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INPGI 2: variazione al Regolamento

Novità sull’abolizione della maturazione obbligatoria di una rendita pensionistica.

di Simona Petaccia

Giovedì 13 febbraio, il Comitato amministratore dell’INPGI 2 (Gestione previdenziale separata dell’Istituto Nazionale Previdenza Giornalisti) ha approvato un’importante variazione al suo Regolamento: l’abolizione della maturazione obbligatoria di una rendita pensionistica.

Oggigiorno, infatti, secondo l’articolo 1 del regolamento d’attuazione delle attività di previdenza a favore degli iscritti alla gestione separata in vigore dal 1 gennaio 2001, “I giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti negli appositi elenchi di categoria ed i praticanti giornalisti iscritti nell’apposito registro che esercitano attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione, anche sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa ancorché svolgano contemporaneamente attività di lavoro subordinato, sono obbligatoriamente iscritti alla gestione previdenziale separata dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani”.

Quest’articolo crea non pochi problemi a quei giornalisti che devono versare i contributi previdenziali, anche se questi rappresentano una parte consistente dei loro compensi giornalistici annuali o, addirittura, li superano. L’INPGI 2 se n’è accorto e ha cercato di porre rimedio con il decreto del 13 febbraio.

Tale delibera sarà, ora, fatta esaminare dai Ministeri del Lavoro e dell’Economia e, se approvata, consentirà all’iscritto dell’INPGI 2 che percepisce un reddito da attività professionale autonoma pari o inferiore a 1.500 euro annui di decidere se versare il contributo soggettivo, integrativo e di maternità per quell’anno (adesso pari a 337,53 euro per chi sia iscritto all’Ordine da più di cinque anni, e a 105,12 euro per coloro che, invece, abbia un’anzianità professionale inferiore).
Nel dettaglio, la delibera prevede la seguente procedura:

1. Entro il 30 settembre il giornalista può inviare all’INPGI 2 un’autodichiarazione se ritiene di non conseguire nell’anno un reddito superiore a 1.500 euro. In questo modo, non sarà obbligato a versare né i contributi minimi né il contributo di maternità;

2. Se entro la fine dell’anno i redditi da lavoro autonomo supereranno i 1.500 euro, però, lo stesso iscritto sarà tenuto a informarne l’Istituto e a corrispondere il contributo minimo annuale, provvedendo al saldo l’anno successivo;

3. L’anno successivo il giornalista dovrà inviare una copia della dichiarazione dei redditi per la parte riguardante l’attività giornalistica autonoma.

In definitiva, una delibera dovuta a quei giornalisti che si barcamenano tra collaborazioni saltuarie e malpagate. Certo, l’Italia n’avrebbe potuto fare a meno se qualcuno controllasse che quelle stesse collaborazioni saltuarie fossero effettivamente pagate secondo i compensi minimi per le prestazioni professionali giornalistiche stabiliti dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti.

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