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Dalla Peste al Rinascimento

Verso la fine del XIV secolo molti eventi si verificarono destinati a segnare profondamente il tessuto sociale, e a lasciare segni indelebili sulle nascenti comunità, stava per risorgere, come l’Araba Fenice, dalle ceneri del mondo precedente, un nuovo universo, un’epoca ricca, dorata e foriera di grandi promesse, giungeva a grandi passi l’era del Rinascimento.

Oltre la grande peste nera che funestò l’Europa nel periodo compreso tra il 1347 e il 1350, decimando la popolazione e in alcune zone addirittura conducendo alla morte oltre la metà degli abitanti, molti macro eventi influenzarono pesantemente lo sviluppo economico e sociale, generando un mutamento così profondo da ridisegnare completamente la mappa sociologica dell’intero continente.

La grande crescita demografica che aveva contraddistinto i secoli precedenti conobbe una battuta di arresto, contemporaneamente una pesante e inaspettata crisi economica si abbattè su tutta Europa, dando origine a un periodo negativo che si protrasse per centocinquanta anni.

Guerre, pestilenze, eventi climatici, carestie, siccità e calamità naturali furono all’origine di un periodo di grandi mutazioni, foriero di enormi cambiamenti, ma nel contempo apportatore di gravi catastrofi.

Studi recenti hanno dimostrato che masse di precipitazioni atipiche e fuori stagione si concentrarono nel periodo della semina e del raccolto, di modo che le pioggie abbondanti e le intemperie mandarono perduti intere messi per diversi anni di seguito.

Aggiungendosi al notevole incremento demografico che si era generato nel periodo precedente questo fenomeno generò un’immediata ondata di carestia. I metodi di coltivazione erano ancora piuttosto rudimentali, le tecniche che venivano usate erano arretrate, le scorte precedenti non erano state accumulate o conservate a dovere, e non si seppe mettere riparo all’emergenza, di modo che presto le città e le campagne si trovarono a corto di viveri e le poche risorse disponibili si rivelarono insufficienti per soddisfare il fabbisogno alimentare dell’intera popolazione.

Nel frattempo le guerre, guerriglie, e invasioni portarono a una serie continua di devastazioni, i paesi e le città venivano saccheggiati, distrutti da incendi, spesso rasi al suolo, gli uomini in grado di lavorare nei campi erano sottratti alle attività produttive per recarsi in battaglia, e spesso perivano o ritornavano inabili.

Certo guerre  e battaglie erano sempre esistite, ma nel XIV secolo il panorama bellico era praticamente diffuso in tutta Europa, ovunque, senza alcuna soluzione di continuità, imperversano battaglie, lotte per i confini, contese tra i diversi potentati, in carenza di uomini validi alla leva si iniziò a far ricorso alle truppe mercenarie che, giungendo in un suolo straniero, non si facevano scrupolo di seminare morte e devastazione, depredando le popolazioni di ogni avere per compensare la loro paga.

Nello stesso periodo l’Europa fu colpita da una delle più terribili epidemie che la storia ricordi, proveniente dalla Crimea, giunse nel porto di Messina una nave carica di marinai infettati da un morbo sconosciuto, invece di essere messa in quarantena, all’imbarcazione fu consentito di approdare sul molo in mezzo al centro abitato, da lì, nel volgere di pochissimo tempo, la peste nera si propagò in tutta Europa, colpendo paesi, villaggi e città  e decimandone la popolazione.

L’ondata epidemica durò per tre anni ininterrotti, dal 1347 al 1350, ma rimase comunque presente in fase endemica anche successivamente, continuando a ricomparire in focolai isolati e ridotti, per poi propargarsi nuovamente, ed interrompersi da capo.

Si stima che in questa epidemia senza precedenti, la più terribile a memoria d’uomo, perì circa il quaranta per cento della popolazione esitente all’epoca. Il grande aumento demografico era così annullato, i pochi sopravvissuti vagavano per l’Europa senza alcun controllo, i centri abitati erano stati abbandonati, i morti non venivano seppelliti per timore del contagio, i moribondi e gli ammalati erano abbandonati al loro destino.

Si assistette così a un progressivo decadimento dei costumi, senza alcuna impalcatura sociale stabile, senza un governo, in assenza di alcun tipo di ordinamento l’Europa si trovava priva di controllo e di risorse.

Una volta scongiurato il rischio di epidemia, lentamente, le città e i paesi vennero ripopolati, i superstiti tornavano alle loro case trovando una situazione disastrosa, i morti non seppellitti giacevano ancora nei loro letti, per le strade, nelle piazze, praticamente ovunque cataste di cadaveri in decomposizione, cani e animali selvatici infestavano i centri abitati, i topi si erano moltiplicati in maniera abnorme dando fondo alle poche scorte alimentari disponibili.

