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Rassegnati a tutto, ma non alla rassegna

Segnalo un (divertente e veritiero) pezzo di Manuela D'Alessio, pubblicato da Comunicazione Italiana, che descrive l’atteggiamento dei dirigenti aziendali rispetto alla rassegna stampa quotidiana

La rassegna stampa è uno status symbol, oltre che un grande spreco di carta, dirigenti e amministrativi pretendono di avere questo fascicoletto ogni mattina sulla propria scrivania: non lo leggono, non lo sfogliano, non guardano nemmeno le figure, però guai se manca la rassegna sul tavolo. Ormai è citata persino nei contratti, insieme ai buoni pasto e all’autista.

In effetti il valore di questo prezioso strumento è enorme, offre un aggiornamento costante sui temi che più interessano l’ente pubblico per cui si lavora, sottolinea la visibilità riservata dalla stampa ad eventi, progetti ed iniziative dell’ente stesso, decretando un piccolo successo per il responsabile che ci ha lavorato e che, citato nell’articolo, avrà piacere che la notizia arrivi ai colleghi. Senza considerare, infine, che la rassegna legittima un ritardo sulla tabella di marcia lavorativa di almeno due ore, tanto occorre per la lettura di tutti gli articoli.

Ovviamente nessuno li legge, ma se provi ad entrare nella stanza di uno di questi dirigenti prima delle dieci e mezza ti viene risposto da una ammaestrata segretaria che “il dirigente sta studiando la rassegna stampa odierna”. Certo che per chi non ha mai studiato neanche a scuola, strano modo per iniziare a farlo.

La cosa più singolare è che questi dirigenti non si vogliono proprio rassegnare a perdere la rassegna stampa cartacea, se fai notare loro che una rassegna inviata via mail comporta un risparmio di carta, loro ti rispondono che tanto fanno la raccolta differenziata, e poi preferiscono sfogliare la rassegna perché detestano il computer (salvo poi navigare ore e ore fuori rotta rispetto alla direzione istituzionale). Se fai notare loro che la visualizzazione a monitor consente una migliore lettura, considerata la pessima qualità delle fotocopie tratte dal giornale, ti rispondono candidamente che tanto non leggono mica tutti gli articoli (anche perché la maggior parte li hanno già sbirciati al bar per il primo di una lunga serie di caffè).

Insomma, a farla breve, qualcuno alla fine confessa che la rassegna inviata per mail è troppo ‘riservata’, nel senso che pochissimi sanno chi la riceve. E invece lo status symbol ha senso solo se è esibito.

Tutta questa premessa per dimostrare come sia difficile fare comunicazione innovativa: pensate ora cosa potrebbero obiettare questi stessi dirigenti se osaste suggerire una rassegna video, utilissima perché finalmente censisce anche le notizie dei telegiornali e degli speciali televisivi che rimangono sistematicamente fuori dalla rassegna tradizionale: ma è ovvio… che i tg non li guardano nemmeno a casa, figuriamoci in ufficio.

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