Giovanni Paolo I, Un Papa Semplice come un Prete Qualunque

Da Parroco della diocesi di un piccolo paesino di montagna a Vescovo di Vittorio Veneto, Don Albino Luciani, destinato a diventare Papa, non ha ancora perso nemmeno un grammo della sua antica semplicità, rimanendo sempre, nonostante la carica episcopale e il dottorato in teologia, vicino alla gente.

 

Il 15 Dicembre del 1969 viene nominato Patriarca di Venezia, nel 1973 sarà poi Papa Paolo VI, succeduto a Giovanni XXIII a investirlo Cardinale.

Vicepresidente per tre anni della Conferenza Episcopale Italiana il Cardinale Luciani inizia anche a partecipare ai Sinodi dei Vescovi del 1971, 1974 e 1977. Risale a questo periodo la pubblicazione del volume “Illustrissimi” dove sono raccolte una serie di lettere scritte a personaggi veri e immaginari della Storia e della Letteratura.

Ma il Cardinale è ancora l’uomo di una volta, nonostante cariche, onorificenze e nuove responsabilità, rimane sempre il Prete Semplice, che parla con il cuore in mano, che quando si accosta a Dio e ai suoi fedeli riesce ancora a spogliarsi di tutte le prerogative e gli attributi della sua carica per diventare, semplicemente, un uomo.

“Personalmente, quando parlo da solo a Dio e alla Madonna, più che adulto, preferisco sentirmi fanciullo. La mitria, lo zucchetto, l’anello scompaiono; mando in vacanza l’  adulto e anche il vescovo (…), per   abbandonarmi alla tenerezza spontanea, che ha un bambino davanti a papà e mamma. (…) Il rosario, preghiera semplice e facile, a sua volta, mi aiuta a essere fanciullo, e non me ne vergogno punto “.

 

In molti continuano a ricordarlo con tenerezza mista a stupore, quando ripensano ad esempio al candore incredibile con cui accolse la notizia di essere stato eletto Papa, degno successore dello stesso Papa Paolo VI che lo aveva investito Cardinale.

 

L’Arcivescovo di Cordova, Argentino, Raul Francisco Primatesta, rammenta di averlo incontrato quasi per caso, nei corridoi, appena Albino Luciani era stato eletto Papa, e narra che, nonostante lo avesse appena saputo, non sembrava, solo stupito, e nemmeno minimamente dubbioso che quello alla fine era stato il cammino che Iddio gli aveva riservato.

 

E quando si trattava del volere divino, Albino Luciani non nutriva mai né remore né dubbi.

 

In molti, dopo la morte improvvisa di Papa Luciani, ad appena 33 giorni di pontificato, hanno ipotizzato una sua presunta inadeguatezza ad occupare il soglio pontificio, ma a smentire questa tesi vanno portati due soli, inequivocabili fatti. Il conclave che lo elesse fu uno dei più rapidi della storia, e lo stesso Paolo VI lo aveva già identificato come un suo possibile, probabile, successore.

 

E prova ulteriore ne sia il fatto che poco più di un mese dalla sua elezione, quando la morte lo colse, Papa Lucani aveva già fatto le sue scelte, identificato quelle che sarebbero state le sue linee di condotta e anticipato grandi rivoluzioni nell’ordinamento della Chiesa che furono probabilmente, in parte, anche causa della sua morte.

 

Quando succede a Paolo VI, Albino Lucani si trova ad affrontare un compito veramente difficile, venendo a sostituire, spiritualmente, un vero e raro esempio di santità e totale dedizione alla causa della Chiesa.

 

Paolo Vi tuttavia, che era passato alla storia per essere in un certo senso un Papa Intellettuale, Teologo preparato ed acceso difensore della dottrina della Chiesa, lasciava l’eredità di una figura comunque controllata, tipica di chi come lui si fosse trovato a gestire un tempo veramente difficile per la Cristianità.

 

Dopo il Concilio Vaticano II, Papa Montini si era trovato costretto a difendere la Chiesa da tutta una serie di situazioni piuttosto spinose ed estremamente difficili, cercando di accomodare difficoltà, di evitare scissioni, di appianare conflitti.

