
Vita segreta di uno scrittore di gialli
Enrico Luceri
I Gialli
Magnetica Edizioni
Napoli, Novembre 2006
Chi scrive lo sa bene, il genere giallo è in assoluto uno dei più impegnativi, ma anche uno dei più appaganti per chi legge,e non a caso annovera una folta schiera di amatori e di fedelissimi appassionati. Una delle maggiori difficoltà per chi si cimenta nella scrittura di un giallo, romanzo o racconto che sia, consiste in alcuni assoluti divieti, codificati fin dai tempi d’oro del genere mistery, e tuttora inderogabili. Nel giallo è proibito barare.Tutti i fili devono essere intrecciati, tutti i nodi sciolti, tutti i rebus risolti, tutti gli interrogativi palesemente soddisfatti. Al compimento dell’opera, dopo la lettura della parola FINE; niente deve contribuire a turbare la mente del lettore, nessun punto deve rimanere oscuro, nulla deve sopravvivere di insoluto o di inespresso alla resa dei conti.
Non è come nel noir o nel thriller, dove il beneficio del dubbio è spesso concesso, l’improvvisazione tollerata, il finale aperto ancora ammesso e la divagazione ragionevolmente consentita. Il giallo è rigoroso, codificato, ferreo e inamovibile. Si tratta di un genere in cui, per definizione, le regole debbono essere osservate, pena il mancato soddisfacimento del gusto, sacrosanto, da parte del lettore, di conoscere in anticipo i codici del gioco.
Pensate per un attimo a una partita a carte tra due avversari, nella quale le carte in tavola vengono rimischiate continuamente, su un tavolo a cui la posta in gioco è variabile e in una competizione nel corso della quale le regole continuano a cambiare. Nessun lettore di gialli che si rispetti parteciperebbe mai a un gioco così. Ed Enrico Luceri, da autore evoluto e smaliziato lo sa bene. Ecco perché, come i veri puristi, gioca pulito, mette le carte in tavola, lancia i suoi bluff e raccoglie la sua posta con un perfetto rispetto delle regole concordate.
Gli indizi ci sono sempre tutti, qualsiasi lettore allenato, se vuole, può scoprire la verità, e il percorso comunque, anche per i più smaliziati, non è mai così facile da condurre alla noia o alla ripetizione. Ognuno dei racconti compresi in questa raccolta è simmetricamente perfetto, brilla per originalità e al tempo stesso rispetta in maniera canonica i paradigmi del genere, senza mai lasciare spazio all’improvvisazione. Inoltre, come è giusto che sia, la costruzione non si vede, queste brevi incursioni nel giallo, sembrano sospese a metà su dei piloni solidissimi ma invisibili, come fossero ponti arabescati che, con lunghe arcate eleganti, ci conducono da una sponda all’altra con la disinvolta sicurezza di un percorso collaudato, effettuato migliaia di volte, ma sempre affascinante, mai uguale a se stesso, mai scontato e mai banale.
Come un treno che viaggia in perfetto orario si tratta di racconti a matrice sciolta, che compongono un perfetto carnet di biglietti ferroviari dalla destinazione intrigante, su un percorso da favola, a bordo di un mezzo tecnicamente ineccepibile, che beneficia di un ottimo servizio ristorante e di un panorama da sogno, aria condizionata, sala fumatori, carrozze dotate di ogni comfort, eleganza discreta ma non ostentata, guida sicura, binari scorrevoli. Se vi capita di immaginare un mezzo di trasporto, mentre leggete, è all’Orient Express che spontaneamente la vostra mente si volge.
Quattro racconti gialli geometricamente perfetti, quattro pietre dure intagliate direttamente dalla materia grezza, quattro gioielli che brillano per perfezione e fascino, preziosi come solo i frutti dell’ingegno a volte possono essere.
E finalmente un tema dominante che non è una pagliacciata, che non è un semplice pretesto per accorpare, a caso, qualche raccolto sfuso, ma un vero tema antologico che la fa da padrone per tutta l’opera.
Gialli vissuti da dentro, raccontati da un esperto, il cui protagonista, sempre e comunque è uno scrittore, e non ce n’è uno, che sia uno, capace di sfuggire al controllo, e di passare inosservato. Di tutti, terminata la lettura, ci rimane qualcosa di appagante, un senso di palese soddisfazione per aver finalmente concluso una piacevole incursione nelle compiute pagine di una letteratura gialla degna dei bei tempi andati.
Come in Pirandello nell’Appuntamento, ci sono personaggi che improvvisamente si animano, che chiedono, che indagano, che si intromettono nella vita, meravigliata, del loro autore, per ottenere vendetta, perdono o giustizia La voce ironica di uno scrittore evoluto che sa, come lo sa ogni lettore, che quando i personaggi ti parlano, e si muovono, e si staccano dalla pagina, per perseguitarti nei tuoi sogni, per seguirti in metropolitana, per ossessionarti in ogni momento della tua giornata, seduti accanto a te al cinema, al ristorante, o sulla poltrona del tuo salotto, allora si è compiuto un miracolo perché quel personaggio, quale che sia, non è più una figurina di carta, ma è diventato un essere pensante, autonomo, capriccioso, indolente e dissacratorio. Una vera e propria creatura in carne e ossa capace, se vuole, di incosulte ribellioni e forse anche di eccidi sanguinosi.
