Analizzando i casi universalmenti noti come sospetta autocombustione, che risultano essere ben più di 600, assai oltre a quelli riportati dalle cronache giornalistiche, salta subito all’occhio una serie di coincidenze che si ripetono costanti. Buona parte delle vittime sarebbero state infatti estremamente anziane, obese o comunque pingui, dedite all’alcool o all’abuso di farmaci dalle proprietà sedative, e sole in casa al momento della disgrazia.
Esaminando dunque queste caratteristiche ricorrenti fu a suo tempo avanzata l’ipotesi di una correlazione tra ubriachezza e autocombustione.
Si suppose infatti che qualora i tessuti umani, in un soggetto dedito al bere, fossero impregnati d’alcool, un’eventuale combustione spontanea avrebbe potuto essere favorita.
Peccato però che prove di laboratorio dimostrarono, al di là di ogni possibile dubbio, che prima di raggiungere i livelli di concentrazione necessari per riprodurre un tale tipo di fenomeno incendiario, il soggetto sarebbe dovuto già essere deceduto da un pezzo per coma etilico.
Dunque alla fine l’unica correlazione possibile tra alcoolismo e autocombustione, consisterebbe solo in una concreta diminuzione della soglia di attenzione e in un evidente rallentamento dei riflessi.
Nella quase totalità dei casi è stato poi notato che accanto all’individuo, anziano, obeso, impacciato nei movimenti, rallentato dall’alcool o dai sedativi, e che viveva solo, si poteva rilevare la presenza di materiali incendiari o combustibili, come imbottiture di poltrone, stoffe sintetiche, parquet, sigarette, candele, caminetti accesi, tappeti, moquette e altre fonti di calore o di componenti facilmente incendiabili.
Sulla base di queste osservazioni gli esperti hanno dunque avanzato l’ipotesi, come è a tutti noto, che il fenomeno della combustione spontanea, praticamente non esiste.
Vanno però in contraddizione con questa semplicistica tesi alcune considerazioni di ordine eminentemente pratico.
Un incendio domestico, anche di particolare virulenza, non raggiunge mai una temperatura superiore ai 300 gradi, e qualora la raggiungesse dovrebbe trattarsi di un rogo di tali dimensioni da non poter essere facilmente domato, meno che mai autoestinguente.
Come si spiega allora il fatto che nei casi esaminati le fiamme sembrerebbero aver consumato solo il corpo, e la zona limitrofa, risparmiando invece suppellettili, mobili, pavimento, tetto e pareti?
Quasi mai inoltre è stato riscontrato un incendio ancora in corso, in tutti i casi di soccorso intervenuto ad opera di testimoni si è rilevato che se fiamme erano ancora presenti, esse erano circoscritte alla vittima, e se estinte, non avevano minimamente danneggiato il locale circostante.
Inoltre i corpi delle vittime non di rado vengono rinvenuti completamente inceneriti, e se qualche osso si salva, è di solito appartenente agli arti inferiori, forse staccatisi dal corpo e caduti al di fuori del raggio d’azione delle fiamme, perfino le poltrone a volte sembrerebbero aver smesso di bruciare, dopo che il cadavere della vittima era scivolato al suolo. E inoltre che temperatura sarebbe necessaria per ridurre un corpo umano in cenere in così poco tempo? Nemmeno un corpo crematorio, che opera a oltre 1300 gradi, sarebbe in grado di incenerire le ossa di uno scheletro umano, che infatti negli inceneritori vengono poi raccolte e triturate a parte in un apposito macchinario.
La teoria più in voga fu elaborata in occasione della morte di Mary Reeser, dove si sostenne che la vittima indossando indumenti sintetici, si fosse addormentata con la sigaretta accesa, appiccando a se stessa un fuoco che si sarebbe espanso lentamente, senza sprigionare lingue di fuoco atte a raggiungere altri mobili, oggetti o suppellettili.
Dunque l’adipe della donna e l’imbottitura, acrilica, della poltrona su cui era seduta, avrebbero contribuito ad alimentare il focolaio, e il piede ritrovato intatto, sarebbe stato risparmiato perché trovatosi fuori dal raggio d’azione del fuoco, circoscritto e sommesso.
