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Cogne: Delitto o Incidente?

Torna ancora il caso Cogne che comincia a passare dall'Attualità alla Storia per il numero intricato di perizie e controperizie che ormai ne hanno definitivamente annebbiato i contorni. Riceviamo e volentieri pubblichiamo l'intervento del Dottor Sauro Claudio, medico di Medicina Generale da oltre 30 anni che ringraziamo per il suo intervento. Siamo aperti a tutti i tipi di contributo, chi volesse può scrivere alla Guida Giallo Noir e proseguire il dibattito.

Commento di: Dott.Sauro Claudio
Oggetto: decesso di Samuele
Testo: CONSIDERAZIONI SUL LIBRO:
COGNE UN ENIGMA SVELATO (Maria Grazia Torri, Ed.Giraldi, Bologna)

Sono il Dott. Sauro Claudio, ed opero da trent’anni come medico di Medicina Generale

E’ un libro che ho letto in ritardo; è arrivato alla cartoleria del paese solo qualche giorno fa.
In precedenza l’avevo cercato a Verona, ma non l’avevo trovato. Pur rileggendo molte parti che erano già comparse su MEDFORUM vi ho trovato anche brani nuovi ed inediti.
Questo libro è una rivelazione; è una rivelazione perché pone ipotesi e tesi diverse da quelle ufficiali, senza omettere di basarsi su dati che, oggettivamente, anche se in modo imperfetto, pongono non pochi dubbi sugli esiti del processo che, prima di tutto, è stato mediatico.
La morte del piccolo Samuele non sarebbe imputabile a mano omicida, ma dovuta a cause naturali o accidentali traumatiche. Un’affermazione che suona come bestemmia all’ipotesi, tuttora accettata, della morte per assassinio. Il Dr. Migliaccio ha posto la tesi di morte per rottura di aneurisma. Successivamente un medico lucano, la Dr.ssa Pozzi, ha fatto sulla perizia Viglino (fornitagli da Migliaccio) altri rilievi per quanto concerne la dinamica fratturativa incentrando la discussione su una frattura occipitale “a mappamondo” e, pur non condividendo la tesi di aneurisma, tuttavia ritiene che fosse doveroso almeno dover escludere quest’eventualità, insieme ad altre cause di sanguinamento negli spazi subaracnoidei.
Per quanto riguarda i miei interventi in questa vicenda sono stati troppo tardivi ed improntati per la maggior parte sulla tesi ufficiale; in alcune parti ho aderito alla tesi di Migliaccio per poi discostarmene, formulando ipotesi, alla luce dei fatti, troppo remote, come quella del pedofilo. Per questo mi scuso per non aver considerato con attenzione tutti i fattori, in particolare la diversa conformazione delle ferite: H , T, Y, I , O , S , sfrangiata, triangolare,a stella ecc ecc. senza considerare la diversa forza impressa all’eventuale oggetto contundente.
Ovviamente tutto questo non riporta a nessun oggetto, ma a molti oggetti che avrebbero colpito il cranio con forze diverse. Ora è chiaro che nessun assassino potrebbe agire in codesto modo con dieci mani e dieci armi contemporaneamente.
Ma tutto questo è ampiamente spiegato nel libro e di particolare interesse è la “contro” - perizia della Dr.ssa Pozzi che tratta l’argomento con vera competenza.
Parte delle sue considerazioni erano già state da lei espresse su MEDFORUM,; le chiedo scusa per non averla presa nelle dovute considerazioni, formulando spesso delle ipotesi remote e spesso sciocchezze. Ringrazio anche Maria Grazia Torri, la quale se non fosse andata a sbattere quel fatidico giorno contro quel vetro, che dava sulla stanza del Dott. Migliaccio, non avremmo questo libro prezioso.
So anche che la Torri ha scritto questo libro con grandi sforzi e in spregio delle sue condizioni di salute; e neppure l’avremmo se il Dott. Migliaccio non avesse avuto l’intuizione che si trattava di morte naturale; è stato lui la prima scintilla che ha dato fuoco al falò, oltre ad aver portato tutto il suo contributo in questa triste vicenda.
