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Sin city

Direttamente dal fumetto di Frank Miller, un film assoluto capolavoro, per veri cultori del genere. Sin City è una città violenta, dove i confini tra buoni e cattivi tradizionali sfumano, dove anche i personaggi che compiono azioni mostruose vengono percepiti come eroi buoni.

 

La narrazione avviene su diversi piani, il ritmo è mozzafiato, il cast stellare, nonostante alcuni attori non siano più sulla cresta dell’onda.

L’ironia tagliente dei personaggi che si alternano al ruolo principale, tratti differenti di un’unica personalità, coinvolge lo spettatore che si trova ad avere a che fare quasi con delle vere e proprie vignette.

Il tocco di Tarantino, regista ospite nella scena della testa tagliata che si rianima, è una chicca nell’impianto originale, nuovo, veemente, di Rodriguez.

Un Mickey Rourke così non lo si ricordava da tempo, tanto diverso e tanto di spessore risulta il suo quasi irriconoscibile personaggio.

Il film è stato girato completamente in un capannone con le pareti verdi, sulle quali poi la computer grafica ha inserito i contesti scenici. In tal modo i protagonisti si sono ritrovati di volta in volta a dover recitare quasi soli, dando prova di grande capacità, al limite del teatrale.

In fondo il vero centro focale intorno a cui ruota tutto è la città stessa di Sin City, dove si incrociano vissuti diversi, dove un poliziotto incorruttibile, l’unico rimasto, Willis, viene incarcerato non ammettendo di aver compiuto violenza su di una bambina undicenne per essere liberato alla confessione, dove un omone forte e violento, Rourke, cerca di vendicare a suo modo l’unica donna che lo abbia mai amato in vita sua, e dove un ex fotografo, Clive Owen, aiuta la sua compagna alle prese con un tipo poco raccomandabile, Benicio Del Toro.

Un’iconografia espressionista, dove il grigio non esiste, nell’alternanza netta e distinta fra il bianco e il nero.

La critica non si è rivelata affatto tenera con quest’opera, tanto da sconsigliarne la visione additandolo come un film lento e statico. Sfido chiunque lo abbia visto a parlare di ritmo che non sia incalzante, tanto da incollare davanti allo schermo.

La violenza è uno strumento, ma non l’essenza, il fulcro. Gli effetti speciali, il sangue a fiumi, fungono da contrasto con le riflessioni pervase d’amore, che cercano di far filtrare un barlume in mezzo a tutto quel caos.

In fondo Sin City potrebbe rappresentare l’alienazione portata agli estremi delle nostre stesse città odierne, dove la violenza esiste, seppur non sia tanto ostentata, ed i rapporti umani si fondano su esili giochi di forza e di potere.

 

Roberto.ottonelli@rita.it