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GIOCHI PER BAMBINI

Continua la pubblicazione dei vostri migliori racconti gialli, noir, horror e gotici, uno spazio tutto riservato ai lettori. Ecco una valida prova di Niva Ragazzi, che ci segue appassionatamente fin dall'inizio, avanti il prossimo, ora tocca a Voi. Mandate i vostri lavori.

Lo vendevano al negozio d’angolo, da Franco.

Io l’ho detto alla mamma, che volevo andare a vedere, ma papà non voleva, diceva che era già tardi.

Ma io ho insistito con la mamma, lei si fa convincere, è più tenera, solo a vedere, mamma, solo a guardare.

-E va bene, ha detto lei, solo a guardare la vetrina.-

Ma tanto io sapevo che se stavo un po’ zitto e a testa bassa davanti alla vetrina, subito la mamma avrebbe capito e forse, chissà.

Allora siamo andati al negozio di giocattoli ed era talmente illuminato che tutta la strada era rossa, verde e gialla, perché c’era un bellissimo robot grande, ma grande, con le lucine degli occhi e dalle mani i lampi come i laser.

-Guarda che bello, mamma!- ho detto io.

E papà si è chinato proprio addosso alla vetrina, perché lui non lo dice, ma va pazzo per i giochini colorati, proprio come me, dico io.

-Non sanno più cosa inventare – ha detto la mamma, che non ama poi tanto i giocattoli, ma si ferma sempre davanti ai negozi per farmi piacere.

-Be’, certo, sotto Natale, tirano fuori di tutto – ha detto papà.

E intanto io guardavo, e guardavo, ed ecco che in un angolo, ma proprio in un angolo quasi buio, l’ho visto.

-Cos’è quello, papà? – ho chiesto, indicandolo.

-Cosa, ha detto papà, che non vedeva bene, perché lui è molto alto e bisognava abbassarsi.

-Lì, papà, quella scatolina nera….-

-Dunque, dice “robot che cresce”. Ma, non so….-

-Oh che bello, diventa grande, ma come fa, oh che bello, come fa, lo voglio vedere da vicino, dai….-

La mamma ha guardato papà e lui ha sbuffato e poi mamma ha detto:

-Dai, proviamo ad entrare a guardare meglio quel robottino….-

Siamo entrati nella luce del negozio, brillantissima gialla e verde, e la mamma ha chiesto alla commessa di farci vedere da vicino quel gioco.

-E’ giapponese, vede, spiega la signorina, mentre prende il robot dalla scatolina nera – Non è proprio un robot, sembrerebbe come…ma, un samurai, chissà. E’ di un materiale speciale, qui, nelle istruzioni, c’è scritto, vede….”se immerso nell’acqua, aumenta le sue dimensioni”. E noi l’abbiamo messo in vetrina in quella bacinella d’acqua….ecco, vede la differenza?-

E ci fa vedere una bacinella bianca piccola in cui galleggia adagio la stessa forma, ma più grande, più spugnosa, grigia, levigata.

Bellissimo.

-Ma che buffo, ha detto la mamma – Com’è possibile, chissà di che cosa è fatto!-

-Sa, inventano sempre nuovi materiali….- dice la commessa – Però devo dire che non ne vendiamo perché è grigio, così scuro, ai bambini piacciono i giochi colorati, e poi questo, cosa vuole, non ha niente di speciale, non ha pistole, non ha luci colorate….-

E comincia a riporre la scatola.

-Ma a me piace, mi piace tantissimo, posso averlo, papà? – chiedo con aria speranzosa.

-Oh no, ne hai già tanti di giochi, figurati, un altro pasticcio in più!

-Ma dai, papà, lo metto nella vasca quando faccio il bagno, dai, per piacere, dai, voglio vedere come si gonfia, dai….-

La commessa e la mamma si guardano indecise, rimettendosi a papà.

