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Legge 150/2000: contratto giornalistico nella PA

Finalmente si apre la trattativa sul contratto giornalistico nella Pubblica Amministrazione

di Simona Petaccia

Dopo anni d’attesa, è finalmente incominciato il viaggio del negoziato con l’ARAN (Agenzia di contrattazione del pubblico impiego) per approdare al primo contratto giornalistico nella Pubblica Amministrazione.

L’Atto d’indirizzo che era in un cassetto del Ministero della Funzione Pubblica da tanto tempo, è, ora, al vaglio dell’ARAN.

Non è stato semplice ottenere un simile risultato: cinquanta anni per conquistare la legge, oltre dodici mesi per guadagnare il regolamento attuativo e quasi sette mesi per riuscire ad avere l’Atto d’indirizzo che stabilisce la data di nascita ufficiale del giornalismo negli uffici stampa pubblici. Si potrebbe riassumere in questo modo la lunga odissea della Legge 7 giugno 2000, n. 150 che disciplina le attività d’informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni, più nota come la legge degli uffici stampa pubblici.

La controversia che si è chiusa in Parlamento nel 2000 e che ha fruttato il varo del regolamento da parte del Consiglio dei ministri nel 2001, si trova ora nella sede dell’ARAN per la precisazione delle prime norme contrattuali a riconoscimento e a tutela della professione giornalistica.

In ogni caso, l’Atto d’indirizzo che il ministro Franco Frattini ha inviato all’Agenzia di contrattazione del pubblico impiego ha ancora tanti contenuti da chiarire. Prima di tutto, l’ARAN dovrà stendere un accordo quadro con le organizzazioni sindacali per definire: il profilo professionale del personale della P.A. (anche in rapporto all’ammissione nella Dirigenza che resta, lo stesso, disciplinata dalle leggi in vigore), i doveri, le attività e la posizione ordinamentale degli incaricati uniformandosi al regolamento attuativo della norma (DPR 422 del 2001). Inoltre, si dovranno determinare anche le conferme delle funzioni già svolte dai dipendenti pubblici che, all’entrata in vigore della Legge 150, non avevano i requisiti ora previsti. Una volta che si sarà terminato questo primo round di trattative, poi, si dovrà organizzare una serie di programmi tesa alla formazione professionale per il personale non ancora qualificato.

Altri argomenti da stimare dell’Atto d’indirizzo sono:

1. l’individuazione della precisa attività lavorativa del giornalista in stretto rapporto con i media;

2. la possibilità di individuare regimi d’orario flessibile nel rispetto di quello complessivo;

3. l’ampliamento delle regole del contratto a chi ha un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato;

4. la precisazione delle eccezioni al principio dell’inammissibilità di collaborazioni giornalistiche per i dipendenti pubblici. A tal proposito, il documento del Ministro determina che si potrà instaurare rapporti di collaborazione se autorizzati, se non costringono a impegni giornalistici in orari prestabiliti, se non intaccano l’attività ordinaria della pubblica amministrazione e se non producono conflitti tra le amministrazioni e giornalista cui è assegnato l’incarico. Chiaramente, sono messe da parte le collaborazioni occasionali a giornali, riviste, enciclopedie e simili.

5. l’inglobamento delle norme deontologiche insite nella professione giornalistica nei codici di comportamento delle amministrazioni pubbliche.

In conclusione, un documento spinoso che spalanca le porte a un vantaggioso contratto. Chiaramente, essendo il primo nella storia della pubblica amministrazione, potrà e dovrà essere migliorato nel tempo, ma si ricorderà come il primo passo verso il riconoscimento di una professione finora focalizzata e regolata nella Pubblica Amministrazione.

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