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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Thu, 09 Jul 2009 22:58:09 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
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	<title>L&#039;ottimismo</title>
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	<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 19:17:39 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Grafologia e Test</dc:creator>
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    <category>letture_che_lasciano_il_segno</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>   <img src="http://static.blogo.it/guide/grafologia_e_test/ottimismo.jpg" class="left" border="0" width="432" height="324" alt="" /><br clear="both" /><br />
  Il riso è tutt’altro che stupido. E’ un mistero che affonda le radici in complessi meccanismi inconsci.<br />
  E’ noto il potere liberatorio di una risata, sia sotto forma di umorismo che d’ironia benevola.<br />
  Il suo primo effetto positivo è quello di facilitare le relazioni. In un momento di difficoltà, quando il rapporto diventa conflittuale, chi riesce a ridere, ha vinto la partita.<br />
  Ridere insieme poi, sdrammatizza, crea complicità e senso di appartenenza.<br />
  Ridere, inoltre, genera distanziamento, grazie al quale meccanismo riusciamo a guardare i problemi dall’esterno, come se non ci appartenessero, a sgonfiare i mostri.<br />
Altro effetto positivo del ridere è quello di liberare il subconscio dai contenuti censurati, attraverso fulminee illuminazioni.<br />
  Se il sorriso è la serena constatazione di quanto già si conosce, il ridere, invece, è l’improvvisa rivelazione di ciò che si ignora.<br />
  L’umorismo è comunque catartico, sostiene Freud. “L’uomo ridendo – egli scrive – si libera da inibizioni e rimozioni, mette temporaneamente a tacere l’istanza della censura, offre una valvola di sfogo all’aggressività”.</p>
<p>Questo ed altro in un opuscolo di facile lettura:<br />
Luciano Verdone, L&#8217;ottimismo, Paoline 2009, E. 4,5.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090708191739"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090708191739?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090708191739" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090708191739&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgrafologia_e_test%2Finterventi%2F2009%2F07%2Flottimismo"/></p>
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  E’ noto il potere liberatorio di una risata, sia sotto forma di umorismo che[...]</description>
	
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	<item>
	<title>L&#039;autostima</title>
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	<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 19:06:36 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Grafologia e Test</dc:creator>
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    <category>letture_che_lasciano_il_segno</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/grafologia_e_test/autostima.jpg" class="left" border="0" width="432" height="290" alt="" /><br clear="both" /><br />
 Possiamo analizzare dei sintomi rivelatori di adeguata o scarsa autostima. In tal modo, ciascuno potrà confrontarsi con i due modelli, tirando le conclusioni.<br />
  Il soggetto con poca autostima tende a criticarsi; è perfezionista e sempre insoddisfatto di sé; si sente oppresso da sensi di colpa, esagera l’entità dei suoi errori; teme eccessivamente il giudizio altrui; è ipersensibile alle critiche e si offende facilmente; è ostile ed irritabile; esplode per cose di poco conto; tende a deprimersi, a criticare ed a sottolineare gli aspetti negativi degli altri; è spesso indeciso; sempre alla ricerca di segnali d’approvazione; pone come condizione della stima di sè il giudizio positivo degli altri.</p>
<p>  Invece, il soggetto con buona autostima accetta generalmente sé stesso, sia a livello fisico che psichico, ammettendo serenamente gli aspetti limitanti; anche se crede in alcuni principi, è disposto, entro certi limiti, a dialogare ed a mettersi in discussione; non va in crisi se gli altri sono in disaccordo con lui; ha fiducia nelle sue capacità, ma sa chiedere aiuto in caso di bisogno; pur accettando la collaborazione, non si fa manipolare dagli altri; per rispetto della sua dignità, è disposto ad interrompere le relazioni, quando lo ritiene necessario; è capace di gioire e soffrire, si mostra sensibile ai sentimenti e bisogni altrui; riconosce ed accetta in sé la presenza di emozioni positive e negative; sa rallegrarsi dei successi senza vantarsene.              </p>
<p>Questo ed altro su un opuscolo di agile lettura:<br />
Luciano Verdone, <em>L&#8217;autostima</em>, Paoline 2009, E. 4.50.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090708190636"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090708190636?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090708190636" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090708190636&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgrafologia_e_test%2Finterventi%2F2009%2F07%2Flautostima"/></p>
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	<description>Possiamo analizzare dei sintomi rivelatori di adeguata o scarsa autostima. In tal modo, ciascuno potrà confrontarsi con i due modelli, tirando le conclusioni.
  Il soggetto con poca autostima tende a[...]</description>
	
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	<title>Darwin e la selezione naturale</title>
	<link>http://guide.supereva.it/grafologia_e_test/interventi/2009/06/darwin-e-la-selezione-naturale</link>
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	<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 10:35:39 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Grafologia e Test</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/grafologia_e_test/interventi/2009/06/darwin-e-la-selezione-naturale#comments</comments>
    <category>percorsi_per_esami_di_stato_</category><category>luciano verdone schede strutturate di filosofia</category><category>percorsi esami di stato</category><category>vincitori e vinti</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/grafologia_e_test/darwin.jpg" class="left" border="0" width="250" height="238" alt="" /></p>
