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Il F@raone di Massimo Albani e Renato Valentini

Questo romanzo, che, già dal titolo, sembra fondere antichi misteri esoterici e moderna tecnologia, riesce a dimostrare, quanto meno, che la letteratura non è morta.


Massimo Albani - Renato Valentini, Il F@raone (2005) - THRILLER - L’Ambaradan - Le Primule - 2005 - pagine 279 - prezzo 14,90 euro - giudizio:

In un’epoca in cui appare ragionevolmente difficile riprodurre i circoli letterari dei bei tempi andati e i salotti mondani in cui si discuteva amabilmente di tutto, di cultura, letteratura, costumi sociali e poesia, sorprende in modo più che positivo apprendere che due ingegneri, colleghi di lavoro, funzionari in una colossale compagnia di telecomunicazioni, si conoscono per caso, una sera, durante una noiosissima cena d’affari, e decidono di parlare di argomenti del tutto inusuali.

Torino, l’Egitto, i faraoni, la tecnologia Wireless, l’ancora più sofisticata tecnologia Wi-Fi, le ultime frontiere della scienza, il mistero, il passato e il tempo. Sono argomenti questi che difficilmente si conciliano con una cena di lavoro, e invece servono a mettere in simbiosi, in collegamento mentale, due quasi perfetti illustri sconosciuti.

Due ingegneri che, per l’appunto, decidono di scrivere un libro.

Sembrerebbe già da sola la trama di un romanzo, e invece sono solo le condizioni di esordio di una nuova avventura letteraria. Un’opera prima che, nonostante qualche piccola intromissione da parte di un narratore forse troppo entusiasta, risulta al lettore veramente godibile e apprezzabile, al punto da indurlo ad attendere con una certa trepidazione il, nemmeno troppo velatamente annunciato, seguito.

Aspettando dunque a piede fermo Il F@raone atto secondo, limitiamoci intanto a gustare questo.

La storia ha il pregio, innegabile, di fondere particolarmente bene gli estremi opposti, su parecchi punti di vista. Cosa potrebbe venire in mente infatti di più inconciliabile di un collegamento informatico all’avanguardia e un antico museo egizio? Cosa potrebbe esserci di meno compatibile di una giovane manager rampante, agguerrita e smaliziata, e di un capoufficio che invece parla e pensa al tempo dei sonetti del Petrarca?

Apparentemente nulla, se non una Torino che viaggia alla velocità della luce verso il futuro, in attesa delle Olimpiadi 2006, senza però riuscire a nascondere le pieghe di un substrato antico, antichissimo, che assieme a Roma, ne fanno una delle città più suggestive e misteriose d’Italia.

Come tutti i romanzi scritti con passione anche questo lascia trapelare la conoscenza profonda e quasi amorevole che gli autori hanno: di questa città, del mistero, delle sette esoteriche, del fascinoso mondo egizio e, naturalmente, delle tecnologie wireless.

Il museo egizio di Torino, per ordini superiori, decide di dotarsi di un nuovo tipo di sistema multimediale, ogni visitatore indossando cuffie e utilizzando un piccolo apparecchio potrà visitare a suo piacere le sale, ascoltando spiegazioni multilinguistiche, collegandosi ad altri dispositivi e trasformando la visita in un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo.

La direttrice del museo emana un fascino d’altri tempi, il suo consulente informatico, incaricato di preparare i contenuti di questo tour multimediale, sembra possedere le conoscenze di un erudito egittologo, il gruppo dei tecnici della Alvanet, incaricata di eseguire l’ambizioso progetto, non sembra davvero da meno, e, nonostante dissapori e contrasti forma davvero un team preparatissimo e all’avanguardia.

Ma qualcosa non va per il verso giusto, gli apparati che ai test di laboratorio funzionano perfettamente, al museo non ne vogliono sapere di trasmettere i pacchetti di informazione alla velocità dovuta, e la rete invisibile continua a cadere, mentre un altro tipo di rete inizia ad avvolgere i nostri eroi in un intrico di mistero e di morte.

Viene chiamato da Roma un consulente, un super tecnico, che prova, riprova, simula e risimula, fino a quando intuisce la verità, nemmeno fa a tempo però a comunicarla che viene misteriosamente ucciso con uno stiletto impregnato di un veleno antico di secoli, che quasi più nessuno conosce.

Sarà solo l’inizio di un tour vorticosissimo e serrato in cui, con vera passione, ci vengono en passant mostrati i vicoli segreti di Torino, le strade, le piazze e la loro storia, i misteri degli Egizi e l’assoluta perfezione del loro stile di vita e, passo passo, anche tutti gli elementi per giungere alla soluzione dell’arcano.

Forze oscure sono all’opera, provenienti da molto, molto lontano, e se, come ci hanno illustrato con grande trasporto gli autori, gli Egizi spendevano tutta la vita per essere ricordati, vogliamo parimenti credere che il tempo speso da Albani e Valentini su quest’opera non sia andato perso, se solo riesce a rendere la millesima parte di quella passione che i due novelli ingegneri scrittori vi hanno infuso.

Aspettando l’inevitabile seguito che il finale lascia sperare, ci auguriamo che nominandoli, così come loro hanno reso omaggio al grande Thutmosis III, il più saggio e illuminato Faraone di tutti i tempi, noi si possa rendere loro altrettanta luce e gloria, in versione ovviamente ventunesimo secolo, per due autori dei quali siamo assolutamente certi che sentiremo ancora parlare.

Forse anche prima che lo Scorpione entri nel cielo della Bilancia.

Ah, non ve l’avevo detto? Il protagonista del romanzo, naturalmente, è il tempo.

Sabina Marchesi

Guida Giallo Noir di SuperEva

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