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La Pietra di Luna William Wilkie Collins, 1868

Ricco di colpi di scena e di sapienti meccanismi narrativi che vengono qui collaudati per la prima volta, quest’opera di Wilkie Collins rappresenta la pietra miliare della letteratura poliziesca e del mistero.

In questo romanzo per la prima volta e tutti insieme vengono applicati degli espedienti innovativi mai utilizzati fino ad allora e dei quali la letteratura gialla non potrà più fare a meno dopo.

Al punto che Collins grazie a questo romanzo viene identificato generalmente come il vero padre fondatore della letteratura poliziesca, proseguendo sulla strada a suo tempo indicata da Edgar Allan Poe, e identificando con raro intuito i canoni narrativi e i dogmi di riferimento dell’intero genere.

Nessun autore di gialli, mistery, polizieschi o detective novel dopo di allora ha più potuto fare a meno delle utili indicazioni contenute nella Pietra di Luna, risultando di fatto debitore a Wilkie Collins di innovazioni narrative assolutamente determinanti per l’affermazione del genere.

Romanzo complicatissimo, ricco di eventi, di rivelazioni, di misteri svelati parzialmente e di sorprendenti colpi di scena, in grado di cogliere impreparato anche il più smaliziato dei lettori e capace di reggere ancora oggi, a distanza di oltre un secolo, il confronto con le opere contemporanee con grande dignità ed eleganza, La Pietra di Luna del 1868 sfiora innumerevoli temi, oltre a, come già detto, tracciare la strada per i nuovi canoni narrativi della letteratura poliziesca.

Non certo privo di implicazioni foschemente melodrammatiche con forti coloriture d’immagine sul tema del colonialismo britannico, questo romanzo è sorprendentemente moderno, considerata l’epoca in cui è stato scritto, e contiene già le sacre regole del patto di lealtà con il lettore, che furono poi tipiche della produzione successiva.

Nei primi capitoli sono infatti abilmente descritti e disseminati tutti gli indizi occorrenti per la risoluzione dell’intrigo, che il lettore potrà facilmente riconoscere procedendo a ritroso, una volta chiarito il mistero.

Inoltre Collins ha dato prova di rara intuizione identificando il colpevole con il meno sospettabile degli indiziati possibili, inaugurando anche qui un principio che sarà utilizzato in seguito talmente spesso da diventare quasi un clichè.

La sua inveterata passione per le cronache giudiziarie gli ha poi consentito di sfoggiare una estrema competenza nel descrivere oculatamente tutti gli aspetti medico legali, giuridici e investigativi del caso, aprendo di fatto le porte al Procedural Thriller, di recentessima memoria.

La storia è intricatissima, di grande effetto e quasi rocambolesca, in carattere con il gusto barocco e gotico dell’epoca.

Tutto ruota attorno a una gemma preziosissima, un diamante sacro appartenente nientedimeno che a una esotica setta indiana, cui venne sottratta nel lontano 1799 dal classico colonnello colonizzatore inglese, a prezzo della vita dei tre bramini sacri che lo tenevano in custodia.

Un’atavica maledizione pesa dunque su questo gioiello di famiglia, ottenuto col prezzo del sangue, tanto che il malvagio colonnello, tornato in patria, è costretto a vivere come un esule, abbandonato e ostracizzato dalla famiglia.

Passano cinquanta anni e nel 1848 il colonnello, morendo, lascia in eredità la gemma maledetta a una lontana nipote, Rachel Verinder, figlia di sua sorella Julia. Lady Julia, visti i rapporti tesi che c’erano in famiglia nei confronti del defunto colonnello, giustamente non vede chiaro in questo insospettato lascito, e l’atmosfera si tinge di nero quando nella ricorrenza del suo compleanno il cugino di Rachel, Franklin Blake, funge da corriere recando alla fanciulla il preziosissimo dono, anticipato nella casa di campagna nello Yorkshire da tre loschi figuri che sono anche loro alla ricerca della gemma.

Festa di compleanno nella romantica campagna inglese, all’insegna delle migliori tradizioni britanniche, con parenti e conoscenze varie, apparizione di un altro cugino, Godfrey Ablewhite, e materalizzazione al party di alcuni giocolieri, che altri non sono che i bramini indiani in attesa di reimpossessarsi, alla prima occasione, del diamante anticamente sottratto.