<p><em>Frequento il quinto anno di uno scientifico e preparando il percorso d&#8217;esame &#8220;Vincitori e vinti&#8221; non so come ricollegarlo a Latino e alle materie scientifiche (matematica, fisica, scienze)&#8230;idee? </em></p>
<p>Risposta.</p>
<p>- Per quanto riguarda il Latino, ti consiglio le commedie di Plauto, nelle quali i figli, grazie alla scaltrezza dei servi, hanno sempre la meglio su genitori, soldati e potenti.</p>
<p>- Per Scienze, potresti focalizzare la teoria darwiniana della selezione naturale e della lotta per la sopravvivenza, in cui i soggetti che si adattano riescono a sopravvivere, al contrario dei non adatti.</p>
<p>Ti spedisco qui sotto una mia scheda.<br />
Per Matematica e Fisica, non saprei.<br />
Buon lavoro,<br />
<em>Luciano.</em></p>
<p>da <strong>Luciano Verdone</strong>, <em>Schede strutturate di Filosofia contemporanea</em>, Andromeda, 2001.</p>
<p><strong>Il CASO DARWIN</strong></p>
<p>   Tutto ebbe inizio con un viaggio. Il 21 dicembre 1831, Charles Robert Darwin (1809-1882), naturalista inglese, si imbarca sul brigantino Bearle per un viaggio intorno al mondo, durato cinque anni. Nelle isole Galapagos, egli studia le trasformazioni che alcune tartarughe subivano, nei vari isolotti, per adattarsi alle diverse condizioni ambientali. Da qui, Darwin sviluppa la tesi sull’evoluzione dei vegetali ed animali come risposta adattiva e selettiva alle provocazioni ambientali. Tornato in Inghilterra, si dedica a riordinare il materiale raccolto dando vita alla sua opera più famosa, L’origine della specie, che appare nel 1859, ottenendo subito uno strepitoso successo. </p>
<p>- La teoria di Darwin si fonda sui seguenti principi: </p>
<p>1. La selezione naturale. Darwin osserva che i coltivatori e gli allevatori ottengono l’evoluzione dei vegetali ed animali per selezione artificiale da esemplari inferiori. </p>
<p>- Egli conclude che ciò che l’uomo fa per le piante e gli animali producendo gradualmente le varietà più utili ai suoi bisogni, la natura può ben farlo su scala immensamente più vasta, determinando, in modo selettivo, la sopravvivenza dei soggetti più adatti. </p>
<p>2. Variazione fortuita di tipo adattivo. E’ evidente che negli esseri viventi (vegetali ed animali), lungo il corso del tempo, si verificano, sotto l’influsso delle condizioni ambientali, piccole variazioni organiche. Esse sono funzionali all’adattamento individuo-ambiente e quindi vantaggiose per i soggetti che riescono a svilupparle.</p>
<p>- Tali trasformazioni, accumulate e trasmesse per eredità ad altri individui, perfezionano lentamente gli organismi fino a determinare il loro passaggio da una specie all’altra.  </p>
<p>3. Lotta per la sopravvivenza. Solo gl’individui “adatti” o “forti”, cioè capaci di interagire con l’ambiente e di trasformarsi, possono, di conseguenza, sopravvivere. Gli altri, invece, “non-adatti” o “deboli” sono condannati all’estinzione. </p>
<p>4. La discendenza dell’uomo. Darwin parte dalla constatazione che “non esiste alcuna differenza fondamentale fra l’uomo e i mammiferi più elevati per ciò che riguarda le loro facoltà mentali”. La specie umana, come tutte, si sarebbe prodotta secondo le leggi della “selezione naturale” abbinate a quelle della “variazione fortuita” e, come tutte, esisterà finché sarà in grado di adattarsi all’ambiente in cui vive. La differenza fra l’intelligenza e il linguaggio dell’uomo e quelli degli altri animali è, per Darwin, una differenza di grado e non di sostanza. La specie umana, dunque, secondo Darwin, deriverebbe dalla scimmia. Due osservazioni:</p>
<p>  a. L’uomo deriva dalla scimmia non per evoluzione ma per selezione naturale.</p>
<p>  b. Darwin espresse la sua tesi come ipotesi biologica, ritenuta conciliabile sia con la religione, sia con la dignità umana.</p>
<p>  Le reazioni dell’universo religioso al libro di Darwin non si fecero attendere per i seguenti motivi:</p>
<p>a. Secondo le tesi di Darwin, soprattutto nell’elaborazione dei suoi sostenitori, anche le capacità superiori dell’uomo, come il pensiero, il linguaggio, le facoltà morali, e la stessa anima, sarebbero  il frutto di modi di adattamento all’ambiente e di perpetuarsi.</p>
<p>b. Le tesi darwiniane sembravano smentire il racconto biblico della creazione diretta ed individuale,</p>
<p>da parte di Dio, delle  piante, animali e dello stesso uomo (“fece ciascuno secondo la sua specie”).</p>
<p>c. Le tesi darwiniane concepivano le variazioni evolutive come conseguenza del caso anziché di una progettualità.  </p>
<p>  La polemica fra le due fazioni fu aspra e culminò, nel 1860, con una condanna senza appello, nel Concilio provinciale di Colonia. </p>
<p>  Ma col tempo risultò che nessuna delle due parti aveva completamente ragione. </p>
<p>  Infatti, la scienza di oggi, pur essendo in grado di ricostruire con argomenti attendibili la lunga traiettoria della vita, sull’evoluzione ha ancora poche verità certe da sbandierare e naviga ancora tra tante ipotesi. Inoltre ha rimaneggiato più volte il primitivo nucleo teorico delle teorie di Darwin. </p>
<p>   Per quanto riguarda la teologia, a fine ottocento, i biblisti, nella lettura del primo libro della Bibbia, sono passati dal genere letterale-storico a quello sapienziale-poetico. Essi cominciarono ad insegnare che il racconto della creazione di Genesi non è la cronaca di un fatto, secondo lo stile scientifico moderno, ma la risposta immaginifica al problema dell’origine del mondo, rielaborata attraverso l’esperienza religiosa di un popolo primitivo. Gli autori sacri, attraverso immagini e metafore, non intendono rispondere alla domanda “Che cosa è accaduto alle origini del cosmo e dell’uomo” ma “Che senso ha l’uomo nell’universo”. </p>
<p> La risposta biblica mira ad insegnare due verità fondamentali: </p>
<p> a. Che il mondo creato è opera esclusiva di Dio.</p>
<p> b. Che l’uomo, sia che provenga direttamente dalle mani di Dio, sia che sia il frutto di un processo evolutivo, è il vertice della creazione e a lui sono orientati tutti gli altri esseri.</p>
 
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	<description>Frequento il quinto anno di uno scientifico e preparando il percorso d&amp;#8217;esame &amp;#8220;Vincitori e vinti&amp;#8221; non so come ricollegarlo a Latino e alle materie scientifiche (matematica,[...]</description>
	
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	<item>
