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Chile Misterioso Chile

Il Cile è un paese singolare posto ai confini del mondo. Per conoscere bene un paese e la sua popolazione occorre comprendere la sua storia e avvicinarsi alle sue radici.

In Cile alla gente piace parlare, radunarsi attorno a una bottiglia di vino e chiaccherare. Nostalgici, allegri, fatalisti e ottimisti, i cileni sono il risultato di un variegato miscuglio di numerose nazionalità.

I popoli che abitavano il deserto dell’Atacama, più di cinquecento anni fa, i Diaguita e gli Atacameno, già tiranneggiati dagli Incas e che accolsero i conquistatori spagnoli come dei liberatori.

I discendenti degli spagnoli giunti su questa terra come conquistatori, e poi insediatisi nella zona come pacifici coltivatori, alla ricerca di terreni fertili per far crescere il grano e impiantare i vigneti.

I cacciatori d’oro, che lavoravano nelle miniere di nitrato, polacchi, italiani, tedeschi, croati, ebrei, cinesi, arabi e spagnoli. Oggi gli agglomerati urbani di baracche sorti attorno alle miniere, poi abbandonate in seguito all’esaurimento della vena estrattiva, sono tali e quali ai villaggi fantasmi del Klondike, ma lo spirito delle popolazioni originarie respira ancora nel Cile, quando i minatori si spostarono nelle città, agli albori della rivoluzione industriale, dando vita al proletariato più orgoglioso e vitale dell’intera America Latina.

Anche il deserto qui parla, per chi sa ascoltare, con le sue pietre che di giorno assorbono temperature fino a 50°, e che di notte nella morsa del freddo si aprono  in due, con sinistri scricchiolii tanto simili al respiro dei ghiacciai eterni, che come il deserto fanno parte di questo paesaggio selvatico, indomito e ribelle, dalla notte dei tempi.

Fu lo spagnolo Valdivia a fondare la città di Santiago e a resistere agli assalti degli indios Mapuche, che ben due volte vi appiccarono il fuoco, nel tentativo di difendere la loro terra.

Nella zona a Sud, da Temuco in giù, nel profondo territorio meridionale, dal clima sempre piovoso, la popolazione è composta dai discendenti degli spagnoli, dai Mapuche che erano gli abitanti originari, che come gli Indiani delle Americhe hanno sempre lottato vigorosamente per il riconoscimento dei loro diritti, e dagli eredi degli immigrati europei, che con il loro lavoro hanno contribuito a forgiare questa nazione.

Dopo Port Montt inizia la selvaggia Patagonia, con il mare, gli arcipelaghi, i canali interoceanici, le foreste pluviali, tanto simili a quelle del Rio delle Amazzoni, i fiordi incontaminati, dove la natura è ancora allo stato primordiale, selvaggia e lussureggiante, popolata da una fauna antartica che si trova solo in questa parte del mondo.

Il viaggiatore davanti ai piccoli villaggi della Patagonia, immerso in questa natura struggente, in contemplazione di questi panorami unici al mondo, di fronte agli stridenti contrasti tra il deserto e il ghiaccio, tra le cime montuose e i canali marittimi, è colpito da una strana suggestione, una lontana nostalgia che parla di esploratori lontani, sulle rotte che furono di Drake, di Magellano, di Charles Darwin.

Lo Stretto di Magellano, la Terra del Fuoco, Capo Horn, luoghi di grande meraviglia, posti al confine estremo del mondo, là dove, in estate, si vede brillare lo scintillio polare dell’Antartide.

Fiordi norvegesi e deserto africano, steppe russe e vulcani himalayani, mari salgariani e isole polinesiane, il Cile è letteralmente intriso di scorci geografici che sembrano appartenere a mille paesi, e che sono miracolosamente riuniti in uno solo.

Perfino il nome del paese, Cile, che nella lingua delle popolazioni andine, gli indios Aymara, significa “”là dove finisce la terra”, suggerisce suggestioni profonde per una regione che, una volta conosciuta, è impossibile da dimenticare.

Una striscia sottile di terra stretta tra il Pacifico e la Cordigliera delle Ande, larga al massimo 200 chilometri e lunga 4.300. Un paradosso geografico, che si estende praticamente dalle latitudini tropicali a quelle antartiche, senza alcuna soluzione di continuità.