Gli elementi della tragedia ci sono tutti, quando al mattino, con il classico colpo di scena, il diamante melodrammaticamente scompare.

Giungono nella villa gli investigatori ufficiali guidati dal Sovrintendente Seegrave, che sottopongono gli astanti a una minuziosa perquisizione, con acceni di rivalità tra i due cugini, Franklin e Godfrey, mentre Rachel, in maniera inconsulta, si sottrae alla perquisizione attirando giustamente i sospetti del lettore su di sé.

La squadra locale ha fallito, quando si decide, a sorpresa, di invocare l’aiuto del mitico Sergente Cuff, nientedimeno che da Scotland Yard.

Questi i presupposti per la partenza di una trama intricatissima, vagamente alla Wallace, se vogliamo.

La Pietra di Luna è stata sottratta dal Boudoir di Rachel, ma quest’ultima, chissà perché si mostra ostile nei confronti della polizia, rifiutando di far perquisire le sue stanze, la porta del Boudoir verniciata di fresco ha lasciato una segno indelebile sugli abiti del ladro, basterebbe trovare gli indumenti macchiati per individuare il colpevole.

Ma non è cosa facile, forse il diamante non è stato affatto rubato, ma nascosto da Rachel per poterlo poi dare in pagamento in conto di chissà quali debiti inconfessabili, si intuisce una storia d’amore tra Rachel e Franklin, viene sospettata del furto Rosanna Spearman, una cameriera con un passato non proprio integgerimo, che nei giorni precedenti al party si è finta malata, uscendo poi dai suoi alloggi nei momenti meno opportuni con fare sospetto.

Ecco che però quando tutti gli occhi sono appuntati su di lei, la cameriera viene trovata suicida per amore, e per amore di chi se non del bel tenebroso cugino Franklin, che offre invece la sua dedizione incondizionata alla bella Rachel?

Il Sergente Cuff a questo punto tenta un colpo di mano, confida a Lady Julia la sua ipotesi, la Pietra di Luna non è stata mai rubata, Rachel ne sa qualcosa, perché non indaga lei, discretamente, da madre a figlia cercando di capire cosa può essere successo?

Ma con Rachel non si può parlare, con la polizia che gira per casa, il suo rifiuto alla perquisizione, Rosanna morta suicida subito dopo il furto, la ragazza sembra impazzita al punto che non vuole nemmeno vedere o sentir nominare il cugino Franklin, del quale pochi giorni prima sembrava pazzamente innamorata.

Nel mezzo del panico più totale la famiglia si rifugia a Londra e Cuff viene congedato, i suoi servigi non occorrono più.

E così Lady Julia e Rachel sono in fuga a Londra, Cuff torna alle sue faccende, e Franklin parte per un lungo viaggio “curativo” in Europa.

Ma attenzione, Rosanna morendo ha lasciato una lettera, qui potrebbe esserci la soluzione del mistero, ma chi custodisce la missiva si rifiuta di consegnarla, perché è destinata solo e soltanto a Franklin, che per l’appunto è partito.

A questo punto si fa avanti l’altro cugino Godfrey, che viene misteriosamente assalito dai bramini indiani, i quali sono tuttora sul campo e continuano a investigare seguendo le loro divinazioni paranormali che riescono a metterli sulle tracce perfino di Mr.Luker, ricettatore ed usurario.

E qui la trama ha un guizzo prevedibile, la storia si dilenea infatti chiara al lettore, Rachel ha sottratto il diamante per sistemare certi problemi suoi di natura non meglio definita, con la complicità di Rosanna, che le ha presentato il ricettatore Mr.Luker, conosciuto nel corso delle sue esperienze precedenti vissute ai margini della malavita. Rachel ora odia Franklin, di cui era innamorata, perché causa del suicidio di Rosanna, e lo allontana, pronta poi a gettarsi nelle braccia del cugino Godfrey che si fa avanti disposto a sposarla, forse perché sa la verità e vuole salvarla dall’infamia, arrivando al punto da farsi sospettare del furto proprio per le sue reticenze, quando invece appare evidente che sta proteggendo proprio lei.

Ma il lettore si sbaglia.

Dopo un breve periodo di fidanzamento in cui Rachel sembra disposta al sacrificio ecco che l’incantesimo si rompe, torna Franklin dall’Europa e mentre la ragazza ancora si rifiuta di parlargli o di incontrarlo appare però evidente che lo ama alla follia.