	<title>L&#039;amore in Leopardi e D&#039;Annunzio</title>
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	<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 10:09:38 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Grafologia e Test</dc:creator>
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    <category>percorsi_per_esami_di_stato_</category><category>percorsi per esami di stato</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/grafologia_e_test/donne.jpg" class="left" border="0" width="177" height="250" alt="" /></p>
<p>Salve,io tra poki giorni ho l&#8217;esame ma nn ho ankora argomenti di italiano.<br />
La mia tesina si basa sull&#8217;amore ma nn riesco a trovare il concetto dell&#8217;amore x d&#8217;annunzio e x leopari,mi puo&#8217; aiutare a darmi quanke articolo lei x favore;<br />
grazie in anticipo</p>
<p><strong>RISPOSTA.</strong></p>
<p>- Per quanto riguarda l&#8217;amore in <strong>Leopardi</strong>i, mi atterrei alla seguente triade:</p>
<p>1. L&#8217;amore che scompare (&#8221;<em>A Silvia</em>&#8220;) (sogno di giovinezza, illusione positiva).<br />
2. L&#8217;amore non corrisposto (&#8221;<em>La sera del dì di festa</em>&#8220;) (il tentativo di passare dal sogno alla realtà si rivela un insuccesso).<br />
3. L&#8217;addio all&#8217;amore (&#8221;<em>A se stesso</em>&#8221; (la fine dell&#8217;illusione e la socperta che l&#8217;amore è solo un&#8217;utopia): &#8220;<em>Or poserai per sempre stanco mio cor. Perì l&#8217;inganno estremo che eterno io mi credei</em>&#8220;).</p>
<p>- Per D&#8217;Annunzio, prenderei in esame:<br />
1.&#8221;<em>La pioggia nel pineto</em>&#8220;.<br />
Qui c&#8217;è da considerare la donna è vista come un sogno estetico suscitatore di emozioni e di sensazioni.<br />
 2. &#8220;<em>La fiaccola sotto il moggio</em>&#8221; e &#8220;<em>La figlia di Jorio</em>&#8220;.<br />
Mentrte nella prima la protagonista, Giliola, è una fanciulla delicata e virtuosa, nella seconda, invece, si tratta di una peccatrice, Mila di Codro, che suscita il malsano desiderio di Aligi e di suo padre fino all&#8217;assassinio passionale del padre, da parte del figlio. Entrambe le figure sono modellate sulle erorine della tragedia greca, sempre all&#8217;estremo fra innocenza e seduzione, e trasfigurate nel mito.<br />
Ti consiglio, comunque, di prendere in esame le introduzioni alle poesie e le note.<br />
Buon lavoro.<br />
<em>Luciano. </em></p>
 
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	<item>
	<title>La crudeltà</title>
	<link>http://guide.supereva.it/grafologia_e_test/interventi/2009/06/la-crudelta</link>
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	<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 14:44:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Grafologia e Test</dc:creator>
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    <category>percorsi_per_esami_di_stato_</category><category>comportamenti violenti</category><category>i motivi della crudeltà</category><category>luciano verdone emergenza educativa</category><category>percorsi esami di stato</category><category>sindrome di adorno</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/grafologia_e_test/crudelt.jpg" class="left" border="0" width="432" height="288" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p><em>Gentile prof.<br />
sono una ragazza del 5 anno del Liceo Psico-Pedagogico.<br />
Vorrei presentare un percorso per gli esami di stato sulla crudeltà.<br />
Può darmi dei consigli?<br />
Grazie in anticipo.</em></p>
<p><strong>Risposta    </strong>          </p>
<p>Ti consiglio il seguente schema:</p>
<p>- Italiano, Primo Levi, &#8220;Se questo è un uomo&#8221;.<br />
- Storia, Le crudeltà naziste (Josef Mengele).<br />
- Latino, il Seneca delle tragedie.<br />
- Storia dell&#8217;Arte, John Heartfield e l&#8217;ascesa del Nazionalsocialismo.<br />
- Filosofia, Freud, Eros e Thanatos (vedi scheda qui sotto).<br />
- Psicologia, Adorno ed i comportamenti violenti (la sindrome di Adorno, vedi scheda qui sotto).<br />
- Pedagogia, I modelli educativi.<br />
Buon lavoro,<br />
<em>Luciano.</em></p>
<p><strong>Prima scheda</strong>da <strong>Luciano Verdone</strong>, <em>Emergenza educativa</em>, Paoline, Milano 2009.<br />
                                                   <strong>Cosa accade nella mente del violento?</strong></p>
<p><strong>L’identificazione aggressiva.</strong><br />
  La storia del nostro tempo è piena di momentanee eclissi di razionalità e di successivi risvegli, caratterizzati da rituali domande: “Perché è successo?”.<br />
  Primo Levi, raccontando la sua tragica esperienza di prigioniero ad Auschwitz, ha scritto: “Siamo stati testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato. E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo”.<br />
  Ma cosa conduce gli uomini a queste primordiali esplosioni distruttive, ad inquietanti parentesi di sonno della ragione?<br />
  Perchè di fronte al debole, in qualcuno aumentano i sentimenti di comprensione e protezione, finanche di tenerezza, mentre in altri scatta la crudeltà? Perchè c’è chi gode nel far soffrire lo svantaggiato, il perdente?<br />
  Un esempio banale ma significativo che può fungere da test.<br />
  Guardando le immagini televisive che mostrano una tigre mentre cerca in ogni modo di raggiungere un’antilope, alcuni s’immedesimano con la tigre, cioè compiono, per usare il linguaggio freudiano, un’ ”identificazione con l’aggressore”, mentre altri parteggiano, con tutto il cuore, per la vittima, augurandosi che riesca a salvarsi. Come mai?<br />
  A tale interrogativo, nel primo dopoguerra, dinanzi all’infamia dei lager e dei gulag, ha dato una risposta scientifica Theodor Adorno, nel libro La personalità autoritaria .<br />
  In sostanza, la sua tesi è la seguente. Di fronte al debole, in tutti scatta, più o meno, un atteggiamento ambivalente. O crescere in umanità, compiere un salto morale, identificarci con lui, prendere su di noi la situazione di svantaggio. Oppure, realizzare una proiezione negativa, scaricare sullo svantaggiato l’avversione che proviamo per la nostra parte perdente, per le frustrazioni subite nel passato a causa di umilianti fallimenti interiori e sociali.<br />
