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"Gioventù cannibale" di autori vari

Antologia italiana dell'orrore estremo.

“Che cosa succede invece quando il male si rivela come scaturito dall’assenza, dalla completa mancanza di determinazione, originato da individui senza desideri né coscienza che iniziano a scorazzare in lungo e in largo, per il globo producendo dolore e morte?” dall’introduzione di Daniele Brolli.

Oramai già da una decina d’anni è diventato di moda parlare di horror, splatter, gore, e via sanguinando. Partendo, tanto per fissare una data approssimativa, dalla saga a fumetti di Dylan Dog, anche la letteratura italiana ha cominciato a sfornare titoli e romanzi dedicati al genere cruento. Tralasciando i soliti americani, dei quali molti autori italiani hanno seguito l’esempio non sempre con successo, anche in Italia si è velocemente diffusa la voglia di nero. “Gioventù cannibale” edito nel 1996, è un’antologia che raccoglie dieci racconti di autori italiani, che esplorano questo genere letterario in maniera molto diversa tra loro, riuscendo, chi più e chi meno, a regalare un quadro piuttosto sconfortante della nostra società. Anche se piuttosto datato, questo libro rimane uno degli esempi più riusciti di letteratura di genere e raccoglie le voci di autori molti dei quali al loro esordio letterario.

Gli undici scrittori (due di loro hanno lavorato in coppia), dimenticando tutto ciò che può definirsi “politically correct”, raccontano dieci storie “forti”, senza esclusione di colpi, a volte anche sgradevoli e descrivono personaggi inutilmente cattivi, crudeli, in cui difficilmente farebbe piacere riconoscersi e soprattutto imbattersi. L’amore, l’amicizia, il sesso, la famiglia, assumono un significato molto diverso da quello che di solito rivestono e, in maniera assolutamente gratuita, diventano veicoli di violenza e di sfoghi personali folli. Gli autori qui raccolti sono, dunque, nomi emergenti della letteratura italica che si cimentano nella realizzazione di questa “antologia italiana dell’orrore estremo”.

E, in effetti, l’orrore qui non è risparmiato. Le storie narrate, infatti, raccontano vicende, a volte al limite della veridicità, che lasciano sconcertati e scossi. Tra gli undici scrittori, il più conosciuto di tutti è, probabilmente, Daniele Luttazzi, il quale fa di un certo humour nero e cinico il suo cavallo di battaglia televisivo. Gli altri sono noti solo agli addetti ai lavori o ai lettori più attenti; qualcuno ha già pubblicato anche romanzi, qualcun altro gigioneggia in trasmissioni televisive, altri ancora pubblicano periodicamente i loro scritti. Tra tutti, i racconti più interessanti, ed inquietanti, sono quelli di Niccolò Ammaniti e Luisa Brancaccio che descrivono, in una maniera che colpisce duro, come due rampolli romani annoiati giocano ad ammazzare il tempo (e non solo quello!); Andrea Pinketts già autore di romanzi gialli, il quale racconta in un devastante e fulminante “Diamonds are for Never” l’intrecciarsi di storie di rapine, gite e sgarri; Aldo Nove che mette su, quasi asetticamente, una storia non troppo splatter di due uomini alle prese con attività di tipo lesbico.

Ma, in realtà, tutte e dieci le storie narrate risultano apprezzabili; vuoi per originalità, idee e stile, mai troppo esagerato o di maniera. Se già amate Stephen King e Quentin Tarantino è una persona che vi piacerebbe avere nel letto accanto, prima di addormentarvi, questi dieci racconti sanguinolenti non vi deluderanno. Non sono certo i racconti dell’orrore dei maestri del brivido, ma sono novelle nostrane dal sapore crudo, molto dinamiche, dal ritmo incalzante e dai toni forti, a tratti, forse, un po’ banali nella loro ingiustificata crudeltà, altre volte davvero ripugnanti.

Alice Scolamacchia