Allora cosa li separa? Franklin, giustamente, dopo il breve periodo “sabbatico”, da bravo ragazzo comincia a porsi delle domande, senza però ricevere risposte. Ma attenzione, ora, finalmente può aprire la fantomatica busta lasciatagli da Rosanna, la busta lo conduce al nascondiglio, e nel nascondiglio troviamo l’indumento macchiato di vernice che Cuff aveva tanto cercato.

E di chi può essere questa veste macchiata se non dello stesso Franklin? Il quale sgomento e ignaro cerca ancora risposte senza mai trovarle.

Deciso comunque a venire a capo della faccenda, Franklin diventa investigatore egli stesso, e sfida apertamente Rachel, la quale confessa. Non solo ha nascosto l’indumento per amor suo, con il valido aiuto di Rosanna, ma addirittura, quella notte, lo ha visto con i suoi occhi compiere il furto del diamante.

Per Franklin è la fine, sa di essere innocente, ma le prove indiziarie e materiali sono tutte contro di lui.

Ma un modo forse c’è per difendersi. Chi era presente quella tragica sera, chi tra gli invitati può aiutarlo a ricordare?

Ed ecco che piano piano inizia a farsi luce, un certo Dr.Candy quella sera disquisiva sull’utilizzo dei sonniferi, contrastando il parere di Franklin che li riteneva inutili, ma proprio nel rientrare da quella festa di compleanno il Dottore si è gravemente ammalato, non può ricevere visite, non può parlare, non può ricordare né testimoniare.

Franklin è dunque perduto, e cosa ancora peggiore, ha definitivamente perduto l’amore di Rachel.

Si fa avanti allora il giovane assistente del medico, Ezra Jennings, che svela l’esistenza di un diario. È la svolta definitiva.

Si scoprirà che all’inconsapevole Franklin è stato somministrato dell’oppio, nel tentativo di dimostrare l’efficacia dei sonniferi, e che sotto l’influsso della droga il giovane ha rubato il diamante e si è sporcato la camicia. Ma, dove lo ha nascosto?

Per saperlo, suggerisce Jennings, non resta altro da fare che ricostruire la scena del delitto, tutti si radunano di nuovo alla villa di campagna, vengono simulate e ricostruite le situazioni, Franklin assume la droga, si reca in stato di trance al Boudoir di Rachel, urta contro la porta, proprio nel punto in cui è apparsa la macchia di vernice, prende il diamante e….e lo lascia cadere al suolo tra lo stupore generale.

Stallo.

Ma intanto Franklin ha dimostrato la sua innocenza, e riconquistato Rachel, però la Pietra di Luna non si trova.

Non resta allora altro da fare che sottoporre l’usuraio a sorveglianza continua in attesa di un passo falso, e anche i bramini seguono la stessa traccia. Un bel giorno l’usuraio ritira dalla cassetta di sicurezza il diamante, lo consegna a un marinaio dalla pelle scura, questi viene seguito per i vicoli di Londra fino a una squallida pensioncina, gli investigatori salgono, aprono la porta della stanza e … e scoprono che i bramini sono arrivati prima, la pietra è già in viaggio verso il santuario di origine, e il marinaio è stato ucciso.

Chi si celava sotto le vesti del marinaio? Lo saprete solo se leggerete il libro, ma sappiate che il Sergente Cuff, tempo prima, con un colpo di teatro magistrale, aveva già consegnato a Franklin una busta, sigillata, contenente il nome del colpevole.

Dunque regolatevi e partite con le vostre deduzione, Wilkie William Collins ha sancito il suo patto d Fair Play nei confronti del lettore, ha dettato le regole che saranno poi proprie del giallo classico ad enigma, ha indicato la strada del Procedural Thriller, e ha gettato le basi del romanzo psicologico, ma non vi deluderà, se cercate bene, fin dai primi capitoli gli indizi c’erano tutti, e ben visibili.

Forse allora anche Voi come Cuff potrete scrivere un nome dentro una busta sigillata, e poi scoprire solo alla fine se avevate ragione, in una delle sfide intellettuali più stimolanti che la letteratura conosca, la lettura e la lenta degustazione di un buon romanzo giallo.

Buona Lettura,

Sabina Marchesi