Per quanto sia corretto ricercare sempre la spiegazione più semplice senza dove ricorrere necessariamente a voli pindarici della mente, tuttavia ci sono particolari che non possono essere ignorati o rimossi.
Ad esempio in contraddizione con questa teoria appaiono le prove di laboratorio effettuate che dimostrerebbero come un cadavere umano possa essere consumato solo da fiamme vive, non covanti e non sommesse, ad una temperatura “almeno” di 1650 gradi, dunque un vero e proprio incendio divampante, non un focolaio soffocato e localizzato. Un tale calore sarebbe inoltre in grado, senza fallo, e in qualunque ambiente, di diffondersi ovunque, e di distruggere totalmente non solo i locali, ma tutto l’appartamento, l’intera palazzina, e a volte anche l’isolato.
In alcuni casi invece anche i mobili, posti a breve distanza dalla vittima, sembravano essere stati risparmiati, come risulta dal rapporto medico legale del caso Caen: “Nessun mobile dell’ appartamento aveva subito danni. Si ritrovò la sedia su cui la signora si era seduta, intatta, ad una cinquantina di centimetri. Il corpo si era consumato in meno di sette ore, mentre nient’ altro, all’ infuori degli abiti, era bruciato”.
Si è dunque passati a vagliare altre ipotesi, come quelle di una sorta di reazione chimica suscitata dall’assunzione di particolari tipi di medicinali, ma è stato dimostrato che alcune vittime non avevano assunto di recente nella maniera più assoluta alcun tipo di medicamento o sostanza curativa e che addirittura non ne avevano mai fatto uso.
In un caso addirittura, quello di Henry Thomas, si avanzò la fantasiosa ipotesi che l’anziano fosse caduto a faccia avanti nel caminetto, che avesse preso fuoco, si fosse poi rialzato, riguadagnando la poltrona, e fosse su questa svenuto, per poi morirvi. Ma perché mai un uomo anziano, debole, solo in casa, avvinto dalle fiamme, dovrebbe tornare alla sua poltrona, invece di dirigersi verso la porta o la finestra per chiedere in qualche modo soccorso?
Nel caso di un’ustione di quel genere il dolore infatti dovrebbe essere tale da scavalcare la consueta soglia di attenzione e suscitare nell’individuo una reazione di difesa pressocchè immediata, anche in condizioni di confusione mentale o indebolimento fisico ci si aspetterebbe che il soggetto tentasse ad ogni costo, al limite non riuscendovi, di raggiungere un’uscita, o una via di salvezza, un telefono, o una fonte qualsiasi di comunicazione con l’esterno.
Un’altra discriminante piuttosto grave, a favore della tesi diciamo paranormale, è che, indipendentemente dalla temperatura, le ceneri di un forno crematorio provenienti da un corpo umano sono di solito grigiastre, mentre quelle rinvenute sui luoghi degli incidenti in oggetto erano bianche e scintillanti.
Particolare fermento è stato infine suscitato dalla concomitanza di ben tre casi verificatisi nella stessa data, la qual cosa farebbe supporre, forse il verificarsi di determinati condizioni straordinarie, di natura metereologica o ambientale tali da favorire l’evento.
Per diverso tempo fu appoggiata universalmente la teoria dell’effetto stoppino o candela inversa.
Si tratta in pratica di un evento favorito dallo strato adiposo dell’epidermide, ed è un fatto che molte delle vittime erano obese o decisamente pingui. In pratica i molti strati di abiti, spesso sintetici, scialli, coperte e vestaglie, indumenti tipici degli anziani, e la maggior parte dei soggetti era oltre la sessantina, insieme al grasso corporeo faciliterebbero una sorta di fiamma interna, che consumerebbe il corpo in maniera localizzata, come all’interno di un’involucro oleoso, e questo spiegherebbe e le masse grasse e untuose osservate su molti degli scenari esaminati, e il fatto che i piedi e i polpacci, meno coperti e meno rivesiti del resto del corpo, fossero spesso stati rinvenuti praticamente intatti.
Ma la difficoltà in laboratorio a riprodurre, anche parzialmente, un evento del genere ha causato notevoli dubbi circa questa, suggestiva ma non dimostrabile, ipotesi.