Un viaggio vorticoso dai Tropici al Polo Sud attraverso luoghi mitologici ammantati di leggenda, sui percorsi degli esploratori, dei conquistatori, dei grandi navigatori, attraverso terre evocative di antichi riti, dove fermandosi ad ascoltare si può ancora percepire il mormorio sommesso di civiltà scomparse. La Patagonia, l’Isola di Pasqua, la Terra del Fuoco, la Cordigliera Andina, l’Oceano Pacifico, una zona ai confini del mondo conosciuto che ancora conserva intatto il fascino di una vera terra di frontiera, come oggi non ce ne sono più.

A livello internazionale dire Cile significa, ancora oggi, evocare sinistre immagini di feroci dittature militari, di colpi di stato, di venti anni di repressione sanguinaria, di desaparecidos e popolazioni in esilio, di intere fortune cambiate di mano, di imperi finanziari rovesciati nel volgere di pochi anni.

La democrazia è stata reinstaurata nel Cile nel 1990, ma il generale Pinochet, oggi senatore a vita, continua ad essere il punto di riferimento per le frange più conservatrici, a testimoniare che il partito reazionario non è scomparso, e lo spettro dell’antica dittatura rimane presente.

Per il turista europeo, abituato da secoli a una democrazia libertaria e garantista, visitare il Cile è un’esperienza inquietante, per le strade si ode il rumore delle guardie armate di pattuglia, ovunque sono visibili presidi militari, i controlli alla frontiera, benchè si viaggi accompagnati dalle guide turistiche e in gruppo, sono inquisitori e terrorizzanti, si vive fortissima l’impressione che ancora oggi il Cile sia, in realtà, un paese posto sotto tutela.

Ma, nonostante le apparenze, grazie a questo ferreo controllo militare, il Cile è considerato il paese più stabile e più florido dell’America Latina, dove tutte le grandi multinazionali, compatte, hanno deciso di eleggere le proprie domiciliazioni e i propri uffici di rappresentanza, una nazione con tassi di crescita al di sopra di ogni media concepibile, che hanno toccato quasi l’8% annuo, e un tasso di criminalità talmente basso da fare invidia alla più tradizionale delle democrazie.

Santiago, la capitale del Cile,  è una città al tempo stesso antica e moderna, dove convivono realtà diverse a stretto contatto, nello stridente contrasto di una metropoli cresciuta in maniera impetuosa, casuale e disorganica. A Santiago vivono almeno i due terzi dell’intera popolazione del Cile, bianchi, meticci ed indios, sotto l’ombra dei moderni grattacieli dei centri finanziari oltre i quali incombe la maestosa grazia della Cordigliera delle Ande.

Residenze bohemienne che convivono con la City borsistica del quartiere degli affari, ristoranti vegetariani e antichi locali dove le cameriere servono a tavola in guepiere richiamando atmosfere alla Crazy Horse. Gli antichi mercati del pesce, le bancarelle artiianali, i vecchi monasteri, e le strade coloniali.

La vicina città sulla costa, Valparaiso, con oltre quarantuno colline e le funicolari che la collegano al vecchio porto.  Le storiche abitazioni di Pablo Neruda, oggi trasformate in musei, la casa labirinto a forma d’imbarcazione di Isla Negra, dove riposa nella sua tomba.

Il Cile è una terra di letterati e di premi nobel, Pablo Neruda, Gabriela Mistral, Isabel Allende, Luis Sepúlveda, hanno rappresentato al mondo la poesia di una terra antica e incantata, dove alcune zone hanno il sapore inconfondibile della magia, come il deserto dell’Atacama, il più arido del mondo, dove esistono punti in cui non piove da quattro secoli, ossia dai tempi della colonizzazione spagnola.

Ricco di minerali il sottosuolo cileno è una delle basi dell’economia locale, il rame incide per il 40 per cento sulle esportazioni del Paese e  le miniere di Chuquicamata, dalle suggestioni vagamente dantesche, sono la più grande base estrattiva a cielo aperto del mondo, con la loro estensione di oltre 1.000 ettari per  700 metri di profondità, e i giganteschi camion che montano ruote del diametro di quasi 4 metri.