  Bisogna dunque prendere coscienza di questo congegno psichico per disinnescarlo, dirigendo le energie. Sostituire al meccanismo della proiezione, che consiste nell’attribuire agli altri i nostri aspetti negativi, quello della sublimazione: dirottare le energie mentali su mete accettabili ideali.<br />
  Se i nostri sentimenti d’inadeguatezza non sono elaborati e vissuti come risorsa, se non è forte in noi il valore della dignità umana, in questo caso può trionfare la tentazione di fare del debole una vittima, un capro espiatorio. </p>
<p><strong>Non svegliamo il mostro.</strong><br />
  Ormai non meraviglia più nessuno costatare che la dimensione affettivo-sessuale dell’uomo affonda le radici nel mistero dell’ambivalenza fra sentimenti di amore e di odio.<br />
  Come mai il bambino che ha costruito con tanto impegno una cittadella di sabbia, sulla riva del mare, adesso prova un piacere sottile nel poterla distruggere? Come mai la stessa persona che ha appena detto “Ti amo”, gode, subito dopo, di far soffrire il suo amato? Come mai, dopo aver tessuto, con pazienza e tatto, la relazione amicale con una persona che ci attraeva, adesso proviamo un gusto quasi perverso nel deprezzarla in modo globale, evidenziando, con un flusso verbale incontrollato, tutto il negativo possibile? Perché, qualche volta ci accaniamo, con sadismo, a demolire i sogni ed i progetti altrui? E perché, dopo aver costruito, pietra su pietra, l’edificio della vita, siamo presi, ad un tratto, da un’oscura voluttà di autodistruzione (il “cupio dissolvi”)?<br />
  E’ come se dentro di noi, vita e morte, energie costruttive e distruttive, si fronteggiassero in un incessante duello.<br />
  Già Empedocle di Agrigento, un filosofo vissuto nel quinto secolo a. C, fece riferimento a due forze opposte presenti nell’universo: l’Amore che tende ad unire gli elementi del cosmo e la Contesa o Odio che tende a disunirli. “Queste due cose – scrive il pensatore greco - sono eguali ed egualmente originarie. Ciascuna ha il suo pregio e il suo carattere e a vicenda predominano nel volgere del tempo”.<br />
   Ma è stato Freud, nella nostra epoca, ad affermare che, nel cuore umano, convivono, in modo conflittuale, due forze antitetiche: l’Amore e l’Aggressività. La prima è aspirazione al piacere (libìdo), spinta alla fusione (Eros), ma anche istinto di vita, principio costruttivo, tensione all’unità. La seconda è componente ferina e distruttiva, disarmonia, istinto di morte (Thanatos).<br />
  “In realtà, in tutte le manifestazioni istintuali, sia normali che patologiche, – nota Adriana Lis, docente di Psicologia clinica – le due forme di energia operano insieme, sono cioè fuse, anche se in misura diversa: non esiste atto d’amore che non fornisca contemporaneamente il mezzo inconscio per la scarica della pulsione aggressiva, così come anche il più puro atto di crudeltà fornisce una qualche forma di gratificazione sessuale (libidica) inconscia” .<br />
  Assistiamo, fin dal primo anno di vita, allorché il bambino è allattato al seno materno, ad una singolare ambivalenza. La maggior parte dei bambini, notano gli psicologi, succhia e morde allo stesso tempo: la dolcezza non è mai, o quasi mai, disgiunta da una certa aggressività. L’istinto a possedere l’oggetto (il seno che costituisce, per il bambino del primo anno, l’intero universo) e quello di distruggerlo, nota Karl Abraham, si fondono, sono indistinguibili.<br />
  Gli studi di Melanie Klein, seguace di Freud, mostrano che, fin dalla nascita, s’instaura nel bambino un conflitto tra pulsione di vita e pulsione di morte. L’angoscia provocata dalla pulsione di morte viene in parte proiettata sull’oggetto esterno privilegiato, il seno materno, per il quale si provano sentimenti positivi e negativi. Per il bambino, esiste un “seno buono”, quello che nutre e soddisfa prontamente, ed un “seno cattivo”, quello che fa attendere e fa provare il morso della fame. Ne deriva che, secondo la Klein, il seno non è solo oggetto di desiderio ma qualcosa che deve essere distrutto per fare in modo che non susciti più desideri ed angosce.<br />
  L’ambivalenza possesso-distruzione, naturale e spontanea nel bambino, perviene ad un livello di conflittualità cosciente negli adulti. Per loro è difficile controllare emozioni in cui sono compresenti amore ed odio, come, ad esempio, una scena di sesso violento. Questo, perché ci si trova di fronte alla confusione tra entità antitetiche che una persona matura, eticamente consapevole, sente il bisogno di distinguere e di padroneggiare: il sesso che, per sua natura, è simbiosi, appartenenza, contenimento, tenerezza, protezione… e la violenza, la quale è coseificazione, depersonalizzazione, distruzione…<br />
  Questa mescolanza ci ripugna perchè attinge agli abissi dell’inconscio, alla caverna sigillata dei desideri proibiti, a sentimenti di ferocia e distruzione, inaccettabili dalla coscienza e dalla società.<br />
  Prendiamo a caso il titolo da un quotidiano: “Stupra una prostituta e poi le chiede trenta euro come compenso”. E’ il classico esempio di mistura ambivalente di sesso e violenza. Una notizia del genere, anche per un soggetto maturo, ha un effetto nevrotizzante perché riattiva una “scissione dell’Io”, un conflitto vissuto a livello inconscio tra sfera normativa e sfera pulsionale, tra sessualità come sentimento di tenerezza e di dono (energia oblativa) e sessualità come istinto di dominio dell’oggetto desiderato (energia captativa). E anche quando l’ondata mediatica sembra controllabile, l’Io deve subire fastidiosi strascichi di riarmonizzazione.<br />
  Se, invece, la miscela amore-aggressività raggiunge la psiche di un adolescente dall’emotività fluida e disorientata, allora potranno verificarsi fantasie coattive, fissazioni ed alterazioni del sentimento affettivo-sessuale.<br />
  Perché, allora, i media dovrebbero sovvertire gli equilibri incerti della psiche, facendo un gioco destabilizzante che Freud definì pittorescamente come lo sconvolgimento degli inferi della mente (“Acheronta movevo”)  ?<br />
  A chi giova scombinare i fondali della psiche, stuzzicando il mostro che vi dorme?<br />
  Non all’individuo, se è vero che l’equilibrio psichico deriva dall’armonizzazione tra spinte pulsionali e razionali.<br />
  Tantomeno alla società, poiché, stando alla teoria freudiana, essa scaturisce proprio dalla risoluzione del conflitto fra amore ed aggressività ed è possibile solo nella misura in cui gli uomini sostituiscono, alla libertà istintuale e biologica, la libertà morale e giuridica.  </p>