Occorreva disinfestare, ripulire, ricostruire, riedificare le case che dovettero essere abbattute e bruciate per bonificare la zona, ma gli apparati pubblici e i governi erano impossibilitati ad intervenire, la morte della maggior parte dei cittadini li aveva resi privi di entrate, i pochi sopravvissuti erano poco più che sbandati che per tre anni avevano vagato nelle campagne in preda al panico, evitando ogni contattto umano per timore del contagio.

La mancanza di notabili, medici, militari di carriera, uomini di legge, di sapere o di scienza, morti o fuggiti senza più tornare, mise in ginocchio lo status sociale, le città erano impossibilitate ad operare, le strutture pubbliche erano paralizzate, si dovette ricorrere alla ricerca di esperti che provenissero dall’estero per riavviare le attività professionali, agricole e artigianali. Questo costò alle magre casse dello Stato un pesantissimo esborso in quanto le poche risorse disponibili, in quell’evidente situazione di sproporzione tra domanda ed offerta, richiesero, ed ottennero, compensi astronomici.

 

Costretti a radere al suolo le città, e poi a ricostruirle, i superstiti optarono per abitazioni più ampie e confortevoli, facendo di fatto scomparire gli alloggi angusti e sovraffollati che erano tipici del periodo precedente, e che erano stati motivati dall’enorme crescita demografica del XIII secolo.

 

Lo spazio disponibile procapite era aumentato considerevolmente, le risorse economiche di decine di famiglie erano ora raggruppate nelle mani dei pochissimi eredi sopravvissuti, le città furono riprogettate con razionalità e criterio, le strade si alalrgarono, stamberghe e alloggi di fortuna furono sostituiti da sontuosi palazzi, il dolore, la miseria e il degrado della grande epidemia furono dimenticati in un’ossessiva ricerca del benessere, della bellezza, e dell’appagamento estetico.

 

Sono i preludi del Rinascimento: grandi ricchezze concentrate nelle mani di pochi, gusto per il bello,  compiacimento estetico, competizione tra famiglie per superarsi una con l’altra in magneficenza, splendore e lusso.

 

Ma si trattava, ancora per il momento, di un falso benessere. Infatti, mentre le possibilità economiche di tutti erano cresciute,  per lasciti ereditari o per elevati compensi lavorativi, tanto che perfino il salario di un normale contadino si era più che triplicato, nell’arco di pochi anni il costo di produzione era salito così vertiginosamente da annullare praticamente i benefici conseguiti.

 

I terreni, abbandonati a se stessi, impoveriti dalle intemperie, non davano i frutti sperati, la manodopera era poca, e non sempre competente, la stessa cosa si verificava nell’artigianato. Nell’epoca delle corporazioni i segreti di produzione e della manifattura erano tramandati verbalmente da padre in figlio, con la scomparsa di intere famiglie si persero anche esperienze e capacità produttive che, di fatto, dovettero essere reinventate.

 

Eppure, come in tutti i momenti di grandi crisi, la distruzione del sistema precedente, e la costruzione di una nuova compagine sociale, offrì lo spazio necessario per introdurre grandi cambiamenti che, nonostante le evidenti difficoltà, posero le basi per un nuovo rivoluzionario ordinamento.

 

La grande Peste Nera aveva evidenziato, in maniera straordinariamente drammatica, l’inconsistenza del domani, nulla era più certo dopo la morte improvvisa di milioni di persone, sembrava quasi inutile investire per il futuro, lavorare duramente per accumulare ricchezze appariva uno sproposito, a che valeva crescere dei figli, educarli, investire nelle attività produttive, edificare per l’avvenire, quando nulla sembrava certo ed ogni cosa poteva essere spazzata via in un secondo?

 

Nacque così il culto dell’effimero, l’amore per la bellezza, la ricerca esasperata del piacere estetico, interi patrimoni furono sperperpati solo per appagare il gusto personale di pochi eccentrici “miliardari”.

 

La possibilità di radere al suolo il sistema precedente, di riedificare e ricostruire, unita al mutamento della concezione della vita, contribuì di fatto al grande rinnovamento culturale artefice di una delle epoche più rigogliosi e fiorenti della storia, Il Rinascimento.

 

Così, come spesso accade nella vita, da un male nacque un bene, e dalla Grande Peste Nera del 1300 di fatto scaturirono le premesse per la straordinaria fioritura artistica e letteraria, il libero sviluppo del pensiero, la rinascita di tutte le arti. Della letteratura, del teatro, della musica, dell’architettura, della pittura, della scultura, della filosofia e dell’indagine scientifica, che furono caratteristiche del periodo Rinascimentale e che portarono l’Italia alle vette della perfezione artistica, linguistica e culturale, proprio quell’Italia che risultò essere, in definitiva, il paese europeo più colpito dalla Peste, con un totale di perdite superiore al 50% della popolazione esistente.

 

Sabina Marchesi