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Orchidea di Alessandro Maiucchi

Orchidea, un trhiller mozzafiato, serratissimo, giocato su più piani e strutturato su un impianto tipicamente americano, come anche americana è l’ambientazione, in una Annapolis sospesa e irreale che parimenti potrebbe essere situata dovunque.

 

 

Orchidea di Alessandro Maiucchi - pagine 134 - euro 12,00 – Traccediverse

Alessandro Maiucchi è un’appassionato lettore di Stephen King, e si vede, definirlo un emulo sarebbe troppo, ma un estimatore certamente sì.

 

Come ci dice l’autore stesso nella prefazione, dalle pagine del suo “On Writing” Stephen King, anni fa, lanciava una sfida ai suoi lettori, una specie di competizione letteraria, occorreva strutturare un racconto, un breve thriller, a partire da alcuni elementi di base. Questa la trama a grandi linee: un uomo che lavora in casa, che guadagna moltissimo, con una moglie aggressiva, che arriva a picchiarlo selvaggiamente, tanto che viene poi arrestata e rinchiusa in carcere, da dove evade solo per tornare indietro ed ucciderlo.

 

Da questa sfida in embrione è nato Orchidea, un trhiller mozzafiato, serratissimo, giocato su più piani e strutturato su un impianto tipicamente americano, come anche americana è l’ambientazione, in una Annapolis sospesa e irreale che parimenti potrebbe essere situata dovunque.

 

Ed ecco che abbiamo uno scrittore affermato, Neil Stiffle, alla soglia dei quaranta anni, che però scrive solo per sfuggire alla sua nemesi personale, e abbiamo sua moglie, Greta Neumann, donna bellissima ma vandalica, preda di sue personali ossessioni riversate in attacchi di violenza latente contro il coniuge, considerato come il suo personalissimo nemico.

 

Salvato in extremis dall’ultima selvaggia aggressione che aveva lo scopo di ucciderlo, il protagonista ha ora un’occasione per riprendersi e per ricostruirsi una nuova vita, ma il percorso è lento e difficoltoso, incubi personali lo perseguitano dopo il lungo ricovero e il coma, necessita di terapia psichiatrica per riabituarsi alla vitai, e i lunghi interventi chirurgici sono stati appena in grado di restituirlo al mondo, ma non di sanare le sue ferite interiori, terribili e dolorose.

 

Le sue uniche consolazioni sono una vita stabile, che scorre su binari predeterminati, cercando sollievo nella ripetitivà della routine, e la figlia Pat, che rappresenta per lui una specie di ancora di salvezza. Inseguendo la normalità, aiutato da una vecchia maestra e da una inossidabile governante, lo scrittore tenta di ridisegnare il suo cammino.

 

Ma intanto la tranquilla vita della cittadina residenziale di Annapolis viene turbata da un’ondata improvvisa di morti sempre più violente, presto il poliziotto incaricato delle indagini, Gordon Crowd, si rende conto che l’artefice degli efferati omidici sembrerebbe essere una donna di strepitosa bellezza, determinata ad uccidere le sue vittime ad una ad una, come nell’esecuzione di un sacrificio rituale di sempre maggiore violenza.

 

Quando la cosa diviene di dominio pubblico i giornalisti fanno presto  a trovare per la sanguinosa serial killer un soprannome appropriato, in tutta Annapolis parte la caccia senza quartiere alla “Tagliatrice di teste”, così denominata per le particolari menomazioni che infligge ai poveri malcapitati che cadono sotto le sue grinfie, ma che presto però non sembrano più essere stati scelti a caso.

 

C’è infatti un disegno preciso e un piano di vendetta da realizzare in questa storia di brutale violenza metropolitana che tanto bene si attaglia alla crudele indifferenza dei nostri tempi.

 

Sullo sfondo il protagonista che continua a combattere la sua battaglia, la moglie che riesce ad evadere dal carcere con in testa solo il desiderio di completare l’opera di distruzione a suo tempo interrotta e tanti altri personaggi tutti più o meno sospetti, devastati o sofferenti.

 

E’ un paesaggio lugubre di esseri umani intrappolati dentro alla loro stessa solitudine che combattono per emergere da quel lago senza fondo che è la loro esistenza, si illudono di salvarsi l’uno con l’altro, non facendo altro però che precipitare sempre di più dentro l’abisso.

 

Alla fine nessuno si salverà, vincitori e vinti si perderanno entrambi, e i loro destini resteranno indissolubilmente intrecciati fino al termine di questa macabra, crudele ma attualissima vicenda.

 

Pecca forse di poca introspezione psicologica questo romanzo così scattante, ma è una caratteristica costante dei best seller americani che vanno tanto per la maggiore di questi tempi, e del resto, essendo un puro trhiller non si poteva davvero chiedere di più oltre al selvaggio mix di violenza, brutalità, sangue, sesso e dannazione che tanto contribuisce allo svolgersi di una vicenda serratissima, mozzafiato e tutto sommato perfettamente funzionante.

 

Del resto, se avesse la firma di Stephen King, chi oserebbe criticarlo?

 

Un solo appunto si potrebbe fare, tra i tanti individui coinvolti, tutti, nessuno escluso, hanno il loro scheletro nell’armadio, il loro lato oscuro, la loro nemesi personalie, ognuno è stato a suo modo segnato da una tragedia, ciascuno ha un nemico da combattere e un segreto da nascondere. Si potrebbe allora obiettare, troppa violenza, troppo sesso, troppo dolore e troppo inganno, ma se ci guardiamo attentamente attorno non è forse così, per tutti, la nostra vita?

 

In fondo si sa, la letteratura è, e dev’essere, anche uno specchio della società, e se uno specchio ha una funzione, è appunto quella di riflettere. Non spetta a lui la colpa o la responsabilità di quanto proietta sullo schermo delle nostre menti, si tratta solo, appunto, di realtà riportata, o meglio riprodotta, attraverso la penna dello scrittore.

 

E del resto, in questo romanzo, dalle atmosfere cupe alla Blade Runner, un personaggio puro e innocente avrebbe stonato come Biancaneve a un raduno di licantropi. Se questo è il nostro mondo, allora non nascondiamoci, impariamo a guardarlo in faccia e a correggerlo, se siamo ancora in tempo.

 

In tale senso, la lettura dell’opera di esordio di Alessandro Maiucchi certamente aiuta, e Stephen King di sicuro approverebbe, lui che tanto si è specializzato nella riproduzione dell’orrore quotidiano e di scene di ordinaria follia.

 

Sono imperfezioni venute a sconvolgere quell’universo tanto ordinato che ci eravamo illusi di aver creato e che invece esiste, appunto, solo in letteratura, se lo scrittore vuole, quando non sceglie invece, come in questo caso, di riprodurre la realtà per quale è: dura, brutale e sanguinaria come la vita vera.

 

Un vero romanzo oltre ad appagare il desiderio di lettura deve anche far riflettere, e allora ben venga l’orrore, visto che oramai fa parte a tutti gli effetti del nostro quotidiano, e se non ci credete, o ancora non ve ne siete accorti, vi sfido ad aprire, ora ed adesso, le pagine della cronaca e poi ne riparleremo, dopo che avrete sentito il bollettino di morte di oggi, venite ancora a dirmi che non siamo in guerra.

Sabina Marchesi

Guida Giallo Noir

 

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