<p><strong>Il condizionamento di gruppo.</strong><br />
  Una cosa è certa. Il comportamento di un ragazzo nel gruppo è differente da quello che dimostra quando è solo. Il gruppo non è la somma di più individui. E’ qualcosa di diverso, di completamente nuovo. Più è debole l’identità dei singoli, più è forte quella collettiva.<br />
  Oggi, in particolare, sembra che i giovani siano incapaci di tirarsi indietro di fronte a comportamenti che la coscienza – individuale e sociale – disapprova. Perché?<br />
  Innanzi tutto, c’è il condizionamento di gruppo, la legge del branco che indebolisce o annulla l’identità di chi ne fa parte.<br />
  C’è, inoltre, il bisogno di sentirsi accettati, uguali agli altri, il timore di ritorsioni, la funzione negativa dei leader, l’aspirazione a compiere qualcosa di memorabile nell’immaginario del gruppo stesso.<br />
  Seguono, tra le cause di tali comportamenti, anche i modelli che i ragazzi assimilano dai media, basati sul feticcio del corpo, l’affermazione aggressiva, l’idea che non si è virili se non si è brutali.<br />
  Ma, a questo punto, va aggiunto qualcosa di decisivo: la suggestione nefasta che i ragazzi ricevono dalle immagini di sesso violento, attraverso tv, internet, videogame.<br />
  Negli ultimi tempi sono entrati in circolazione videogiochi che permettono all’adolescente di avere rapporti virtuali con una prostituta, di violentare una ragazza, di uccidere una persona.<br />
  L’adolescente che partecipa a tali giochi, praticamente li vive, abolendo il confine tra realtà e finzione.<br />
  Tali emozioni diventano irresistibili se “vissute” in un’età di fluidità mentale e di fragilità emozionale qual è quella della prima e media adolescenza. Se esplodono in un contesto di vuoto valoriale e di assenza o non significatività di figure educative.<br />
  Quanti genitori vigilano sulle abitudini segrete dei loro figli, su ciò che vedono quando sono soli?<br />
  Quanti insegnanti fanno educazione emotiva, affettiva, etica, sessuale?<br />
  Siamo all’emergenza educativa. Occorre la risposta sinergica dell’intera società.<br />
  I media vanno sottoposti a norme funzionali al bene comune e non solo al profitto. Gli spacciatori di materiali porno, vanno puniti come criminali.<br />
  Se non vogliamo vivere, tra breve, in una società da incubo.   </p>
<p><strong>Seconda scheda</strong><br />
da <strong>Luciano Verdone</strong>, <em>Emergenza educativa</em>, Paoline, Milano 2009.</p>
<p>                                                                              <strong>I modelli educativi in famiglia</strong></p>
<p> - In psicologia sono stati evidenziati quattro modelli di comunicazione. Tre sbagliati (autoritario-repressivo, inibito-passivo, indifferente) ed uno corretto, quello assertivo-autorevole.<br />
  - Esaminiamo insieme i quattro modelli comunicativi, cercando d’individuare quello in cui ci riconosciamo a livello personale e quello che ci riguarda nella vita familiare.<br />
  - A questo scopo, abbiamo aggiunto ad ogni modello le applicazioni fatte da Baumrind, nel campo dell’educazione familiare. </p>
<p><strong>1. Il modello comunicativo autoritario-repressivo. </strong>  Si ha quando un soggetto esprime pensieri ed emozioni tenendo in considerazione solo il proprio punto di vista. L’esempio classico è l’individuo che concepisce la relazione in termini di potere e che attacca sistematicamente gl’interlocutori in modo diretto o indiretto.<br />
  Si esprime con la formula: Io sì – Tu no.<br />
 Riflesso nello stile di vita in famiglia.<br />
- Atteggiamento educativo autoritario: Molto controllo, aspettative alte nei riguardi dei figli, scarso dialogo con essi, tendenza a non proteggere i figli (produce aggressività da identificazione).</p>
<p><strong>2. Il modello comunicativo inibito-passivo. </strong><br />
  E’ la soggiacenza di un individuo - o un gruppo - alle idee ed emozioni di altri, e la conseguente rinuncia a manifestare le proprie. Si verifica, ad esempio, quando un figlio viene represso da un genitore autoritario o quando qualcuno avverte che gli è molto difficile opporsi ad un’ingiustizia e preferisce tacere.<br />
  Può essere espresso con la formula: Io no – Tu sì.<br />
 Riflesso nello stile di vita in famiglia.<br />
- Atteggiamento educativo permissivo: controllo minimo, aspettative basse, dialogo quasi inesistente, prevale la protezione (produce immaturità).</p>
<p><strong>3. Il modello comunicativo indifferente. </strong><br />
  Si verifica quando i soggetti della comunicazione rifiutano di farsi carico della relazione e rimangono ai margini del rapporto.<br />
  Si esprime con la formula: Io no – Tu no.<br />
 Riflesso nello stile di vita in famiglia.<br />
- Atteggiamento educativo indifferente: scarso controllo, nessuna aspettativa, poco dialogo, freddezza ed ostilità (produce insicurezza).</p>
<p><strong>4. Il modello comunicativo autorevole-assertivo. </strong><br />
  Si ha quando viene rispettata sia la soggettività propria che quella dell’altro. Ciò comporta la rinuncia a scadere o nella “competizione” (affermazione assoluta del proprio punto di vista e quindi isolamento) o  nel “cedimento” (acquiescenza aprioristica al punto di vista dell’altro con conseguente frustrazione). E la tensione a rimanere nei confini di un dialogo pacato e razionale, capace di prendere in considerazione i molteplici aspetti di un problema.<br />
  Si esprime con la formula: Io sì – Tu sì.<br />
 Riflesso nello stile di vita in famiglia.<br />
- Atteggiamento educativo autorevole: controllo, aspettative, molto dialogo, calore e protezione (produce autostima, sicurezza, indipendenza, socievolezza, altruismo, motivazione al successo).</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090618144400"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090618144400?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090618144400" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090618144400&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgrafologia_e_test%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fla-crudelta"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Gentile prof.
sono una ragazza del 5 anno del Liceo Psico-Pedagogico.
Vorrei presentare un percorso per gli esami di stato sulla crudeltà.
Può darmi dei consigli?
Grazie in anticipo.
