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Una Bomber Innocente o Colpevole?

Saranno noti solo il 18 Dicembre i risultati conclusivi in grado di dirci se veramente Una Bomber è stato trovato oppure no, intanto comincia l'udienza.

Dall’Espresso dell’11 ottobre 2006

L’udienza nell’aula del gip si è risolta in un’ora alla presenza dell’ingegnere di Azzano Decimo, il principale sospettato, e dei suoi legali

Claudio Ernè
Nominati i periti di accusa e difesa. Il 18 dicembre si conoscerà l’enigma delle forbici

TRIESTE «Non ho nulla da nascondere. Ho la coscienza tranquilla».
Lo ha ribadito ieri a Trieste l’ingegner Elvo Zornitta, 49 anni, residente ad Azzano Decimo, il principale indagato nell’inchiesta su Unambomber. Lo ha ripetuto decine di volte rispondendo a bassa voce alle domande sempre uguali di un buon numero di giornalisti.
«Non parlo, sono un agente dell’Fbi». E’ stata questa l’unica risposta raccolta dai microfoni puntati aggressivamente a pochi centimetri dal volto di Carlo John Rosati, il perito balistico chiamato da oltreoceano dal giudice Enzo Truncellito per risolvere il dilemma delle forbici e del lamierino. I segni che le lame sequestrate nell’abitazione dell’ingegner Zornitta potrebbero aver lasciato sul metallo, dovrebbero consentire- secondo la Procura- l’identificazione di Unabomber chiudendo così per sempre un’inchiesta apertasi formalmente nel 1994 con lo scoppio di un ordigno alla «Sagra degli osei» di Sacile.
Il silenzio tombale dell’agente dell’Fbi e la ripetitività della dichiarazioni di innocenza dell’indagato, hanno costituito il «motivo portante» dell’incidente probatorio svoltosi ieri nell’aula del Gip. L’esito delle perizie non sarà noto fino al prossimo 18 dicembre quando i consulenti riferiranno in udienza al giudice Truncellito i risultati delle e loro complesse verifiche di laboratorio.

Ieri l’udienza si è aperta poco dopo le 15.30 per concludersi un’ora più tardi. Il palazzo di Giustizia era quasi deserto tranne che nel corridoio del Gip dove si erano radunati una cinquantina di giornalisti fotografi e operatori, sorvegliati discretamente da carabinieri e finanziari.
L’udienza ieri era dedicata unicamente al conferimento degli incarichi e alla formulazione dei quesiti cui dovranno rispondere entro 60 giorni i periti. In estrema sintesi sono due le domande cui dovranno dare una soluzione l’agente dell’Fbi che non ha ritenuto di aprir bocca e il collega italiano Pietro Benedetti, già direttore del Centro di catalogazione e brevetto delle armi di Gardone Valtrompia.

Dovranno verificare se vi sono dei segni e delle striature sul lamierino ricuperato dall’ordigno inesploso che Unabomber aveva occultato nel 2004 nell’imbottitura di un inginocchiatoio della chiesa parrocchiale di Portogruaro. La seconda domanda è collegata alla prima. «I segni e le striature presenti sul lamierino possono essere riconducibili alla lama della forbice sequestrata nell’abitazione dell’ingegner Elvo Zornitta?».

Se la risposta sarà favorevole, l’inchiesta farà un significativo balzo in avanti verso l’identificazione dell’attentatore che da 12 anni agisce a cavallo tra Friuli occidentale e Veneto. Una eventuale «si» dei periti non rappresenterà solo un indizio o un indizio grave. «Per noi potrebbe essere una prova» ha affermato il pm Pietro Montrone che in assoluto silenzio sta gestendo da un paio d’anni il troncone per così dire «triestino- friulano» dell’indagine.
Certo è che attorno alla forbice e al lamierino ci aprirà una battaglia tecnico giudiridica. Il procuratore distrettuale antimafia del Friuli Venezia Giulia ha nominato due consulenti che verificheranno sul campo il lavoro dei periti del giudice Truncellito.

«Sono l’ingegner Ezio Zernar del Laboratorio indagini criminali di Venezia e il capitano Paolo Frattini del Raggruppamento investigazioni speciali di Parma» ha annunciato il procuratore capo Nicola Maria Pace in un breve incontro con la stampa svoltosi pochi minuti dopo la conclusione dell’udienza.

Ma anche la difesa dell’ingegner Elvo Zornitta parteciperà con due propri tecnici di fiducia alle analisi balistiche che si svolgeranno a Brescia nel laboratorio- officina di Pietro Benedetti, uno dei due periti del giudice Truncellito. I tecnici scelti dagli avvocati dell’indagato sono gli ingegneri Alberto Riccadonna di Brescia e Paolo Battaini di Varese.
Ma le forbici e il lamierino al momento rappresentano solo una delle «carte» in mano all’accusa. E’ la più importante ma ce sono anche altre. «Un pacchetto di indizi» lo hanno definito gli inquirenti in una pausa dell’udienza. Per conoscerlo basterà attendere dicembre e l’esito dell’incidente probatorio avviatosi ieri.