Questo sito contribuisce alla audience di

Ancora alla ribalta il caso Franzoni

Senza pubblico e con meno giornalisti del solito il processo d'appello per il delitto di Cogne è ripreso oggi, a Torino, dopo la lunga pausa estiva. La tredicesima udienza si è snodata fra le ormai classiche diatribe procedurali e gli ormai classici scontri fra l'avvocato Carlo Taormina e il pg Vittorio Corsi.

Cogne ricomincia il processo

(ANSA) - TORINO, 25 SET - (di Mauro Barletta)

In aula mancava l’imputata, Annamaria Franzoni, la donna accusata di avere ucciso il figlio Samuele Lorenzi, e mancavano gli spettatori: una novità assoluta rispetto ai tempi in cui la folla premeva contro i cancelli del Palazzo di Giustizia e i più scafati distribuivano bigliettini con il numero come dal dentista. Ma gli spalti vuoti non hanno rasserenato il clima ed é probabile che al prossimo round, il 28 settembre, non ci sarà un miglioramento.

Taormina, affiancato da Stefano Lorenzi, marito di Annamaria, e da don Marco, il sacerdote che ha fondato un comitato in difesa dell’imputata, ha dovuto incassare un paio di “no” da parte della Corte, e alla fine non ha risparmiato una battuta sul “diritto torinese che ogni giorno imparo a conoscere meglio”. Il presidente Romano Pettenati ha dapprima respinto la sua richiesta di una perizia su una presunta macchia sul selciato di fronte alla villa di Cogne (vista solo da un consulente della difesa, nel 2004, e mai fotografata), poi gli ha dato sostanzialmente torto su un’iniziativa del pg Corsi. Tutto nasce dai due esami, un elettroencefalogramma e una risonanza encefalica, che Taormina fece fare ad Annamaria, a luglio, in una clinica di Sassari. L’obiettivo era dimostrare che la donna, a differenza di quanto affermano i periti della Corte, è sana di mente e non ha mai sofferto di disturbi neurologici. Corsi mise subito i referti sotto sequestro, e Taormina, che pensava di consegnarli spontaneamente ai giudici, lo denunciò al Consiglio superiore della magistratura per “provvedimento abnorme e illegale”. Il pg, in aula, ha difeso il suo operato: “Svolgere indagini integrative è un mio diritto, come ho già spiegato anche al Csm”. Alla fine ha deciso Pettenati, sequestrando i documenti.

Corsi ha fatto presente che per utilizzare i referti al meglio sarebbero necessari nuovi esami su Annamaria “che però sono pesanti e faticosi, visto che comportano l’interruzione del sonno per parecchi giorni, e occorre il consenso della donna”. Taormina: “Non ne se parla, lei non è disponibile”. Si litiga fino alla fine. Il pg (probabilmente per fornire ai giurati nuovi spunti sulla personalità di Annamaria) chiede di acquisire una copia della denuncia che i coniugi Lorenzi depositarono il 30 luglio 2004 contro un uomo residente a Cogne, Ulisse Guichardaz, lasciando intendere che poteva essere l’assassino. “Non si può, è un atto segreto, come fa ad averlo?”. Corsi: “Veramente la denuncia era stata gestita dal nostro ufficio e dal mio capo, il procuratore generale del Piemonte e della Valle d’Aosta, Gian Carlo Caselli”. Ed è Taormina, a questo punto, a rivelare una notizia: quella denuncia ha originato un procedimento, alla procura di Aosta, che sarà anche bloccato, “ma ancora non è stato formalmente chiuso”. L’avvocato sta cercando di convincere i magistrati aostani a svolgere qualche accertamento.