Ora vorrei far presente alcune considerazioni che ho fatto e che non sono riportate nel libro.
Prima di una crisi epilettica tonico-clonica, generalmente si ha un aura, che può essere acustica, visiva, sensoria.

Le aure più frequenti sono quelle acustiche, che interessano la zona rolandica.
Queste aure si presentano in modo drammatico, possono iniziare con un fischio o con delle voci che si fanno sempre più forti; l’individuo generalmente è preso dal panico; nel caso di Samuele può essere salito sul letto, poi è intervenuta incoscienza ed il bambino può essere precipitato battendo il parieto-occipitale dx e riportando la frattura a mappamondo, successivamente, può aver sbattuto, nella fase clonica più volte il capo contro gli spigoli del letto e del comodino e riportando altre fratture frontali.
O forse, queste erano già presenti essendosi determinate come contraccolpo della primitiva frattura parieto-occipitale, come asserisce la dr.ssa Pozzi?
Credo che successivamente nel risvegliarsi, prima che intervenisse l’edema cerebrale, Samuele può essersi rialzato; ma barcollante è andato a sbattere con forza contro lo spigolo del comodino riportando quella importante ferita sfrangiata frontale dx che ha tutte le caratteristiche di uno spigolo. Potremo mai sapere come sono andate davvero le cose?
Che non avesse ematomi sul corpo, pur cadendo dal letto si spiega facilmente con il fatto che tutta la forza di impatto è stata assorbita nella frattura parieto-occipitale dx, il fatto che presentava ferite solo frontali si spiega facilmente con il fatto che se il bambino è messo di pancia durante le contrazioni cloniche tutto il corpo tende ad inarcarsi, quindi avrebbe portato in alto la fronte contro vari spigoli, se fosse stato messo con la testa all’insù, avrebbe sbattuto il capo in modo a-p, sempre contro vari spigoli. Poi il bambino si è rialzato e si è rimesso nel letto prima che si sviluppasse l’edema cerebrale.
Mi si potrebbe obiettare che Samuele non aveva ematomi o abrasioni sul mento, ma questo si potrebbe spiegare con il fatto che si è tirato dietro il pigiama e questo ha fatto da cuscino oppure si è messo di lato sbattendo la testa contro vari spigoli.
Un’altra ipotesi è che sia semplicemente caduto dal letto(sentendo l’aura), e con la testa all’insù ha continuato a sbattere con il parito-occipitale sul pavimento, con il parieto-occipitale e non con il solo occipitale perche si è inarcato con il corpo riportando la frattura a mappamondo, successivamente si è rialzato ma è andato a sbattere contro vari spigoli del comodino, probabilmente si è tirato dietro anche il pigiama riportandolo poi sotto le coperte e le lenzuola; il fatto che il bambino si aggrappasse al pigiama non deve sorprendere perchè nei momenti di panico per Samuele il pigiama essendo della madre rappresentava un motivo di sicurezza. Del resto, detto tutto ciò, è solo per apportare delle ipotesi alternative; le cose in effetti potrebbero essersi svolte come è descritto sul libro.
Si è detto che la Franzoni doveva avere in dosso almeno la giacca del pigiama dal momento che questo era sotto le lenzuola; ora è del tutto improponibile che la Franzoni abbia cercato di occultare il pigiama insanguinato sotto le lenzuola.
Inoltre l’accusa ha detto che presa da raptus la Franzoni ha indossato la giacca del pigiama alla rovescia; ora io penso che se fosse stata presa da raptus non avrebbe neppur pensato di indossare la giacca del pigiama.
Ritornando a Samuele, volevo sottolineare che anche dopo ingenti fratture craniali avrebbe potuto continuare a muoversi ed a compiere attività anche complesse; l’ho verificato io stesso, essendo chiamato come Ufficiale Sanitario sul luogo di incidenti stradali spaventosi.
Poi quando (dopo pochi minuti) è intervenuto l’edema cerebrale maligno ed il vomito a getto che è il solo che può spiegare tanti spruzzi di sangue anche sul soffitto, questo ha spinto il cervello verso l’esterno provocando, oltre allo stato comatoso, quella fuoriuscita di materia cerebrale che faceva tanta impressione.