Per quanto a lungo scienzati, medici patologi e legali, chimici, esperti di incendi, e studiosi di ogni genere si siano dedicati ad elaborare una teoria valida, non si è ancora trovato niente che possa esaurientemente spiegare tutti gli elementi acquisiti nel corso della comparazione dei casi presi in esame, che risultano essere più di seicento.
Si avanzò perfino la supposizione che verificandosi una particolare reazione chimica tra l’idrogeno e l’ossigeno, normalmente contenuti nel corpo umano, a livello cellulare, si sarebbe potuto ottenere un effetto simile alla fiamma di propulsione dei missili spaziali, circoscritta e molto potente. Questa ipotesi spiegherebbe perfettamente l’alta temperatura e la localizzazione dell’incendio, e sembrerebbe compatibile con la riduzione del corpo, in pochissimo tempo, in un soffice muccietto di cenere bianca e lucente.
Ma anche questa teoria, scientificamente logica, come quelle più fantasiose dei fulmini globulari, o dei campi di forza magnetici, non trova fondamento in adeguate prove tangibili o dimostrazioni pratiche.
Nel caso di Jeannie Saffin per la prima volta l’inchiesta parlò di fatalità, lasciando chiaramente intendere che non si era stati in grado di focalizzare chiaramente le cause scatenanti dell’incendio che ebbe due testimoni oculari presenti al fatto nel momento in cui le prime lingue di fuoco si manifestarono, fuoriscendo chiaramente dalla bocca della vittima.
Addirittura si pensò anche ad un eccesso di elettricità statica accumulato da determinati soggetti particolarmente predisposti, in grado di generare un incendio spontaneo con una modalità simile a quella delle scintille elettrostatiche che si sviluppano nell’attrito tra la pelle umana e un tessuto sintetico. Alcuni individui potrebbero allora in teoria, continuare ad accumulare elettricità statica senza mai scaricarla, fino a raggiungere il punto di rottura definitivo. Un’ ipotesi biologica, che presuppone l’esistenza di individui elettrodinamici di particolare costituzione, delle anomalie genetiche se vogliamo, e che potrebbe spiegare ragionevolmente la bassissima incidenza dei casi.
In campo psicologico fu avanzata anche una teoria psicosomatica, in estreme condizioni di disagio psichico il corpo umano potrebbe generare sostanze altamente tossiche, se sottoposto a stress, che ingenererebbero poi una reazione chimica a catena di particolare violenza, come dei gas infiammabili, provenienti dall’interno del corpo, dunque e non dall’esterno, come da sempre ipotizzato da molti studiati. Anche questa ipotesi spiegherebbe dunque molte cose, e anche se non dimostrabile non può essere definitivamente scartata, dato che è universalmente noto che ancora molti meccanismi interni del corpo umano ci sono del tutto sconosciuti.
La teoria del fulmine globulare invece, ancora poco diffusa, farebbe riferimento a una massa energetica luminosa di non ben precisata natura che in guisa di un fulmine potrebbe scaricarsi violentemente su una massa solida, senza lasciare altre tracce del suo passaggio, e questo spiegherebbe perché le vittime non fuggono, non si allontanano, e spesso vengono rinvenute nella medesima posizione in cui si trovavano al momento in cui vennero colpite, non sarebbero infatti morte bruciate dalle fiamme, ma praticamente incenerite sul colpo.
Recentemente per confutare definitivamente l’effetto stoppino, che pure spiegava molte cose, venne eseguito un test in laboratorio. Sul cadavere di un maiale, il cui grasso è molto simile a quello umano, fu applicata una piccola quantità di combustile, dopo averlo avvolto in alcune coperte, e si ingenerò un incendio con una piccola scintilla. Ma dopo oltre sette ore di fiamme costanti la carcassa del maiale non si era consumata, le ossa erano intatte, e l’effetto ottenuto non sembrava per niente simile ai casi in esame.
Alla fine degli studi e degli esperimenti tentati a dimostrazione delle varie teorie è emerso di certo solo che il fenomeno esiste, non può essere ignorato e parimenti nemmeno può essere spiegato, almeno allo stato attuale delle nostre conoscenze.
