La Plata. Ancora visibili gli antichi splendori del Balnerario Sud, con i vecchi boulevard, gli antichi edifici dal gusto vagamente rococò, il Corso e la Pergola.

Il primo a mettere piede sul territorio ove oggi sorge la città di Buenos Aires, letteralmente “aria buona”, è lo spagnolo Juan Diaz de Solis nell’anno 1516, ma il primo insediamento “urbano” viene fondato ad opera di Don Pedro de Mendoza soltanto nel 1536, per essere poi presto distrutto dalle popolazioni indigene.

 

E’ soltanto nell’anno 1580 che lo spagnolo Juan de Garay fonda “ufficialmente” la città di Buenos Aires, provenendo da Asuncion, nell’adiacente Paraguay.

Risale al 1617, quasi cinquanta anni dopo la fondazione della città, la creazione del Governatorato del Rio de La Plata, con sede in Buenos Aires, e la definitiva consacrazione dell’insediamento urbano a centro di snodo commerciale, con un porto fluviale molto attivo che costituiva di fatto l’unico sbocco verso l’Oceano Atlantico, dove fioriscono rigogliosi sia il commercio “legittimo”, che le operazioni di contrabbando.

 

Il luogo raggiunge una tale notorietà da attirare l’attenzione degli Inglesi che invadono Buenos Aires per ben due volte, nel 1806 e nel 1807, per essere due volte sconfitti dalla strenua resistenza opposta dagli spagnoli e dalle popolazion indigene locali, per una volta uniti da uno scopo comune.

 

Nel 1816, forse galvanizzate dalla vittoria riportata dieci anni prima contro gli inglesi, le tribù indigene decidono di scacciare i colonizzatori spagnoli, proclamando l’indipendenza.

 

Tre anni dopo, nel 1819, viene promulgata la prima Costituzione, rifiutata però dalle altre provincie argentine, che sancisce di fatto l’avvio di una sanguinosa guerra civile tra i “federalisti” e i “centralisti”, durata decenni, più o meno fino al 1826, anno in cui, ufficialmente, Buenos Aires viene dichiarata Capitale della Repubblica Argentina.

 

Con la nuova espansione della capitale in piena crescita urbanistica vengono agglomerati nella città i quartieri della Boca, Retiro e Constitucion.

 

Solo nel 1850 si ha l’approvazione definitiva della Costituzione Nazionale che garantisce piena autonomia amministrativa alle province della Repubblica Argentina e viene insediato il primo Presidente regolarmente eletto, Justo Josè de Urquiza.

 

E’ l’anno 1871 quando una dilagante epidemia di febbre gialla decima letteralmente la popolazione, uccidendo un abitante su dieci.  Nonostante ciò, nel 1880 la popolazione urbana di Buenos Aires sorprendentemente raggiunge e supera i 500.000 abitanti.

 

In piena rivoluzione industriale, nel 1919, hanno luogo i primi scioperi per migliorare le difficili condizioni dei lavoratori, quando già la zona era stata fatta oggetto di un vasto fenomeno di immigrazione di manodopera europea. Nel 1920 la regione è ancora prospera e si iniziano i lavori per la costruzione dei primi spettacolari grattacieli.

 

Appena dieci anni dopo, nel 1930 si verifica il primo colpo di stato militare, o “golpe”, seguito da un altro nel 1943, alle soglie dello scoppio della seconda guerra mondiale.

 

La situazione appare stabilizzarsi quando nel 1946, alla conclusione degli eventi bellici della seconda guerra mondiale, ufficialmente terminata nel 1945, viene eletto presidente Peron. Sono sette anni di apparente progresso sociale, nel corso dei quali la maggior parte dei servizi pubblici viene nazionalizzato. Con la morte di Evita Peron, occorsa improvvisamente nel 1952, il Paese torna allo sbando e si scontra con la dura realtà delle riforme economiche e sociali, che si rivelano essere in pratica poco più che operazioni demagogiche ben congegnate, incapaci però di risolvere i gravi problemi di fondo in cui l’Argentina si dibatteva. 

 

Un successivo colpo di stato del 1955 defenestra definitivamente il Presidente Peron, costretto all’esilio, in favore dell’insediamento, dopo le pubbliche elezione del 1958, dell’esponente radicale Frondizi.

 

Il 1962, 1963 e 1966 vedono in Argentina un alternarsi di Golpe Militari che continuano a ribaltare i governi, pregiudicando definitivamente ogni ulteriore possibilità di regolarizzazione e stabilizzazione del Paese.

 

Ancora nel 1973, in una storia quasi recente, vince le elezioni pubbliche il peronista Campora, fortemente osteggiato dalle fazioni paramilitari, in questo periodo nero della storia dell’Argentna, il Paese è agitato da una ventata di guerriglia di stampo marxista che terrorizza la popolazione, vengono indette nello stesso anno altre elezioni, e Peron si insedia ancora una volta al potere.

 

Egli muore un anno dopo, lasciando il governo nelle mani della seconda moglie, Estela Martinez, rovesciata a sua volta nel 1976 da un ulteriore colpo di stato.

 

Questa volta la repressione è sanguinosa nei confronti della popolazione civile argentina, e l’eco dei problemi argentini giunge in ogni parte d’Europa, quando molti cittadini abbandonano precipitosamente la Repubblica recandosi in esilio all’estero e riparando nelle nazioni vicine.

 

E’ l’epoca della disfatta e il periodo in cui moltissime fortune ed imperi economici cambiano repentinamente di mano, sotto il periodo della dura dittatura militare, che dura per cinque lunghi anni, dal 1976 al 1983, data in cui finalmente ritorna in Argentina la democrazia, con l’elezione del Presidente Raul Alfonsin.

 

Il resto è storia dei nostri giorni e torna in un perfetto cammino circolare al mese di Dicembre del 2001, quando la popolazione di Buenos Aires, inferocita e impoverita da anni di malgoverno, in balia di una classe politica inetta e corrotta, si riversa nelle strade per saccheggiare i supermercati alla ricerca di cibo.

 

Sabina Marchesi

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