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Felice Muolo, centometrista della scrittura

Intervista di Annamaria Verde a Felice Muolo, dal Sito Locanda Almayer. Intervista riprodotta solo parzialmente, per proseguire nella lettura far riferimento al link sottostante.




Intervista a cura di Anna Maria Verde


Abbiamo Intervistato Felice Muolo autore di Complanare Putta, romanzo essenziale e veloce. Complanare Putta si avvale di una narrazione volutamente scarna e incalzante, che condensa in un lasso di tempo di poche ore tutto un groviglio inestricabile di situazioni drammatiche che spaziano dai sentimenti, al contrabbando, all’omicidio, al tradimento, toccando delicatamente la tematica dell’adozione, estremamente cara a Felice Muolo. La complanare Putta, strada maledetta, diventa il testimone silenzioso di tragici eventi connessi all’illegalità; è un personaggio onnipresente, che assiste impassibile ai fatti, che chiama a sé la violenza e, complice, la occulta. Grazie all’uso serrato del dialogo e a un’abile giustapposizione dei vari piani temporali, Felice Muolo veste il suo romanzo di un’icasticità nitida e perentoria, rendendo ogni capitolo una scena a sé stante, un flash, la tessera di un puzzle reso incompleto dal subdolo potere dell’omertà.
 
Complanare Putta racconta una realtà di una Italia piuttosto tangibile, fatta di compromessi e corruzione… e poi, cos’altro ancora?
In primo piano predomina la follia, più o meno simulata ma non tanto, che corrode la maggior parte delle menti delle persone che ci vivono accanto, non escluso noi stessi, e li fa agire come matti in libertà. Basta guardarsi intorno o onestamente dentro se stessi per accorgersene. Ma, per fortuna, c’è anche la gente per bene, con i piedi per terra, che crede nei valori sani, anche se spesso viene disillusa ma non molla perché convinta che non c’è altra strada da percorrere se si vuole migliorare l’attuale convivenza civile.         

La quarta di copertina recita “romanzo essenziale e veloce”, eppure non si può fare a meno di notare l’abilità con cui lei è riuscito a fermare il tempo condensando in esso una storia fitta d’eventi. Lascia muovere i personaggi su diversi piani temporali portando il lettore a tessere la tela della storia filo dopo filo. Cosa non le deve mancare quando inizia a scrivere, l’idea di stile, il plot centrale, i personaggi? Cosa?
Solo la forte pressione che spinge la mia voglia di scrivere. Quando scrivo la prima frase di un romanzo, ignoro quale sarà la seguente. Ma se questa arriva immediatamente, subito dopo si presentano tutte le altre. Quando non arriva più niente, smetto di scrivere, non importa a che punto sono. In genere, smetto prima perché mi stanco facilmente. In altre parole, sono un centometrista, non un maratoneta. Ma con cento metri al giorno compiuti con costanza macìno più chilometri di un maratoneta che corre di tanto in tanto.   

Sono sempre più gli autori che prendono le distanza dalla definizione di scrittori di libri gialli o libri noir, quasi come se quell’etichetta precluda la possibilità di cimentarsi in altri generi o anche perché quel genere letterario restringe a priori il bacino dei lettori. Complanare Putta è un libro giallo, noir? In molti l’hanno definito così.
Qualcuno che l’ha recensito l’ha definito anche e semplicemente: romanzo drammatico. Per me qualsiasi etichetta o genere va ugualmente bene, non sono permaloso. Ormai si vocifera (uso questo vocabolo solo perché mi piace) che un buon romanzo è tale solo se scritto bene, a prescindere da tutto il resto. Sono d’accordo. Quello che a me interessa principalmente è che i lettori non si addormentino mentre mi leggono. Sono convinto che uno dei motivi per cui la gente legge poco è perché la maggior parte dei romanzi che si pubblicano è soporifera. Un altro è che non si ha mai tempo. Ma se il romanzo non è soporifero, se il romanzo ti prende, immancabilmente il tempo salta fuori.