
PIERO COLAPRICO nasce a Putignano, in provincia di Bari; consegue i suoi studi al collegio navale Francesco Morosini di Venezia, laureandosi, poi, in giurisprudenza all’Università di Milano, dove vive dagli anni settanta. Nel 1984 inizia a lavorare per La Repubblica diventando, quattro anni dopo, inviato speciale. Colaprico oltre ad essere giornalista è saggista e giallista.
PIETRO VALPREDA nasce a Milano, in una piccola casa in Viale Lucania, quando il caos non si era ancora impossessato della città, ma tutt’intorno vi è solo campagna, la sopraelevata non esiste e i bambini giocano a pallone in mezzo alla strada. La madre di Pietro, Ela Lovati, è una donna alta e dall’aspetto che incute soggezione; il padre Emilio, al contrario, è fragile, timido e cede volentieri il passo alla moglie. Con la sorella Maddalena, Pietro ha un rapporto speciale. Fisicamente si somigliano moltissimo e passano molto tempo insieme. Lei sostiene con forza e vigore tutte le decisioni ed iniziative del fratello, diventando per lui un appoggio essenziale. Maddalena è con Pietro, quando lui impara i primi rudimenti del ballo, la sua più grande passione e professione; quando si lancia alla scoperta del ciclismo da corsa, lo applaude al debutto sul palcoscenico e lo accompagna alle riunioni anarchiche e di cui Maddalena stessa condivide i principi.
Ad indirizzare Pietro sulla strada politica è il nonno materno Paolo Lovati, socialista anche sotto il regime fascista, che gli racconta dei soprusi subiti durante il governo di Mussolini e lo invita a far parte della cooperativa socialcomunista. Nel frattempo Pietro lavora come apprendista cesellatore in una piccola officina di argenteria dello zio e si accosta tramite il giornale “ Il Libertario” e gli scritti di Bakunin, Malatesta e Cafiero alle idee anarchiche. La sera frequenta una scuola d’arte applicata del Cesello, scegliendo scultura come specializzazione, ma presto si ritira sostenendo che i capolavori, per rimanere tali, devo rimanere incompiuti.
Fino all’età di nove anni Pietro vive sul Lago Maggiore nella casa di un altro suo grande affetto famigliare, la prozia Rachele. Sarà lei a proclamare sempre e comunque l’innocenza del nipote riguardo al suo coinvolgimento nell’attentato di Piazza Fontana. Nel 1957 Pietro e la zia comprano un appartamento in centro a Milano. Una casa colma di oggetti, di libri, e di manifesti degli spettacoli teatrali che rivivono nel ricordo e nella memoria di un uomo fieramente convinto dei suoi ideali e per i quali non ha mai smesso, neppure una volta, di combattere. È proprio la zia a fornire l’alibi al nipote per il giorno della strage.
Venerdì 12 dicembre, racconta Rachele Torri negli atti processuali, Pietro Valpreda rincasa da Roma alle sette di mattina, è debole e ha la febbre a 38, si sdraia sul divano e dorme parecchie ore. All’alba del 15 dicembre la polizia suona alla porta. Il brigadiere Mainardi, in borghese, cerca Pietro. Più volte quegli uomini tornano a perquisire il piccolo alloggio e a portare via documenti.
L’accusa a carico di Valpreda è di aver deposto la bomba della tragedia il pomeriggio del 12 dicembre. A puntare il dito contro di lui è Amati e un precedente penale per rapina tentata da Pietro non ancora diciottenne.
Da quel momento in poi, per la famiglia Valpreda, comincia l’incubo. Polizia, fotografi, giornalisti e vent’anni passati in aule di tribunali.
Ucciso dalla malattia, Pietro muore nel 2002, lasciando, come lui stesso amava dire, incompiuto uno dei capolavori polizieschi d’Italia.
BIBLIOGRAFIA
Piero Colaprico
-“Sequestro alla Milanese” 1992
-“Manager Calibro 9” 1995
-“Duomo Connection” 1989
-“Capire Tangentopoli” 1996
-“L’Estate del Mundial”2003
-“La Trilogia della Città di M.” 2004
-“La Quinta Stagione” 2006
Piero Colaprico & Pietro Valpreda
-“Quattro Gocce di Acqua Piovana” 2001
-“La nevicata dell’85” 2001
-“La Primavera dei Maimorti”2002

Sabina Marchesi








