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Paolo Agaraff: autore "uno e trino"

Un autore. O forse tre. Racconti, romanzi e molto altro. Questo e molto di più è Paolo Agaraff.

Parlare di Paolo Agaraff non è un’impresa facile. Per diversi motivi. Sarà per la sua triplice schizofrenica personalità, sarà per il suo variegato background letterar-culturale, sarà per le sue opere, crocevia di generi. Vogliamo, però, provarci lo stesso.

Al suo attivo fino a oggi due romanzi editi da peQuod, Le Rane di Ko Samui e Il sangue non è acqua, oltre a un numero non definito di racconti.

Ma Paolo Agaraff scrive gialli? La risposta è molto semplice: no. O meglio non solo.

Perché allora leggere Agaraff? Innanzitutto perché è una voce fuori dal coro, oltre le convenzioni di genere, le mode del momento e gli schemi prefissati.

Ognuno di questi elementi meriterebbe un trattato, ma cerchiamo di capire, almeno per sommi capi, chi è questo strano autore, che scrive, pare, semplicemente per divertirsi e per far divertire.

Come si è accennato, la sua produzione è varia e non facilmente riconducibile a un genere definito, ma c’è un elemento comune, che compare sempre, permea le pagine rendendole davvero originali: il divertimento. Le pagine di Paolo Agaraff, infatti, trasudano la sua scrittura goduta, giocata, che si trasforma in una lettura piacevole e godibile. Questo elemento peculiare, e purtroppo non così comune, si miscela poi alle altre caratteristiche di questo autore, agli elementi che vanno a comporre una storia piuttosto che un’altra, un racconto piuttosto che un romanzo….

Tutto questo nella creazione di un mondo complesso, popolato da diversi personaggi, che si alternano nel ruolo di protagonisti, lontani da quella serialità che contraddistingue oggi tanti scrittori, il cui nome è indelebilmente legato a quello del loro personaggio.

Il nome di Paolo Agaraff invece sarà legato a quello dei tre vecchietti protagonisti de Le Rane di Ko Samui, oppure a quello di Matteo Ponzoni, inquietante esorcista, dai tratti simili a quelli dell’Inquisitore Eymerich, oppure ancora a quello della famiglia Farricorto, in gran parte sterminata sull’isola Mortorio ne Il sangue non è acqua.

Diversi protagonisti, diverse ambientazioni, percorsi indipendenti che si intrecciano su se stessi, si sviluppano in un susseguirsi e rincorrersi di spunti, ripresi e rielaborati verso una maturazione stilistica.

Senza entrare nel merito delle singole opere, è necessario, per capire meglio quanto detto, una brevissima carrellata sulle stesse.

Le Rane di Ko Samui è l’opera prima, un romanzo che si sviluppa nel respiro di un racconto lungo, nella struttura della trama e nella forma, ma che già accenna alcune scelte, più mature e consapevoli in seguito. E’ forte in questa storia il background ludico di Agaraff, che forse a tratti tende a semplificare e a velocizzare il dipanarsi della vicenda, che è una commistione tra un romanzo horror, dai toni lovcraftiani, e un romanzo fantastico. Tutto questo condito da una forte dose di ironia.

Passaggio fondamentale nella crescita dell’autore sono i racconti: i parte spassosi esercizi di stile, che, oltre a essere strumento essenziale per sperimentare, creare e crescere, danno vita al loro protagonista principale, cioè Matteo Ponzoni, con le sue stranezze e le sue ambiguità. E’ qui che prende corpo Montespolverato, la Vigata di Paolo Agaraff. Ed è qui che prende corpo uno stile che lima e uniforma le divergenze tra le diverse personalità, che fa dell’ironia un’arma vincente, che dipinge e tesse tra le pagine un piccolo mondo un po’ surreale, ma che appare concreto agli occhi di chi legge.

Il secondo romanzo è la conseguenza quasi naturale di questa fervida attività di scrittura: Il sangue non è acqua è l’opera che giustifica la presenza di questo articolo su queste pagine. Nel libro, infatti, tra gli altri, dominano le influenze del giallo classico, tributo a Agatha Christie e Conan Doyle, insieme a H.P. Lovecraft e a Valerio Evangelisti. Le influenze di tutti questi grandi si fondono rielaborate e attualizzate, riscoperte sotto una nuova luce, fatte proprie e rese qualcosa di nuovo.

Non è necessario entrare nei dettagli della trama (http://www.thrillermagazine.it/libri/4806), l’aspetto interessante è la maturazione dello stile, l’eliminazione di alcune ingenuità preseti nella prima opera, la dimensione più consapevole di romanzo, articolato nella trama e nelle scelte strutturali di base.

Il sangue non è acqua è perciò un libro piacevole, snello, avvincente, godibile, senza dubbio adatto a chi (e mi si perdonerà il tono da spot pubblicitario) è alla ricerca di una lettura diversa dal solito, oltre la definizione di un genere preciso, oltre i canoni della letteratura standardizzata.

A questo punto, però, Paolo Agaraff cosa deve fare? Sicuramente il suo percorso di crescita non si è esaurito, anzi si può dire sia solo all’inizio. La strada è quella della sperimentazione e della ricerca, la ricerca di uno stile davvero proprio, personale, capace di andare oltre. Oltre quello che ci si aspetta. Oltre alcune soluzioni di compromesso che ancora inquinano, ogni tanto, le pagine de Il sangue non è acqua. Così il prossimo romanzo andrà oltre il fatto di essere un romanzo semplicemente buono.

con la collaborazione di Chiara Bertazzoni

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