La follia nella letteratura mondiale seppur con valenze diverse e varie forme espressive è sempre stata usata per enfatizzare il desiderio ultimo di libertà dell’animo umano di esprime concretamente le propri emozioni.
Chi infatti, se non un folle, può sentirsi veramente libero di esternare se stesso ignorando le convenzioni sociali, la standardizzazione mondana, e il raziocinio dell’intelletto?
Solo riparato da questo alibi l’uomo è in grado di lasciarsi andare e riesce a permettersi, come hanno doviziosamente dimostrato i grandi geni come Dostoevskij, Kafka, Svevo o Pirandello, di essere quello che è.
È in fondo la chiave di volta del falso perbenismo borghese di epoca vittoriana, contro il quale si sono scagliati scrittori del calibro di Edith Warton e di Oscar Wilde.
O quanto sostenuto nel vigoroso Elogio alla Follia del grande filosofo Olandese Erasmo da Rotterdam.
Alla follia viene affidato in letteratura l’ingrato compito di illustrare l’ansia del vivere, l’angoscia esistenziale, il dualismo psicologico, i drammi spirituali, l’eterno conflitto tra il bene e il male e tra l’essere e l’apparire.
Non per niente anche Stevenson affida al perfido Mr.Hyde il lato oscuro del rassicurante Dr. Jeckyll, in uno sdoppiamento fisico che anticipa il moderno conflitto di personalità.
Ma esiste in letteratua anche un altro tipo di follia, che esorcizza le stesse paure, e che illustra le medesime contraddizioni e inquietitudini del vivere umano, esposte però sotto una luce ben diversa, composta di estro e di grottesca giocosità.
È la pazzia ridanciana dell’Orlando Fuorioso di Ariosto, del Don Chisciotte di Cervantes, del Malato Immaginario di Moliere.
Orlando che si aggira seminudo nella foresta, Don Chischiotte che combatte contro i mulini a vento, un piccolo borghese che esorcizza le sue paure fingendosi malato, a tal punto da ammalarsi davvero.
Fragilità umane riproposte in chiave di frattura, in rotta contro le convenzioni e le modalità comuni del vivere civile.
Eppure a modo loro queste figure emblematiche, ridanciane e folli, che vivono ai margini della società, sono anche dei combattenti, degli eroi positivi, dei grandi lottatori. Personaggi che ridicolizzano le loro stesse paure, soggetti che sono stati condotti dalla loro eccessiva partecipazione emotiva al valico fatale della sottile linea di confine tra raziocinio e follia.
Il loro fascino sta infatti tutto qui, far riflettere il lettore sulle umane debolezze con un pizzico di ironia, facilitando la comprensione e l’immedesimazione con il personaggio.
Perché in fondo, chi di noi, pur non essendo mai stato preda di follia, non si è trovato, almeno una volta, a combattere contro i mulini a vento?
Sabina Marchesi

Sabina Marchesi









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