 

In questo momento così critico forse la sua Santità personale era rimasta in ombra, rivelandosi palese solo per chi lo conosceva bene o per chi lavorava a stretto contatto con lui.

 

Ecco perché, al momento di designare un successore, la figura di Papa Lucani si impose quasi da sola e il conclave che condusse alla sua elezione fu uno dei più rapidi che la storia ricordi.

 

Nel suo caso il valore di questo candidato era tutto nella personalità, nel carisma, nella bontà, che letteralmente trasudavano da quello che veniva considerato un uomo semplice, estremamente comunicativo, umile e modesto.

 

Fu subito chiaro che sarebbe stato un Papa perfettamente a metà tra Paolo VI, Papa Montini, e Giovanni XXIII, Papa Roncalli, e che avrebbe unito  una profonda preparazione teologica all’immensa umanità del suo spirito. 

 

Un Papa vicino alla gente, capace di parlare al popolo della Chiesa, in grado di comunicare con un semplice gesto ed un sorriso tutta la bontà e l’esempio cristiano di un Santo Padre, luce ed esempio per la comunità religiosa che a lui guardava come a un faro.

 

E tuttavia, al tempo stesso, un uomo pratico e lungimirante, perfettamente calato nel suo tempo, di cui ben conosceva le difficoltà e le insidie.  

 

Anche nella sua carica di Patriarca di Venezia, Albino Luciani aveva sempre dimostrato di saper comprendere, e anticipare, le domande e i problemi non solo del suo gregge, ma anche e soprattutto dei suoi vescovi, dei suoi prelati, dei suoi parroci.

 

Riuscendo a compenetrarsi nei loro dubbi con palese umanità era sempre pronto a dispensare un consiglio bonario ma appropriato, con quel modo tipico che aveva di insegnare senza averne l’aria e che fu sempre caratteristico del suo immenso operato spirituale.

 

Tra quelli che l’hanno conosciuto personalmente il suo ricordo è sempre vivido come quello di un uomo estremamente semplice, che celava, piuttosto che evidenziarle, le sue qualità.

 

Anche da Papa conservò uno stile tutto suo di interloquire con la gente, con la semplicità di un prete di montagna, il cuore di un pastore, e l’umiltà estrema di un vero servitore di Dio.

 

Così come Iddio si era servito delle parabole per insegnare agli uomini, allo stesso modo Albino Luciani si serviva del dialogare quotidiano, delle questioni ordinarie, dei piccoli problemi di ogni giorno, come di uno strumento per arrivare al cuore della gente e trovava sempre il modo di comunicare profondi insegnamenti come un fanciullo, senza mai avere l’aria di pontificare o di insegnare, ma piuttosto come qualcuno che sapeva come prenderti per mano ed avvicinarti alla luce.

 

Questa sua dote ha sempre creato incomprensione e dubbio, ed è l’unico motivo per cui, a coloro che non avevano avuto occasione di conoscerlo bene, Papa Luciani può, a torto, essere sembrato un Papa troppo semplice, un ingenuo, un Pontefice inadatto, mentre quelli che hanno vissuto al suo fianco ne riportano un ritratto ben diverso.

 

Albino Luciani, che aveva scelto il nome di Giovanni Paolo II proprio a significare il desiderio di transare in qualche modo tra le figure dei due Papi precedenti, di cui uno lo aveva nominato Vescovo e l’altro Cardinale, era tutto meno che un ingenuo.

 

Un Vescovo Santo, forte della sua fede, vicino alla gente semplice, ma contraddistinto, sempre, da una grande sicurezza di azione e di pensiero, egli sapeva bene a che compito era stato chiamato e pur ritenendosene, intimamente, indegno, aveva già ben chiare nella sua mente le riforme da attuare e le azioni correttive da intraprendere.

 

Il suo cammino era già segnato, ed era predestinato a diventare Papa, e se solo fosse vissuto sarebbe stato un ottimo Pontefice, anche se per tutta la sua esistenza rimase uno abituato a deprezzarsi piuttosto che a glorificarsi.

 

Umile e riservato, un Sant’Uomo che aveva sempre osservato la regola dell’umiltà e che, a furia di tirarsi da parte, era arrivato fino al Soglio Pontificio.

 

Sabina Marchesi

 

 

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