E lui, alla fine, toccando il robot morbido e flessibile, tentato anche lui, dice:

-E dai, allora, quanto costa?-

-Oh, pochissimo, davvero poco, solo….-

-E’ davvero poco – dice la mamma, quando siamo fuori dal negozio, diretti verso casa –Come mai lo vendono così a poco prezzo?-

-Ma, l’ha detto anche lei che non ne vendono, hai sentito-

-Chissà perché non piace?-

-A me piace moltissimo, dico io – Ha l’armatura da samurai, come c’è nel mio libro a casa, è perché non è colorato, ma io credo che quando diventa più grande magari si può colorare….-

Siamo ormai arrivati a casa, fa freddo, comincio ad avere fame e voglio entrare subito in bagno a riempire la vasca.

-Ah ah, dice papà ridendo – Sta attento, che quello del negozio era cresciuto poco perché la bacinella era piccola e di acqua ce n’era poca. Ma se tu metti il tuo robot nella vasca, e la riempi tutta, chissà quanto diventa grande!-

Io lo guardo un po’ dubbioso: ma sarà vero?

Non può essere vero, è un giocattolo, non può certo crescere grande grande come una vasca da bagno.

E se invece….si?

La mamma sorride e prepara la cena, papà disfa i pacchetti dei regali che abbiamo comprato nella mattina ed accende la televisione.

Sono così tranquilli che deve essere per forza uno scherzo.

O no?

Io vado in bagno e riempio il lavandino d’acqua e lo metto dentro.

Lo guardo e lo guardo e non succede niente.

-Ma papà, non cresce!

Papà viene in bagno a vedere e dice:

-Ma ci vuole tempo, magari tutta la notte. E mettilo nella vasca così chissà che non cresca più in fretta, con tanta acqua….-

E così riempiamo la vasca dopo aver deciso che l’acqua fredda è la soluzione migliore.

Poi la mamma ci chiama a mangiare e dopo io e papà andiamo ancora in bagno a controllare il robot.

Che è ancora piccolo come prima, be’, forse no, ecco….sembra che si stia stendendo, più grigio, ma più grigio chiaro e come se si fosse gonfiato, poco poco.

Si vedono i contorni degli occhi, ma sono chiusi, e le mani, che stringono delle armi ed i piedi nudi.

-Nono cresce, papà! – dico io, rapito dalla speranza e dal timore di vederlo grande come una casa.

-Ma vedrai che stanotte cresce – dice lui –E chissà, domattina, quando ti alzi e vai in bagno a far pipì, guardi nella vasca e non c’è più. E allora, eccolo……dietro la porta, grande grande, che caccia un urlo con la spada alzata!-

-Oh basta, finiscila di spaventarlo! – dice la mamma, ridendo, e ci rifugiamo tutti sul divano in sala a vedere la televisione.

-Ma non sarà mica vero, no – dico io alla mamma, quando mi sta mettendo nel mio letto, quasi completamente addormentato.

-cosa, non è vero?

-Il robot, non esce della vasca, vero?

-Ma va là, oca, è un giocattolo di gomma, crescerà un po’, ma poi è da buttar via, sono storie che ha detto papà per spaventarti.

-Be’, dico io, domattina non vado in bagno a far la pipì, prima di chiamo.-

-E va bene, allora, prima mi chiami. Adesso dormi, ciao.-

E quando mi sono svegliato, al mattina che era ancora presto, io sono andato in camera della mamma, di corsa, perché era tutto così grigio e avevo proprio paura, non si sentiva nessun rumore, ma nel letto non c’era nessuno.

Ma proprio nessuno.

Allora sono andato in sala, ma non c’era nessuno, in cucina, nessuno, io ho cominciato a chiamare mamma, mamma, oh mamma, papà mamma, e poi sono andato in corridoio e per terra era tutto bagnato e in un angolo era rosso rosso e poi ho aperto la porta del bagno e nella vasca non c’era proprio davvero il robot, ma la mamma c’era e papà addosso a lei buttato e quando la porta si è chiusa il robot come un samurai era dietro era dietro era grigio era grande era grande

ed aveva gli occhi chiusi

e una mano era alzata

così

Niva Ragazzi