Gli elementi comuni emersi dalle casistiche disponibili ad oggi sono riassumibili in pochissimi punti che francamente non contribuiscono a svelare l’arcano.
Del fenomeno si parla da secoli nelle cronache di ogni paese, forse anche nelle antiche scritture, non esistono apparentemente collocazioni spazio temporali predeterminate, non risultano colpite particolari categorie di persone, anche se è vero che in molti casi si trattava di anziani che vivevano soli, la manifestazione avviene improvvisa e senza alcun tipo di congiuntura comune apprezzabile, il calore sviluppato nell’incendio appare come elevatissimo ma localizzato, spesso le membra inferiori vengono risparmiate e sono ritrovate intatte, e la combustione non sembra in alcun modo intaccare o aggredire l’ambiente circostante.
Alcuni naturalisti ultimamente hanno elaborato una teoria secondo la quale esisterebbero sul nostro pianeta delle zone magnetiche anomale, identificabili in linee longitudinali, all’incrocio delle quali potrebbe essersi riscontrato il verificarsi dei fenomeni osservati nella casistica mondiale, delle localizzazioni fisiche dunque, che scatenerebbero la fatale congiuntura in concomitanza con lo scontro di due forze uguali ed opposte.
Un’ufologa britannica infine ha sostenuto l’incrementarsi temporale del fenomeno in determinati periodi dell’ultimo secolo e in crescendo costante, ma questo potrebbe anche molto più semplicemente stare a significare che, con l’evoluzione dei mass media, nel corso degli ultimi anni molti più casi sono stati diramanti e pubblicizzati per giungere fino a noi rispetto a quanto magari verificatosi nei primi decenni del novecento.
Definitivamente scartata invece l’ipotesi di una sorta di degenerazione batterica, o marciscenza degli organi interni con emanazione di gas tossici e infiammabili provenienti dalle viscere, perché, per lo stesso motivo della teoria etilica, se un tale virus esistesse causerebbe la morte dell’organismo ospitante molto prima di degenerare in manifestazioni gassose.
Una delle teorie più convincenti al momento sembra essere quella che fonde di fatto diverse ipotesi in una sola. Determinati campi elettrici anomali all’interno del corpo umano sarebbero in grado di generare una sorta di corto circuito in presenza di specifiche condizioni ambientali e concomitanti, fluttuazioni geomagnetiche o combinazioni chimiche interne all’apparato digerente in presenza di una dieta particolarmente povera. Questo spiegherebbe, tra l’altro, l’interessantissimo dato che mostra come non risultino casi di supposta autocombustione verificatisi in soggetti animali o in società non occidentali, dunque la dieta cosiddetta continentale tipica della società moderna europea e americana potrebbe aver avuto la sua parte anche nell’intensificarsi del fenomeno sul finire del ventesimo secolo.
Rimane il fatto, incontrovertibile, che il fenomeno, al di là di ogni negazione scientifica, esiste ed è sempre esistito, ammantato da castigo divino, camuffato da incidente domestico, attribuito a fatalità che sia, è un evento raro, ma oggettivo.
Se la scienza medica non è ancora stata in grado di trovare una spiegazione razionale e coerente, questo non sta tanto a dimostrare l’inconsistenza dell’evento, quanto piuttosto la fallibilità del nostro intelletto.
Anche se ammantato di pervicace sicumera, l’uomo prima o poi dovrà rassegnarsi ad ammettere di essere solo un pulviscolo nell’universo e che molte cose ancora sfuggono alla portata della nostra comprensione, andando a costituire quelli che vengono definiti misteri, fino alla valicazione delle ultime frontiere.
Dopodiche altri misteri si verranno a porre alla nostra attenzione e altri ancora dovranno essere risolti, prima che l’uomo termini il suo viaggio affascinante su questa terra e nell’universo della conoscenza, per cominciarne un altro ancora più insondabile e profondo nella dimensione ultraterrena, in un crescendo senza fine che è in sintesi il percorso della nostra evoluzione, non ancora, evidentemente, giunta a compimento.
Sabina Marchesi

Sabina Marchesi