Musei Antropologici, Villaggi Fantasma, le rovine delle Antiche Fortezze Indie, Miniere di Salnitro, Depositi Salini, Canyon e Vallate desertiche, la Mummia meglio conservata del mondo, denominata Miss Chile, che mostra ancora i capelli perfettamente intrecciati, i Geyser spettacolari posti a 4.300 metri di altitudine, che eruttano getti di acqua calda di 85° fino a dieci metri di altezza, l’aria rarefatta che causa il puna,  il famoso mal di montagna, contro il quale gli indigeni consigliano di bere una salutare tisana a base di foglie di coca.

E ancora, quasi al confine con la Bolivia, un maestoso altopiano che offre uno spettacolo di acqua e di fuoco, dove il Lago Lago Chungarà, posto all’inconsueta altitudine di 4.570 metri, fa da specchio ai due vulcani gemelli perennemente ricoperti dalle nevi eterne.

Nella terra dei Mapuche, verso il cuore agricolo e industriale del Cile, occhieggiano tra pascoli, boschi, campi e vigneti, pittoresche costruzioni simili a chalet, in puro stile bavarese, il cui gusto architettonico fu importato dalle popolazioni europee all’epoca della grande immigrazione.

Dopo, la terra si frantuma in una cascata di isole perse tra i fiordi,  e si scende verso la punta estrema meridionale del Chile, dove Capo Horn furoreggia maestoso tra le brume schiumose dei due Oceani, il Pacifico e l’Atlantico, che qui convergono in un fragoroso scontro di correnti impetuose.

C’è veramente di tutto in questa terra suggestiva e selvatica, case di legno colorate con i tetti in lamiera ondulata, palafitte a schiera poste in riva al mare, le antiche chiese lignee edificate dai gesuiti nel XVIII secolo, cattedrali coloratissime, tra cui una  salmone e viola, vecchie locomotive degli antichi trenini che attraversavano il paese.

E leggende, racconti, miti e credenze popolari, che narrano del Trauco, un’orrida creatura deforme che si aggira nella foresta e seduce le giovani donne con la forza dello sguardo, o della Caleuche, una misteriosa nave fantasma che attira i pescatori nell’ignoto abisso del mare.

Montagne granitiche e ghiacciai secolari, un sistema intricatissimo di isole, canali e coste, distese pianeggianti e foreste millenarie intervallate da fiumi cristallini e lagune colorate, asfalto e terra battuta, vallate e picchi, iceberg e cascate, boschi equatoriali e foreste amazzoniche, una fauna incredibile, rarissima, che si può avvistare solo in queste zone, meta ogni anno del pellegrinaggio di naturalisti, studiosi e appassionati.

Antiche fattorie, dove il suolo è talmente arido che occorre un ettaro di terra per ogni capo di bestiame, grandi come piccoli stati, recintate con palizzate bianche che si perdono all’orizzonte, ai fianchi della carreggiata di cui non si vede la fine, e che punta dritta alla linea di fuga, animata solo dai cespugli di spine che rotolano nel deserto, come nei cartoni animati di Willie il Coyote.

Leggende suggestive su una madre che si perse nella zona desertica con il proprio piccolo, e che morì allattandolo al seno, e che fu ritrovata, ormai cadavere, col piccolo ancora vivo, attaccato alle mammelle, e in suo onore, lungo il nastro della strada asfaltata, interminabile, ancora si possono notare piccole cappelle dove la gente posa, in segno di rispetto, bottiglie di acqua minerale di ogni genere, foggia e tipo, perché più nessuno debba morire di sete.

La grotta preistorica del Milodón, enorme bradipo terrestre che si estinse alla fine del Pleistocene, con riproduzione a grandezza naturale dello spaventoso mammifero, che fu ritrovata quasi per caso, quando un lord inglese tornò  a casa con una pelle di un animale come trofeo, che teneva disinvoltamente come scendiletto, fino a quando non fu notata da un celebre naturalista, che la classificò immediatamente come specie rara e sconosciuta, dando l’avvio alla spedizione che contribuì alla sensazionale scoperta archeologica.

Un mondo dai mille contrasti, meraviglioso e irreale come una creazione della fantasia, con l’impronta indistinguibile che hanno tutti i luoghi dove, misteriosamente, il dominio dell’uomo si scontra, stemperandosi, con le indomabili forze della natura.

Sabina Marchesi