Il fatto che il piccolo abbia riportato varie fratture è spiegabile semplicemente con la frase di Viglino, è cioè che il cranio era fragile e sottile.
Del resto l’ipotesi della crisi convulsiva trova riscontro in molti aspetti di questa vicenda:
1) Le ferite non possono essere riportate ad una sola arma data la loro conformazione
2) Se fosse stata usata una barra di ferro o altro vi sarebbero ferite molto più devastanti e si sarebbe sfondata la base cranica
3) Se come ipotizza il RIS fosse stato usato un pentolino di rame, la forza impressa in un momento di raptus omicida sarebbe stata costante per ogni colpo e comunque le ferite avrebbero conformazione abbastanza simile
4)Le ferite hanno conformazione che si addice di più a degli spigoli di diversa natura
5) La ferita parieto occipitale dx non è spiegabile con l’uso di un arma contundente ma solo causata da superficie ampia come muro o pavimento
6)La madre non è psicotica né nevrotica, né isterica e non aveva nessuna motivazione per uccidere.
Vorrei qui riportare un considerazione del noto criminologo Marco Stefano:
Usualmente gli omicidi dei figli da parte della madre avvengono nelle seguenti circostanze:
* nelle prime settimane di vita del bambino (solitamente entro 7-10 giorni) quando ancora la donna non si è affezionata alla sua prole (definito infanticidio);
* quando la madre vive un’esistenza disagiata (tossicodipendenza, alcolismo, scarsezza di mezzi di sostentamento, generale degrado);
* quando la madre è molto giovane di età (15-18 anni);
* quando il partner maschile è estremamente violento (magari pedofilo). In tali casi l’omicidio viene definito in Criminologia “complesso di Medea” ed è finalizzato a “togliere” il bambino da un’esistenza sicuramente drammatica.
* quando la madre è affetta da un quadro psicopatologico grave (solitamente di natura psicotica) in grado di alterare completamente la sua coscienza in certi momenti.
Alcuni studi descrivono la personalità della donna infanticida come caratterizzata da depressione, distacco affettivo, tendenza all’acting-out, alterazione della realtà, ecc
In tutte le altre situazioni la madre è generalmente poco sospettabile.

Pare che il RIS e l’accusa abbiano dato importanza e preso in considerazione l’ultimo aspetto cioè quello relativo alla personalità psicopatologica, ipotesi completamente smentita dal Prof. Franco Barale e dai suoi assistenti; Barale stesso dopo lunghi colloqui con la Franzoni dirà: nessuna psicosi, nessuna nevrosi, nessun aspetto isterico, solo qualche crisi di ansia come può capitare a tutti.
Il Prof. Barale stesso dirà: “Possiamo dire che gli elementi di giudizio raccolti, non consentono di provare e neppure di ipotizzare, che seppure in relazione ad un ipotetico stato di infermità, Annamaria Franzoni abbia ucciso il figlio Samuele. Io ed i colleghi l’abbiamo sentita piangere, disperarsi, anche urlare; e quella era una sofferenza vera e profonda. Non era la finzione di una donna lucida e fredda”. Inoltre il Prof. Barale dirà:” La Franzoni ricorda ogni momento, ogni dettaglio.
Le abbiamo fatto ripetere il racconto più volte, siamo andati avanti ed indietro in cerca di quel buco, ma il buco non c’era”.
Barale è poi stato risentito quando è stata fatta la perizia in appello senza sentire l’imputata.
Dirà a questo proposito: “l’insieme equivoco di registrazioni, voci, chiacchiere è troppo ambiguo. Non si può fare una perizia in codesto modo, La clinica invece era chiarissima, Non c’era patolgia psichiatrica, non c’era amnesia post-dissociativa, non c’erano tracce della copertura post intenzionale di uno stato post- dissociativo.” A questo punto all’accusa cosa resta:
1) Un arma che non esiste e che non può esistere
2) Una motivazione per figlicidio che non esiste
3) Una patologia psichiatrica che non esiste.