Risposta        [...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Ma la tua sicurezza è solo apparente...</title>
	<link>http://guide.supereva.it/grafologia_e_test/interventi/2009/06/ma-la-tua-sicurezza-e-solo-apprente...</link>
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	<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 10:25:33 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Grafologia e Test</dc:creator>
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    <category>scrittura</category><category>analisi della scrittura</category><category>creatività ed autocontrollo</category><category>lettere serrate nella firma</category><category>sicurezza apparente</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/grafologia_e_test/scrittura_02.jpg" class="left" border="0" width="432" height="288" alt="" /><br clear="both" /><br />
Buonasera, le ho inviato una mia prima e-mail al quale lei ha risposto subito e per questo la ringrazio. Le ho poi inviato una seconda e-mail al quale lei nn mi ha risposto e per il quale io tenevo molto. Provo ad inviarle nuovamente il mio scritto , sperando questa volta in un suo riscontro. Capisco che deve rispondere a tante persone e si sa c&#8217;è la crisi. Nel caso lei nn volesse rispondere per i suoi ovvi motivi la ringrazio ugualmente almeno per la prima risposta, alla seconda provvederò. Distinti saluti.</p>
<p><strong>RISPOSTA</strong><br />
Dalla tua scrittura si evincono i seguenti caratteri essenziali:</p>
<p><strong>1.</strong> Si tratta di una <strong>scrittura evoluta</strong>, ritmica ed armonica. Ciò denota vitalità, ricchezza interiore, capacità creativa, flessibilità mentale, spirito di adattamento.</p>
<p><strong>2. Scrittura diritta</strong>: attaccamento ai principi, autocontrollo, una certa chiusura, apparente sicurezza. Desiderio di essere considerata e corrisposta. Essendo diritta con calibro grande, si tratta, infatti, di sicurezza più apparente che reale. </p>
<p><strong>3. Distanza mista</strong>, cioè prevalentemente serrata ma talvolta allargata. Il che denota sia atteggiamento razionale, attitudine ad una disciplina, linearità di condotta (scrittura serrata), sia creatività, intuito, instabilità (sillabe staccate, spazi irregolari tra le parole, righe leggermente saltellanti). </p>
<p><strong>4. Segni particolari.</strong>- La &#8220;t&#8221; risulta particolare. Spesso a coperchio, protesa verso il basso (spiritualità, sensibilità, preoccupazione, attitudine a farsi carico degli altri, spugna emotiva). Talvolta, invece, ad occhiello (chiusura, prevalenza di motivazioni inconsce). La stessa attitudine al ripiegamento su ragioni interiori, emotive, subconsce, si evince nel trattino iniziale della &#8220;m&#8221; ripiegato in basso. L&#8217;avviamento della &#8220;m&#8221; ripiegato in basso, denota anche ricerca di sicurezze di ogni tipo (affettive, rituali, infantili), bisogno di propiziarsi l&#8217;altro e timore di essere rifiutati.<br />
- La &#8220;g&#8221; iniziale di &#8220;Gentile&#8221;, con l&#8217;asola gonfia denota piena emotiva, passionalità, forse risentimento (la &#8220;g&#8221; è la lettera della pulsione e della sessualità).<br />
- Il trattino delle &#8220;i&#8221; quasi sempre a lampo o a triangolo denota intuito, arguzia, intelligenza.<br />
- Le finali delle &#8220;a&#8221; o l&#8217;accento della &#8220;e&#8221; lunghe denotano tendenza ad essere invadenti, a non rispettare gli spazi personali, a presentarsi in modo aggressivo ed ironico.</p>
<p><strong>5. La firma.</strong> Mentre il testo denota ciò che siamo, la firma allude a ciò che vorremmo essere. Le tue tre firme hanno in comune il segnale di voler essere forte, incisiva (lettere molto serrate) come compensazione ad un atteggiamento di difesa e d&#8217;insicurezza (rigo grafico centripeto: massa grafica compatta diretta verso l&#8217;interno della lettera). Anche la regolarità del cognome posto sempre di fronte al nome denota insicurezza, rifugio nell&#8217;identità del gruppo d&#8217;origine. Credo che la firma costituisca, in modo, particolare, la cifra della tua identità.</p>
<p>Ti ritrovi nell&#8217;analisi?<br />
Fammi sapere.</p>
<p>Luciano Verdone.</p>
<p><strong>Riscontro:</strong></p>
<p><em>Buongiorno! La ringrazio moltissimo per la risposta ricevuta. Quello che mi scrive , effettivamente rispecchia il mio modo di essere. Non sono del tutto d&#8217; accordo, circa l&#8217; invadenza degli spazi altrui, anzi, li rispetto molto. Presentarmi, a volte, in modo aggressivo e anche ironico, questo si; ma solo in caso di telefonate e sms o e-mail , mai personalmente . Le auguro buona giornata. Grazie, sentiti saluti.</em><br />
<strong> Attenzione</strong></p>
<p><strong>Puoi inviarmi la tua scrittura, scannerizzandola.</strong><strong>- L&#8217;analisi grafologica comporta un costo di cinque euro che saranno pagati anticipatamente, su richiesta, tramite Postepay.</strong></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090618102533"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090618102533?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090618102533" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090618102533&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgrafologia_e_test%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fma-la-tua-sicurezza-e-solo-apprente..."/></p>
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	</item>
    
	<item>
	<title>Cos&#039;è la modernità?</title>
	<link>http://guide.supereva.it/grafologia_e_test/interventi/2009/06/cose-la-modernita</link>
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	<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 09:48:41 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Grafologia e Test</dc:creator>
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    <category>percorsi_per_esami_di_stato_</category><category>il concetto di modernità</category><category>luciano verdone schede strutturate di sociologia</category><category>sociologia facile</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/grafologia_e_test/Sociologia.jpg" class="left" border="0" width="184" height="250" alt="" /><br />
<em><strong>PERCORSI ESAMI DI STATO</strong><br />
</em><em>Salve professore, sono una ragazza del 5 liceo scientifico ad indirizzo Brocca linguistico.<br />
Come molti ragazzi sono ormai vicina agli esami ma non ho ancora idee chiare sul mio percorso..<br />
Avevo pensato a qualcosa sulla modernità e le tecnologie ma non riesco a trovare tutti i collegamenti.<br />
Ad esempio in italiano vorrei parlare di Pirandello, dei &#8220;quaderni di Serafino Gubbio operatore&#8221;, di inglese vorrei parlare di &#8220;1984&#8243; di Orwell perchè immagina l&#8217;utilizzo di grandi teleschermi nel 1984, di biologia vorrei parlare della fecondazione artificiale, ma non trovo collegamenti con francese, tedesco e storia dell&#8217;arte&#8230;potrebbe aiutarmi? inoltre secondo lei va bene modernità e tecnologia insieme..? </em></p>
