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Elisabetta, Inizia la Leggenda

Quando Elisabetta sale al trono d’Inghilterra, nel 1558, è giovane e inesperta. Ma ha già sofferto molto. Ha assistito a tre ribaltamenti e avvicendamenti di potere. È figlia di una madre che ha salito i gradini del patibolo per essere poi seppellita senza onori in terra sconsacrata. In pochi anni è passata dalle segrete della Torre di Londra all’esilio, e dall’esilio direttamente al Trono d’Inghilterra.

Giovane, dunque, forse inesperta, ma non certo sprovveduta. La scuola della vita l’ha già forgiata abbastanza, magari anche meglio di come avrebbero potuto fare mille insegnanti e istitutori.

 

Il suo primo atto è quello di scegliere, ad uno ad uno, i suoi collaboratori e consiglieri, con estrema oculatezza. Tra questi spicca William Cecil, di origine gallese che, a soli 38 anni, viene elevato al rango di consigliere privato della regina. Grazie agli insegnamenti di quest’uomo il Regno di Elisabetta I sarà improntato a una politica estera abile e spregiudicata e a un’ azione diplomatica finissima, spianando la strada dell’Inghilterra dai numerosi grovigli politici, sociali ed economici lasciati in eredità dai sovrani precedenti.

 

Il 28 Novembre 1558 Elisabetta I fa il suo trionfale ingresso a Londra, prendendo alloggio, con notevole spirito e acuta intelligenza, proprio in quel castello nella cui Torre era stata a lungo tenuta prigioniera. Il popolo l’acclama. Non è ancora famosa ma già fortemente amata, fosse anche solo perché succede a Maria, una sovrana instabile, folle e sanguinaria.

 

Il percorso del corteo è rallentato dalla folla, sono spesso costretti a fermarsi perché la Regina possa toccare il suo popolo, stringere mani, salutare la gente.

 

Molta parte di questo successo è motivata proprio dal suo inizio così disgraziato. Le sue sofferenze, le alterne vicende che l’hanno condotta al potere, il suo destino così triste, l’amara fine di sua madre, la sua adolescenza contrastata vissuta in esilio, tuto questo l’accomuna al popolo, essi la sentono parte di loro, la riconoscono come una loro simile, e l’amano di più proprio per questo.

 

Già in quel momento, nel corteo, cavalca alle sue spalle Robert Dudley, che avrà in seguito un ruolo importante nella sua vita.

 

Il primo passo politico di Elisabetta è quello del 14 Dicembre del 1558 quando, ai sontuosi funerali di Stato della sorellastra, la nuova sovrana seppellisce Maria Tudor e con lei tutti i contrasti religiosi che avevano dilaniato il paese. Nel suo discorso commemorativo Elisabetta I condanna l’intransigenza e si pronuncia a favore della tolleranza. Una mossa oculata.

 

Ma i problemi dell’Inghilterra non risiedono solo nelle lotte intestine tra Cattolici e Protestanti, troppe cose sono state trascurate. Negli ultimi anni Enrico VIII era troppo ossessionato dalla smania della successione per occuparsi della cura del governo, poi la reggenza di Edoardo, che a soli dieci anni era in balia di consiglieri e tutori, aveva generato solo ulteriore confusione, infine Maria con le sue repressioni e le epurazioni sanguinose era giunta a destabilizzare totalmente la situazione.

 

Le cause della giustizia sono in ritardo, i tribunali pieni, il popolo affamato e confuso. il Trono che cambiava di mano ogni pochi anni favoriva aspri dissidi interni e contemporaneamente si accrescevano le pressioni sui confini, la guerra in atto con la Francia si era rivelata disastrosa con la terribile perdita di Calais. Il paese è dilaniato da contrasti, segnato da una politica incerta, esposto ad ogni attacco, i prezzi sono alle stelle, il costo della vita proibitivo.

 

Questa è l’eredità di Elisabetta, ed è chiaro che, se vuole conservare intatta la sua iniziale popolarità, deve mettere riparo. Ma come?