Per ultimo vorrei riportare la telefonata al 118, come io stesso l’ho registrata riascoltandola tutto un pomeriggio. Telefonata al 118 di Annamaria Franzoni
1 minuto e 30 secondi , Annamaria è agitatissima; la tachipnea che è rilevabile soli in alcuni momenti, non può essersela indotta solo in quei momenti .
7,3 secondi, Annamaria è agitatissima, non si può rilevare la frequenza respiratoria:
Franzoni:ha vomitato sangue, non respira, io abito a Cogne
Operatore: un attimo che le passo la…
Franzoni:faccia presto la prego.
Musica 5,78 secondi
Telefonata con l’operatrice di 1 minuto e 27 secondi
Operatrice: pronto
Annamaria: mio figlio ha vomitato sangue
Operatrice :no….
Franzoni: non respira (disperata)
Operatrice: devo avere l’indirizzo abbia pazienza. Numero di telefono:
Franzoni 012474220 (i primi tre numeri non si capiscono bene e potrebbero essere diversi) il numero viene detto in modo velocissimo)
Operatrice: ecco a Cogne dove?
Annamaria: frazione Montroz
Operatrice:allora con calma: Monroo
Franzoni: cosa devo fare? (agitatissima)
Operatrice:Numero Civico
Franzoni: siiiii, siiiii, la prego sta male (e si contano chiaramente due respiri, uno al secondo)
Operatrice: Signora con calma perché non risolviamo niente, allora Monroo?
Franzoni:è dalle ..? di sta notte che stavo male,sta vomitando non respira, (due respiri uno al secondo) poi lamento indecifrabile.
Operatrice:Signora abbia pazienza, Montro o Montroz
Franzoni:Montroz
Operatrice: ecco numero
Franzoni:4/a (lamento disperato)
Operatrice: allora suo figlio quanti anni ha e come si chiama.
Franzoni.: quattro anni, Samuele.
Operatrice: il cognome?
Franzoni: Lorenzi.
Rumore strano che dura circa due secondi. Sembrerebbe un interferenza telefonica.
Franzoni: la prego sta malissimo,
Operatrice: intanto se vomita non lo tenga.(viene interrotta da Annamaria)
Franzoni: è tutto insanguinato ha vomitato tutto sangue, non respira (maquita?) agitatissima , è rilevabile un respiro al secondo
Operatrice: arriviamo subito signora.
Franzoni: un lamento,( non si capisce)
Operatrice: lasci il telefono libero senò. (non si capisce.)
Franzoni: si, si, si
In questa telefonata si capisce subito che Annamaria non recita; la tachipnea che è rilevabile soli in alcuni momenti, non può essersela indotta solo in quei momenti .
E’ chiaro che la tachipnea è motivo permanente di tutta la telefonata.
Ora aspetteremo la controrisposta dell’esperta in “psicologia telefonica” Nives Calipari che ha fatto mettere a verbale che le persone prese dal panico non riescono a dare il loro indirizzo; pertanto anche questa nuova disciplina ci aiuterà a comprendere meglio le cose.
La Franzoni poi si sarebbe presentata al pulmino serena come il solito (impossibile dopo un figlicidio) come riferisce l’autista del pulmino; inoltre aveva i capelli puliti, nonostante tutto quel macello di gocce sparse ovunque, causate secondo il RIS dall’arma del delitto.
Ma come avrebbe potuto pulirsi per bene in quei 5 minuti che le restavano dopo l’omicidio: pulirsi, cambiarsi, preparare il bambino più grandicello, ed andare serena al pulmino?
Con questo mio piccolo intervento non ho voluto togliere nulla al libro della Torri; del resto in una pagina non si possono riassumere 360 pagine.
Ho solo apportato qualche altra breve considerazione, in particolare la valutazione psichiatrica dell’imputata che ritengo particolarmente interessante.
Inoltre non capisco perchè il RIS che ha ipotizzato come ultima arma un pentolino di rame, come non possa accettare che l’arma contundente sono stati, spigoli, muri e altro durante una crisi tonico clonica. Crisi che deve essere intervenuta appena la madre è uscita, che si è risolta in sei minuti, lasciando successivamente il tempo perchè si sviluppasse un edema cerebrale maligno.
