
In questa frase di May Sarton, che l’autore sceglie come apertura del libro, forse è racchiusa tutta l’essenza più profonda de L’ultima stoccata, opera prima di J.P. Rossano, edita da Il Molo.
Gli eroi di quest’opera, infatti, sono persone comuni, coi propri difetti, coi propri limiti e con le proprie debolezze: nessun eroe senza macchia e senza colpa, ma persone come se ne possono incontrare tutti i giorni.
Jarno Chasseur è il protagonista tormentato di questa vicenda: ex schermidore, ex poliziotto, ex marito, non gli resta che essere un detective privato, che indagando su un caso di infedeltà coniugale si trova invischiato in una storia di criminalità molto più grossa di lui.
Attorno a lui una fauna variegata di personaggi e comparse: la spietata Federica, arrivista e superficiale; il fedele Gabriel, che si fida ciecamente di Jarno anche nelle situazioni più impensate; la pacata Veronica, che emerge in tutta la sua grandezza al momento giusto; il poliziotto corrotto, il cui nome misterioso è la chiave di volta della vicenda.
Questi sono solo alcuni dei personaggi, che popolano le pagine e emergono tra le righe e le vicende con garbo e prepotenza, anche se l’impressione è che ad alcuni di essi l’autore avrebbe potuto dedicare un’analisi forse più approfondita.
Sullo sfondo un’ambientazione tutta italiana, in cui Torino è protagonista indiscussa, con qualche deviazione a Milano, Genova e Montecarlo. Una Torino viva, reale, nitida nella sua complessità e nelle sue contraddizioni di città del Nord.
Una tematica interessante che permea il romanzo sotto molti aspetti è quella del doppio.
L’ultima stoccata, confessa l’autore in un’intervista, è un romanzo caratterizzato dal numero due. Perché due sono i possibili livelli di lettura e doppie sono anche le caratterizzazioni di personaggi, situazioni e stati d’animo. Il doppio livello di lettura è abbastanza semplice da cogliere: si può leggere come un classico romanzo thriller, facendosi guidare solo dalla curiosità di voler seguire lo svolgersi della trama e scoprire il nome del colpevole. Oppure si può andare un po’ più in profondità, addentrarsi nell’animo dei personaggi per cogliere le ossessioni e le passioni, spesso malsane, che ne guidano le azioni, tanto da scoprire come il male possa invadere le vite delle persone. Il numero due caratterizza anche i personaggi e le situazioni. Molti protagonisti hanno il proprio doppio, o perché si tratta di personaggi completamente opposti, o perché sono in realtà molto simili, ma agiscono e pensano in maniera differente all’interno dei medesimi contesti. Tutte le situazioni e i sentimenti sono rappresentati assieme al proprio contrario e tutti si confrontano e si mischiano al tempo medesimo: amore e odio, fedeltà e tradimento, morte e vita, onestà e corruzione, idealismo e cupidigia, bene e male.
Una nota però è doverosa nei confronti del lettore: l’opera contiene innegabilmente alcune lacune e alcune mancanze, riguardanti soprattutto l’approfondimento psicologico e lo sviluppo di alcuni aspetti, riconducibili senza dubbio al fatto che si tratta di un’opera prima.
A questo punto molti si chiederanno quali sono in sintesi i motivi per leggere L’ultima stoccata, che si presenta come l’ennesimo romanzo di un autore esordiente, pubblicato da una piccola casa editrice. Per rispondere a questa domanda è necessario andare un minimo oltre le apparenze. L’ultima stoccata è un libro godibile, appassionante e di piacevole lettura, affronta temi impegnativi senza essere pedante e, anche se non entrerà a far parte degli annali della letteratura, può essere considerato un’opera degna di nota.
Con la collaborazione di Chiara Bertazzoni

Sabina Marchesi









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