 

Le Casse del Tesoro sono vuote, l’inflazione è ai massimi storici, la carestia è alle porte e i raccolti non sono sufficienti per sfamare la popolazione. In ogni famiglia protestante d’Inghilterra si piangono i morti delle lotte intestine che hanno mietuto vittime in tutti i ranghi. Perfino la borghesia versa in cattive acque e si vedono accattoni e vagabondi emergere da ogni vicolo di Londra. Come sempre, assieme alla miseria dilagano le ondate di criminalità. La situazione non potrebbe essere più grave.

 

Come se non bastasse la Francia preme sui confini, la Spagna, antica alleata, andrebbe allontanata, o quantomeno non eccessivamente incoraggiata, e ispira poca, pochissima fiducia. Dalla Scozia Maria Stuart, grazie al suo recente matrimonio con Francesco II, vede aumentare di giorno in giorno la sua potenza e rischia di diventare presto una concreta minaccia.

 

In questo momento di terribile confusione, tutti guardano a Elisabetta.

 

La prima mossa è demagogica. Dopo l’ingresso trionfale e l’organizzazione del suo entourage, è finalmente giunta l’ora dell’incoronazione ufficiale. Elisabetta ha già respirato il nettare inebriante della popolarità, sa che non deve perdere terreno, e su questo gioca tutte le sue carte. La sua incoronazione viene gestita come un’operazione navale, programmata nei minimi dettagli, sarà un evento memorabile, passato alla storia per sfarzo, eleganza e magneficenza. Come gli antichi Romani, Elisabetta, in mancanza di meglio, dava al suo popolo giochi e divertimento.

 

La gente è schierata nelle piazze, schiacciata nei vicoli, arrampicata sugli alberi, è il 15 Gennaio del 1559 quando gli allora centocinquantamila abitanti di Londra si apprestano ad assistere alla più grande celebrazione a memoria d’uomo. Le facciate dei palazzi come in una processione sono ricoperte da drappi di seta, appaiono bandiere e stendardi alle finestre. Piante e fiori adornano le piazze, le strade, i vicoli e perfino il patibolo.

 

Nevica. I londinesi aspettano fin dall’alba e sono ormai le due di pomeriggio quando si abbassa il ponte levatoio e al suono argentino delle trombe esce sfavillante la cavalleria. Divise sgargianti, armi che rilucono come argenti, i tamburi scandiscono la marcia trionfale, le campane suonano a festa.

 

La sfilata è sfarzosa, magneficente, abbagliante. Prima i cavalieri, poi i tamburini e gli araldi, a seguire le armate in alte uniforme, gli scudieri, i nobili e i dignitari a cavallo. Anche le più antiche famiglie d’Inghilterra sfilano sontuosamente davanti agli occhi della popolazione. Non manca nessuno.

 

Elisabetta appare per ultima, ammantata di broccato d’oro, stesa su una lettiga, con quello che diventerà poi il celebre collare elisabettiano e detterà moda in tutto il mondo. È la prima volta in assoluto che una Regina rinuncia alla carrozza per apparire in piena vista, per offrirsi agli occhi inebriati del pubblico, è come una visione celestale, sembra quasi una dea, solo pochi uomini sontuosamente abbigliati in damasco color cremisi, armati di scuri, a proteggerla da eventuali attacchi. La Regina è tesa, magra, sottile, ha il volto affilato, ma sorride. Mentre il corteo avanza lentamente benedice e saluta la folla.

 

È un tripudio, forse l’unico caso in cui il tradizionale saluto “Dio salvi la Regina” risulta veramente sentito. Dietro di lei solo Robert Dudley che tiene le redini del cavallo di Elisabetta.

 

Quando il corteo arriva a Westmister Hall per il proseguimento della cerimonia, qualcuno sembra ravvisare in Elisabetta le antiche doti, le peculiarità e  lo splendore di Enrico VIII, scorgendo gli ottimi presagi di quello che sarà un regno lunghissimo e illuminato.

 

Sabina Marchesi