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Ultimi interventi

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  • Sei unico, speciale!

    "Sono pensato, sono amato - scrive Carl Barth, parafrasando una famosa frase di Cartesio - perciò esisto". Il nostro equilibrio mentale si basa su ciò che pensiamo di noi (sentimento d'identità) e su ciò che gli altri pensano di noi (feedbach sociale). Vogliamo essere accolti da un gruppo ma anche sentirci unici, speciali...

  • La metafora dell'imbuto (La fatica d'invecchiare).

    Ai nostri giorni, invecchiare è più difficile che in passato. E’ stato notato, infatti, che, prima, esistevano tre età: l’infanzia-giovinezza o età dei sogni e dei progetti; l’età adulta o stagione delle realizzazioni; l’età senile o tempo della consapevolezza. Mentre, oggi, ne esiste una sola. La giovinezza. Per cui, o si resta in quella o si diventa un’astrazione. Sembrano passati millenni da quando si metteva al centro l’esperienza del vecchio. Da quando si coniavano termini onorifici come “presbitero” (l’anziano della comunità) o “signore” (comparativo di maggioranza di “senex” che significa il più anziano). Espressione rivolta persino a Dio...

  • Il gioco della trasfigurazione.

    Sarebbe un’esperienza davvero emozionante poter allineare sopra un tavolo nove foto, riguardanti, ciascuna, una decade della nostra vita, tanto da osservare, in rapida successione, le trasformazioni subite dal nostro volto. Cinque, quindici, venticinque anni, e così via… Una specie di gioco che potremmo chiamare della trasfigurazione, ossia del cambiamento d’aspetto. Ma, se a questo punto, fossimo invitati ad indicare l’immagine di noi che ci sembra più significativa, cosa sceglieremmo? Quella che irradia l’euforia della giovinezza… Quella dallo sguardo ispirato, creativo… Quella che rivela la sicurezza, l’energia psichica dell’età intermedia… Quella che emana l’equilibrio e la saggezza dell’età matura… Oppure, preferiremmo inquadrature casuali, spensierate, di momenti ordinari…

  • Lo sguardo del bambino.

    L’ho scoperto l’altro giorno, incrociando il volto minuto e sveglissimo di una bambina di sei mesi. Uno sguardo fermo, netto. Due occhi pieni di sorriso, d’interesse, di meraviglia. Sono rimasto polarizzato, addirittura turbato. Ho intravisto un altro mondo, fatto di luce e di trasparenza, d’infinito e di candore. E’ stato come entrare in un universo cui la nostra pesantezza fa fatica a credere...

  • Il valore numero uno.

    Nell’articolo primo della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, firmata lo scorso 12 dicembre, si legge: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”. “Tutte le persone sono uguali davanti alla legge”, recita l’articolo 20. Mentre, l’articolo 21 elenca e condanna ogni tipo di disparità sociale: “E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica e sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”. Il messaggio di fondo di questi testi è chiaro. Esiste un’universalità umana che rende gli individui sostanzialmente uguali nella dignità e nei diritti...

  • Fermare il tempo, dilatare l'attimo.

    E’ stato detto che lo stress è il sale della vita. Che l’unico modo di dar senso all’esistenza è quello di avere un compito da svolgere. Ma bisogna ammettere che gli estremi, cioè la noia e l’agitazione, producono lo stesso effetto. Che il moto frenetico nel quale viviamo genera aridità ed indifferenza come l’immobilità e l’apatia del depresso. Quanto è diventata intensa la nostra esperienza, frammentata, irrilevante. Siamo tutti soggetti a choc da iperstimolazione: facciamo infinite cose per cui niente ci sembra significativo. E, dopo qualche ora, dimentichiamo tutto. Quartant’anni fa, si vedeva un film e si ricordava per sempre. Ora, ne possiamo vedere anche tre, in una serata, provando raramente vere emozioni. Chissà se l’amnesia dell’uomo contemporaneo non dipenda da questo? Da piattezza e da insignificanza? Dalla inconsapevolezza con cui viviamo?

  • La guerra è dentro di noi.

    Ha scritto Freud : « Una parte di me lotta contro l’altra e cerca alleati ». E’ così. La vera guerra è dentro di noi. Fra ragione e istinto, fra ciò che piace e ciò che è giusto. Fra l’immagine ideale che ho di me e quella deludente che mi rimbalza dall’esperienza di ogni giorno. Invece, il benessere interiore consiste nell’unificazione interiore.

  • L'uccello fuggito dalla gabbia.

    Mi ha scritto una maestra chiedendomi in che modo parlare della morte di persone care a dei bambini... Voi condividete la mia risposta. In che altro modo rispondereste?

  • La terapia dell'ottimismo.

    Vi sono sistemi di pensiero fondati su una visione positiva della realtà, che possiedono, di conseguenza, valore terapeutico. Vengono subito in mente due pensatori: il greco Pitagora ed il medievale Tommaso d’Aquino...

  • La funzione benefica del pensiero della morte.

    Il pensiero della morte svolge importanti funzioni per l’equilibrio della mente. Innanzitutto, quella di ridimensionarci, evitandoci sentimenti di onnipotenza. E quella di relativizzare la nostra esperienza, sottraendoci ad un eccessivo attaccamento ad essa...

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