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La baronessa di Carini.

La mano fantasma nel castello…A cura di Alice Scolamacchia.

Tante sono le leggende che si narrano e tramandano a proposito di delitti misteriosi, di morti violente dettate dalla gelosia, di assassini eccellenti e vittime note portati alle cronache da sconsiderati gesti scatenati dalla follia.

Con il passare degli anni, a volte dei secoli, fatti di cronaca nera assumono forma di leggenda e la storia che narrano si trasforma e diventa ancora più misteriosa ed affascinante.

Una di queste storie è sicuramente quella che narra la vicenda della tragica morte di una giovane nobildonna, famoso personaggio della cultura popolare siciliana: la baronessa di Carini.

Si racconta, infatti, che nel castello di Carini su una delle pareti delle antiche mura, vi sia l’impronta insanguinata della giovane donna assassinata che, non trovando pace, vaga ancora disperata per il suo castello…

Siamo nel 1500 e la leggenda narra la vicenda del tragico assassinio di Donna Laura Lanza di Trabia andata sposa, a soli quattordici anni, per volere di suo padre, all’anziano Barone di Carini.

All’epoca non erano rari i matrimoni combinati tra giovanissime fanciulle e attempati nobili di campagna; storia e letteratura sono traboccanti di esempi di scellerate ed infelici unioni spesso sfociate in tragedie.

Il Barone di Carini, troppo impegnato nella cura della sua terra e nel controllo dei suoi possedimenti, trascurava la giovane moglie che, si dice, cominciò a ricevere le attenzioni di un giovane amico della sua infanzia, Ludovico Vernagallo, del quale si innamorò. I due giovani divennero amanti vivendo clandestinamente il loro amore fino a quando, sempre secondo la leggenda, un giovane frate del convento vicino al castello di Carini, mise a parte il padre ed il marito della giovane di questa relazione clandestina.

Alla notizia del tradimento Cesare Lanza di Trabia e suo genero Barone di Carini, decisero di uccidere Laura e Ludovico. Utilizzando il frate traditore come loro spia, i due assassini prepararono un agguato ai giovani amanti. Attesero di sapere quando fossero stati da soli nel castello e, dopo averlo fatto circondare di soldati in maniera da scoraggiare qualsiasi fuga, fecero irruzione nelle stanze della baronessa, scoprirono i due a letto e li assassinarono.

L’atto di morte di Laura Lanza e Lodovico Vernagallo, trascritto nei registri della chiesa Madre di Carini, reca la data del 4 dicembre 1563. Per i due amanti non fu celebrato nessun funerale, e la notizia della loro morte, o per paura o per rispetto, fu tenuta segreta. La cronaca del tempo registrò l’accaduto con estrema cautela senza fare i nomi degli uccisori.

Nonostante tutte queste cautele e la riservatezza d’obbligo, però, la notizia dell’assassinio si sparse lo stesso ed il “caso” della baronessa di Carini divenne di dominio pubblico e, ancora oggi, la sua storia viene tramandata.

A noi è rimasto, come unico atto ufficiale che questa storia sia realmente esistita, il memoriale che il padre della giovane donna, Cesare Lanza di Trabia, scrisse al re di Spagna, Filippo II, per discolparsi del delitto della figlia:

“Sacra Catholica Real Maestà,
don Cesare Lanza, conte di Mussomeli, fa intendere a Vostra Maestà come essendo andato al castello di Carini a videre la baronessa di Carini, sua figlia, come era suo costume, trovò il barone di Carini, suo genero, molto alterato perchè avia trovato in mismo istante nella sua camera Ludovico Vernagallo suo innamorato con la detta baronessa, onde detto esponente mosso da iuxsto sdegno in compagnia di detto barone andorno e trovorno detti baronessa et suo amante nella ditta camera serrati insieme et cussì subito in quello stanti foro ambodoi ammazzati.

Don Cesare Lanza conte di Mussomeli”.

Alice Scolamacchia

Commenti dei lettori

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  • viseminara

    24 Feb 2010 - 21:06 - #1
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    E da allora, i tutti i siciliani chiamano i carinesi, Cani carinesi, per ricordare il tradimento storico, di chi come la baronessa li aveva sempre beneficati.