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Cosa sono i “fatti offuscati”?

Il libro “Fog facts: Searching for Truth in the Land of Spin” di Larry Beinhart, scrittore e saggista americano interessato all’influenza della politica sui mezzi di comunicazione di massa, cerca di spiegarlo.

Ci sono casi che, quando sono portati in prima pagina, modificano la visione della realtà nella popolazione, ma ci sono anche i “fatti offuscati” che la influenzano proprio perché il sistema dei media li confina in uno sfondo nebbioso. Quest’ultimi sono definiti “fog facts” negli Stati Uniti e Larry Beinhart, scrittore e saggista americano interessato all’influenza della politica sui mezzi di comunicazione di massa, ha dedicato un suo libro all’argomento: “Fog facts: Searching for Truth in the Land of Spin”.

Z-Net.it ha diffuso la traduzione di una intervista, condotta da Joshua Holland a Beinhart e pubblicata su Alternet, in cui il saggista spiega come e perché il sistema dei media negli USA renda nebulosi certi episodi determinanti.

Di seguito, è riportata una parte della suddetta traduzione:

I “fatti offuscati “ «sono cose che sono state pubblicate e rese note, ma scomparse poi sullo sfondo in una specie di nebbia. (…) Sto parlando di cose importanti, cose che, se portate in primo piano, sono in grado di cambiare la nostra visione della realtà. (…) Con alcune eccezioni, le notizie non sono da subito e automaticamente grandi notizie. Le eccezioni sono la morte di un papa, il campionato del mondo, gli tsunami, i vulcani, le guerre, o almeno quelle che ci coinvolgono. Ma la maggioranza delle notizie diventa tale - comprese le guerre - grazie ai comunicati stampa. L’esempio che uso sempre, visto che ci troviamo in una piccola cittadina, è il calendario della serie minore. Se il calendario della serie minore è sul giornale, è solo perché l’allenatore o sua moglie glielo spediscono. La maggior parte delle notizie nasce come comunicato stampa, conferenza stampa o dichiarazione. E se vuole restare tra le notizie, deve avere nuovi comunicati stampa e nuove storie da raccontare. Ci deve lavorare su qualcuno, che deve investire tempo ed energie per farci su una storia più grossa. E se non lo fa nessuno, può anche non diventare affatto una storia, può restare una notizia isolata. (…) E in parte ciò che accade è che coloro che lavorano nei media - specialmente nell’ambiente della carta stampata - pensano che se hanno riferito una notizia hanno fatto il loro lavoro. Il loro lavoro non consiste nel determinare quale sarà l’effetto sulla popolazione, come assorbiremo quella notizia, quanto ci colpirà - non è quello, il loro lavoro. Non fanno che prendere un fatto e metterlo in pagina. E hanno finito. Se poi la notizia si ripresenta, con un nuovo comunicato stampa o una nuova svolta, la seguono. (…) Vi sono problemi strutturali nel funzionamento dei media. Negli Stati Uniti abbiamo il cosiddetto giornalismo oggettivo, in contrasto con il modello europeo. In Europa i quotidiani (…) erano di proprietà dei partiti politici o di persone affiliate a partiti politici. C’era il giornale comunista, quello monarchico, quello revisionista, il nazista, il socialdemocratico, il cristiano, e via dicendo. Così, quando leggevi un giornale, sapevi che esprimeva un punto di vista e te lo aspettavi. Noi abbiamo una tradizione diversa che, per molto tempo, è stata efficace e onorevole. Il giornalista cerca di raccogliere i fatti senza interporre il proprio giudizio. Li espone nell’ordine più coerente possibile, così che sia possibile farsi un’idea. (…) Ma il sistema non è privo di punti deboli. Su qualsiasi tema controverso, ci devono essere due sostenitori degli opposti argomenti. (…) Quel che penso è che il giornalismo oggettivo, per come viene fatto oggi, ha stufato. Ha un sacco di problemi. Uno di questi è che i tizi che fanno soldi manipolandolo hanno scoperto come si fa. E i mezzi di informazione non valgono a nulla se sono solo manipolazione, ed è da qui che nasce la diffidenza e la sfiducia nei confronti dei media. Ci sono due possibili cambiamenti. Possiamo finire nel modello europeo in cui ci sono dei media di sinistra e dei media di destra. L’altra possibilità consiste nel ridefinire cosa siano i media oggettivi. E questo è stato fatto su scala minore con le campagne politiche. È stato fatto con la propaganda elettorale. Prendono un esempio di propaganda elettorale e si prendono la responsabilità di esaminarlo riga per riga, oggettivamente, per poi dire quanto è veritiero. Questo per me è un modello buono e utile di giornalismo oggettivo. Questa gente dovrebbe fare il lavoro per cui li pago. E neanche loro fanno il lavoro che vorrebbero fare. Ci sono molti giornalisti insoddisfatti che dicono “C’è qualcosa di sbagliato e non sappiamo come porvi rimedio”. Ecco, potete farlo in questo modo».

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