<p><strong>Risposta</strong><br />
Modernità e tecnologia insieme formano un bel binomio.<br />
- Storia dell&#8217;arte: il Futurismo.<br />
- Francese: il Naturalismo in Emile Zola.<br />
- Tedesco: il concetto di modernità in Hegel come superamento dialettico del passato.</p>
<p>Buon lavoro,<br />
<em>Luciano</em>.</p>
<p>PS.<br />
- Ti spedisco comunque una mia scheda sui sociologi e la modernità che ti potrà essere illuminante.</p>
<p>da <strong>Luciano Verdone</strong>, <em>Schede strutturate di Sociologia</em>, Andromeda, 2000. </p>
<p>                                                                                       <em> <strong>Prima scheda</strong></em><br />
                                                  <strong>LA GENESI DEL MONDO MODERNO<br />
                                                                                      Comte e Weber</strong></p>
<p><strong> Auguste Comte: la legge dei tre stadi</strong></p>
<p>- L’asse centrale della dinamica sociale è la legge dei tre stadi, (considerata da Comte quasi con venerazione come la sua “grande scoperta dell’anno 1822”) che rappresenta un principio evolutivo universale in grado di spiegare sia lo sviluppo della conoscenza individuale  (ontogenesi) sia lo sviluppo della civiltà dell’intera specie umana (filogenesi).</p>
<p>- La conoscenza umana (sia a livello individuale che sociale) passa sempre per tre fasi successive. Prima è teologica, cioè tende a spiegare “i fenomeni come prodotti dall’azione diretta e continua di esseri soprannaturali”. In seguito diviene metafisica, cioè si appella a “forze astratte, astrazioni personificate”. Alla fine arriva ad essere positiva o scientifica e rinunciando alla “vana ricerca delle nozioni assolute” si dedica solo all’osservazione delle leggi naturali ed agli esperimenti.  </p>
<p><em><strong>Stadio teologico-immaginativo </strong></em></p>
<p>-Caratteri:  pensiero: teologico; egemonia: teologi e militari; centralità:famiglia</p>
<p>· In questo stadio, corrispondente all’infanzia della scienza, che va dalle origini dell’umanità alla nascita della filosofia greca, prevalgono la fantasia ed il mito e l’uomo tende a spiegare i fenomeni attraverso cause soprannaturali (mitologia). </p>
<p>- Tutti gli esseri vengono considerati antropomorficamente viventi alla maniera umana (ilozoismo:hile:materia; zoè:vita). Si confida nella volontà di esseri superiori cercando di ingraziarsela per mutare il corso degli eventi. </p>
<p><em><strong>Stadio metafisico-astratto</strong></em><br />
- Caratteri: pensiero:f ilosofico-metafisico; egemonia: filosofi e giuristi; centralità: stato</p>
<p>· In questo stadio, da considerare come la giovinezza dell’umanità, e che va dall’inizio della filosofia greca  all’idealismo del  XIX secolo, la fede e la credenza religiosa non soddisfano più gli uomini. Si passa quindi dall’interpretazione fantastica all’interpretazione razionale della realtà. Ha inizio la filosofia come superamento della religione. Alle divinità del primo stadio si sostituiscono le entità astratte dei metafisici (forme sostanziali, essenze, cause&#8230;). wDall’egemonia dei teologi si passa all’egemonia dei filosofi e dei giuristi. </p>
<p><em><strong>Stadio positivo-scientifico </strong></em></p>
<p>Caratteri: pensiero: scientifico; egemonia.industriali; centralità: società o umanità</p>
<p>·Questo  ultimo stadio,  che rappresenta l’età adulta dell’umanità, ha inizio nella seconda metà del sec. XIX, col Positivismo, e vede il dominio assoluto della Scienza che prende il posto della Filosofia la quale, a sua volta, aveva preso il posto della Religione. </p>
<p>- Alla fantasia del primo stadio ed alla ragione del secondo segue l’osservazione empirica del terzo, sintesi tra ragione ed osservazione (procedimento logico-sperimentale). Non interessano più le cause (“Nozione teologico-metafisica&#8230;irrazionale e sofistica”) ma solo le leggi costanti, le relazioni ricorrenti.</p>
<p>- Alla egemonia dei filosofi e giuristi dell’età intermedia fa seguito l’egemonia di scienziati e tecnici. Anche per Comte, come per Saint-Simon, i giuristi, principali artefici della Rivoluzione, non sono riusciti a creare un ordine nuovo a motivo della loro concezione astratta dei problemi e del loro principale strumento  di persuasione cioè l’eloquenza. </p>
<p> <strong>Critica</strong></p>
<p>- I tre stadi comtiani, nella realtà, più che essere momenti in successione e superamento si presentano invece spesso come modelli complementari ed interagenti di lettura della realtà. Si pensi ad un individuo dotato di una forma mentis scientifica, capace nello stesso tempo di usare un linguaggio umanistico e raffinato e di interessarsi, con sensibilità di credente, di tematiche che vanno al di là della dimensione percettiva.</p>
<p>- Al contrario di Comte che considera la religione come il frutto di un pensiero mitico-primitivo, destinato a scomparire con l’avvento della razionalità e della conoscenza scientifica, altri le attribuiscono un significato sociale non solo positivo ma strutturale, cioè funzionale alla vita della società.</p>
<p>- Per Durkheim, ad esempio, la religione rappresenta la materializzazione rivelatrice di un tipo di società, un simbolo sociale che evidenzia le caratteristiche strutturali d’una data società. Non qualcosa di astratto e metafisico ma profondamente connessa con la realtà umano-sociale in quanto esprime concretamente, attraverso i simboli sacri, i contenuti mentali collettivi, l’essenza più intima di una società. (“La vita religiosa è l’espressione concentrata della vita collettiva nella sua intertezza&#8230;L’idea di società è l’anima della religione”).</p>
<p>- Per Weber, la religione è un fenomeno sociale ricco di possibilità generative: può addirittura determinare la nascita di determinati tipi di civiltà: calvinismo®capitalismo.</p>
<p><em><strong>Max Weber: la teoria della modernizzazione </strong></em>(“Economia e società” 1922, postuma).</p>
<p>-  Weber dedicò buona parte del suo gigantesco a lavoro a risolvere il problema della genesi storica della modernità, cioè a capire come sia nato il mondo moderno. </p>
<p>- Egli ammette, sempre con Marx, che il nocciolo della modernizzazione sta nel cambiamento radicale dei modi di produzione (industrializzazione), cominciati in Gran Bretagna sul finire del 1700. </p>
<p>- Ma l’economia industriale, per svilupparsi, ha bisogno di un terreno culturale adatto (correlazione funzionale economia-cultura) che consiste in una serie di circostanze favorevoli verificatesi in Gran Bretagna in quegli anni ma già presenti, in modo latente, nella storia e cioè: stabilità sociale, potere statale accentrato e forte, sistema giuridico prevedibile, mercati che assorbono le merci, tassi di credito noti, prelievo fiscale ragionevole, ecc.</p>
<p>-  Secondo Weber l’industrializzazione è stata preparata da un processo graduale di razionalizzazione che ha reso la vita sociale sempre meno legata a fatti mitici, poetici e soprannaturali, a questioni personali e particolari,  dando rilievo crescente ad una visione fondata sulla ragione e sulle regole.</p>