Sono a conoscenza del fatto che contro l’ipotesi del neurochirurgo Dott.Migliaccio è insorta la Lega Italiana per l’epilessia, con un numero imprecisato di specialisti neurologi che hanno dato dell’incompetente e dell’ignorante ad un ipotesi che è stata definita da favola; ma nessuno di loro però si è voluto esporre per iscritto riportando delle ipotesi alternative.
Solo il Prof. Paolo Tinuper, mette in rilievo che non si muore per epilessia ( fatto oltretutto non vero), e il libro della Torri con le sue sciocchezze ha messo in ansia moltissimi epilettici. Vorrei far notare a codesto luminare che il caso di Samuele è stato del tutto eccezionale. Ciò che risulta difficile da credere è che il bambino sia andato incontro ad una crisi convulsiva tonico clonica proprio in quel momento che la madre era assente. Ma come possiamo sapere se la soglia convulsiva di Samuele era alta o bassa; forse il bambino aveva già fatto delle crisi tonico-cloniche nel sonno; molto spesso infatti queste crisi si manifestano nel sonno magari e non sempre l’unico segno è una modesta enuresi notturna in corrispondenza delle crisi.
Raramente vi è il morso della lingua. In trent’anni di professione ho visto molte crisi sia in adulti che in bambini. L’adulto molto spesso quando cade riporta delle lesioni e delle fratture: personalmente ho avuto due casi di fratture del cranio in adulti che erano andati a sbattere contro spigoli; in un altro caso ho visto la completa frattura del setto nasale, le ferite poi sul volto o sugli arti sono molto frequenti quando si incontrano spigoli vivi.
In molti casi ho visto fratture da caduta agli arti sia superiori che inferiori.
Noi abbiamo ipotizzato che il bambino, sentendo l’aura, si sia messo in piedi sul letto forse per chiamare la madre. Sappiamo inoltre che quel mattino Samuele piangeva, forse aveva un forte mal di testa, forse incubava una malattia infettiva virale, ad esempio un influenza. Penso che anche il Prof. Paolo Tinuper sappia che in tali casi si abbassa molto la soglia convulsiva. Noi abbiamo ipotizzato che il bambino sia salito sul letto e sia caduto quindi da una certa altezza; ora vorrei chiedere all’illustre luminare se non è possibile che Samuele cadendo dall’alto si sia procurato una frattura parieto-occipitale con ripercussioni anche anteriori; tenga presente l’illustre luminare che se anche il bambino pesava poco aveva il cranio particolarmente sottile (Viglino) Per quanto riguarda le ferite in sede frontale lo invito a leggere attentamente l’esame autoptico eseguito dal Prof. Viglino; si renderà conto dell’inconsistenza di tali ferite a parte due, la numero tre e la numero sette che il bambino può essersi procurato rialzandosi, ed andando a sbattere con forza verso gli spigoli del comodino: Oltretutto la frattura parieto occipitale è quella che spiega meglio il vomito a getto per l’ipertensione endocranica che si era creata, e che ha spinto il sangue fin sul soffitto.
Pare che il RIS si sia del tutto dimenticato delle parole dell’illustre anatomo patologo Viglino che ha eseguito l’autopsia di Samuele, il quale ipotizzando l’arma del delitto ha detto che qualunque fosse stata l’arma non sarebbe riuscita a far schizzare il sangue oltre qualche centimetro. Ora gli schizzi di sangue si trovavano non solo sul soffitto ma anche sulla parete retrostante il letto, sulla parete antistante, sulle tende e perfino sul termosifone sotto la finestra. Il vomito a getto è risaputo che può spingere il sangue fino a 4-6 metri.
Quindi lungi da noi il mettere paura agli epilettici: è stato un episodio particolare e raro ma non impossibile, certamente probabile vista la conformazione delle ferite. Comunque lascio agli interessati tutto il piacere di leggere il libro; si faccia particolare attenzione alla Controperizia di Agnese Pozzi ed alle sue considerazioni
Sauro