In Scioglimi dai gravi affanni, tocca invece a uno scrittore di improvvisarsi investigatore per instradare inquirenti e magistrati sulla via maestra dopo una solenne cantonata presa nel corso delle indagini. La scena del delitto, la posizione del cadavere, i primi interrogatori, tutto sembra condurre in una data direzione, ma l’istinto infallibile di uno che con le trame ci si ricava da vivere, non fallisce mai, e quando tutto contribuisce a indicare una soluzione tanto comoda quanto opportuna, risulta oltremodo difficile convincere i professionisti del crimine a rivedere le loro convinzioni e ad imboccare la strada corretta. Ma, si sa, c’è sempre qualcuno che dubita, che si interroga, che cerca di guardare oltre, e allora basta saper porgere l’indizio con cautela, con garbo, con molta umiltà, perché l’esca faccia presa e la soluzione si avvicini di un palmo. Certo poi, loro, gli inquirenti, gli alti papaveri, non ringrazieranno, mai, né ammetteranno che stavano per prendere una cantonata, ma non fa niente, il nostro, scrittore o personaggio di carta che sia, sa già come, dove e da chi riscuotere consenso e gratitudine. Perché, in fondo, in ogni storia di crimine e delitto, c’è sempre un lato romantico e di ogni problema, alla fine dei giochi, si può parlare davanti a una bella tavola imbandita in un ristorante appartato.
Regina, l’ape, neanche a farlo apposta, o forse giusto per non smentire il nome o la fama della tanto, e a ragione, temuta, Regina dell’alveare, domina su tutta la raccolta per il vigore dei protagonisti, per la storia che si regge da sola e che sembra cantare, per il tono di soffusa malinconia che si spande come miele soffuso sulla narrazione, per un primo incontro tra lui e lei dipinto così bene da apparire quasi (ho detto quasi?) vero. Lui e lei si incontrano, in una cantina, scelgono vini, assaggiano degustano, confrontano preferenze e opinioni, da qui al primo invito il passo è breve, dal primo invito al corteggiamento il passo è più breve ancora, dai primi approcci all’innamoramento totale praticamente non c’è nemmeno un battito d’ali. Ma l’ape, quell ape così conturbante, fascinosa e maliarda, cosa cerca davvero nella tana,anzi, nell’alveare di quello scrittore, che come tutti i fuchi maschi di tutte le storie, sta rischiando davvero di fare una pessima fine, anche se ancora non lo sa? O forse lo sapeva, ma come le falene, stregato da quella luce tanto potente, ha deciso di rischiare lo stesso? Dovrete leggerlo per saperlo, e vi ritroverete a meditare sugli arcani inganni dell’esistenza con un tocco di raffinata malizia, che solo un giallo ben confezionato come questo vi può regalare.
E infine, in Giochi di prestigio, a uno scrittore squattrinato e infelice, cosa potrebbe capitare di meglio se non un munifico benefattore in vena di beneficenza? Un eccentrico imprenditore, titolare di una catena di negozi, che acquista niente di meno che tutte le copie dei volumi finora pubblicati da un autore tutto sommato piuttosto anonimo e sconosciuto, per incentrarci sopra una grandiosa campagna pubblicitaria. Ma cosa vuole in cambio dal nostro scalcinato scrittore? Poca cosa in fondo, che questi indaghi, con la mentalità di un costruttore di trame, su un mistero, su una scomparsa, che egli rintracci al più presto una persona cara, che potrebbe, attenzione, essere perfino l’erede di una colossale fortuna. E qui sembra di assistere a una delle trame più geniali di Dickens o di Wilkie Collins, ereditieri scomparsi, figli illegittimi, famiglie spezzate da riunire. Allora se davvero è tutto oro quello che luccica, perché non approfittarne, e far uscire un costrutto personale anche per il nostro scribacchino fallito, soprattutto se, nel corso delle indagini, trova l’amore e l’appagamento che non ha mai avuto?
Ma attenzione però, Luceri gioca col lettore come il gatto col topo, con candore e benevolenza, ma se appena vi distraete un attimo è capacissimo di prendervi al laccio, perché lui, non c’è dubbio, la lezione l’ha imparata benissimo, e se nella Vita segreta di uno scrittore di gialli c’è davvero un mistero da svelare, state certi che è stato bene attento a nasconderlo.
Dunque, nella migliore tradizione del genere, partite ben armati per questa singolare caccia all’indizio perché non solo in ogni armadio ci potrebbe essere uno scheletro, ma, a ben guardare, potreste trovarci anche un dettaglio inquietante capace di gettare nuove ombre anche sul vostro modo di intendere la vita.
Che siate proprio voi, dopo tutto, i destinatari di questo inquietante messaggio?
Attenti alle spalle, dunque, soprattutto se nel vostro salotto la penombra si anima di presenze inquietanti, se la porta scricchiola e fuori dalla finestra il vento soffia rabbioso. Il meccanismo perfetto del giallo è sempre in agguato, e quel libro così sottile dall’aspetto tanto inoffensivo potrebbe nascondere chissà quali segreti.
Che tornino allora i vecchi gialli di una volta, se questo è il risultato, meglio, mille volte meglio, un vecchio giallo ben interpretato che un modernissimo noir pieno di pessimi effetti speciali e roboanti fuochi d’artificio. Ve lo dice una che di Giallo e Noir se ne intende.
Sabina Marchesi
Guida Giallo Noir di SuperEva

Sabina Marchesi