<p>-  Weber chiama questo processo “<strong>disincantamento del mondo</strong>” da intendere  come dominio della realtà attraverso il progresso scientifico. La differenza tra l’uomo moderno e l’uomo primitivo (anche se il primitivo conosce le sue condizioni di vita meglio di noi) è appunto nella maggiore capacità di dominio della realtà.wIl progresso scientifico, per sua natura, è un processo di autosuperamento continuo. A differenza dell’opera d’arte che è sempre tale in ogni tempo, il destino di ogni lavoro scientifico è di essere superato.</p>
<p>- Il disincantamento del mondo, per Weber, dipende soprattutto da quattro fattori: </p>
<p><em><strong>1. Il concetto di Socrate. </strong></em><br />
Rappresenta la definizione astratta di una cosa ed il principio d’identità e di non contraddizione. In base al concetto il linguaggio si arricchisce e con esso la vita umana ed in base al principio d’identità è possibile impadronirsi della verità dimostrando che una cosa è vera o falsa, nello stesso momento e sotto il medesimo punto di vista permettendo la logica scientifica.</p>
<p><em><strong>2. L’esperimento scientifico nel Rinascimento.</strong></em><br />
Iniziatosi con Leonardo, impiantatosi nella scienza ad opera di Galilei, divenuto teoria ad opera di Bacone, conduce al principio della constatabilità, verificabilità e quantificabilità della verità scientifica.</p>
<p><em><strong>3. La nascita delle grandi religioni mondiali</strong></em>: Ebraismo, Buddismo, Bramanesimo-Indusimo, Confucianesimo, Taoismo, Shinto, Cristianesimo, Islam.<br />
Esse hanno giovato in due modi. Primo: ponendo la fondamentale distinzione tra naturale e soprannaturale hanno indotto a spiegare la realtà spirituale con i principi della fede e quella mondana con i principi della ragione inducendo così ad un atteggiamento scientifico. Secondo: le grandi religioni hanno creato un ambito universale di eguaglianza umana: infatti, essendo monoteistiche ed universalistiche hanno considerato ogni uomo creatura di un unico Dio e quindi simile dell’altro uomo. Ciò ha gettato le premesse per gli scambi economici su larga scala.</p>
<p><em><strong>4. La burocratizzazione delle organizzazioni politiche. </strong></em><br />
Weber distingue due tipi di amministrazione: amministrazione aristocratica, tipica dell’antichità e del Medioevo, ed amministrazione burocratica tipica dell’età moderna. L’amministrazione aristocratica, era basata  su rapporti personali  tra sovrano e  collaboratori (es. vassallaggio-beneficio), sulla confusione tra beni dello Stato e beni privati e sull’utilizzo come collaboratori di aristocratici economicamente indipendenti dal sovrano perchè dotati di propri mezzi militari ed amministrativi. L’amministrazione burocratica è basata su una burocrazia con ruoli definiti, prelevata dalla plebe e stipendiata dal sovrano per cui, da una parte, beni privati e pubblici restano distinti e, dall’altra, mostra caratteristiche di maggiore fedeltà e subordinazione al sovrano, cosa questa che rende lo Stato moderno più accentrato e forte.</p>
<p><em><strong>5. La razionalizzazione del processo. </strong></em><br />
La procedura giudiziaria in Occidente ha registrato un’evoluzione ininterrotta dall’irrazionalità (arbitrio decisionale del giudice) alla razionalità (dipendenza del giudizio da principi strettamente codificati) e dalla razionalità materiale (moralità-immoralità di un comportamento: è buono o cattivo) alla razionalità formale (corrispondenza di un comportamento a principi giuridici e non morali: è lecito o illecito).</p>
<p><em><strong>6. L’alleanza tra Stato e capitalismo. </strong></em><br />
Questa alleanza è già evidente nel mercantilismo inglese del 1300 in cui lo Stato si presenta e si considera come un’associazione di capitalisti che mira, con un’opportuna politica di dazi, ad importare al minimo prezzo e ad esportare al prezzo più alto. Inoltre lo Stato inglese del tardo medioevo conduce una politica di monopoli che crea industrie ex-novo oppure favorisce quelle esistenti. In tal modo lo Stato accrescendo la ricchezza del paese tende ad aumentare la tassazione e quindi il suo potere.</p>
<p>                                                                                                    <em><strong>Seconda scheda</strong></em></p>
<p>                                                      <strong>I SOCIOLOGI ANALIZZANO LA SOCIETA’ COMPLESSA</strong></p>
<p><strong>I.Privatizzazione dell’esistenza ed arbitrarietà del consumo </strong></p>
<p>- <strong>Eric Hobsbawm</strong>, <em>Il secolo breve</em>, Rizzoli, Milano 1995;<br />
-  <strong>Peter Berger</strong>,<em>The Heretical Imperative</em>, N.Y., 1975.</p>
<p>- Secondo Hobsbawm, storico inglese, la società dell’opulenza ha modificato profondamente la visione della vita, secondo una relazione causale tra:</p>
<p>  - A. consumismoè B. cultura della “post-durezza”è C. privatizzazione dell’esistenzaè D. impoverimento culturale.</p>
<p>- L’avvento della “società opulenta”, nei decenni centrali del sec. XX, ha determinato l’atteggiamento consumistico, il quale ha generato una nuova concezione dell’esistenza, definita“cultura della post-durezza “, cioè una cultura da cui sono estranee aspettative di fatica e di difficoltà. </p>
<p>- Tale concezione si è consolidata a partire dalla generazione che è diventata adulta negli anni Settanta che è stata la prima nella storia umana ad aver vissuto in una situazione positiva caratterizzata da fattori quali lo sviluppo stabile dell’economia, la piena occupazione, la generalizzazione a tutti i cittadini delle misure di sicurezza sociale, l’assenza di guerre e di rivoluzioni sanguinose.</p>
<p>- Ora, un’esistenza che espelle difficoltà e durezze si trova demotivata alla mobilitazione dell’energie e all’impegno verso mete collettive, poichè ciò presuppone la disponibilità ad affrontare difficoltà ed ostacoli.</p>
<p>- Ne seguono la tentazione al ripiegamento nella sfera privata e la centralità dei desideri privati che si manifestano in una generale atmosfera di disimpegno sociale e depoliticizzazione.</p>
<p>- Per H. il consumismo ha innescato una rivoluzione culturale che si presenta caratterizzata da due aspetti: antinomiana e demotica.</p>
<p>- Rivoluzione antinomiana (da anti-nomos: avversione alla legge morale). In altre parole, la mentalità contemporanea rifiuta i modelli sociali del passato, anche recente, non già in nome di modelli alternativi, bensi in nome dell’autonomia illimitata dei desideri individuali, la quale si pone in un’antitesi di principio verso ogni normatività: “Il vecchio vocabolario morale dei diritti e dei doveri, delle obbligazioni reciproche, del peccato e delle virtù, del sacrificio, della coscienza, dei premi e delle pene, non poteva più essere tradotto nel nuovo linguaggio della gratificazione immediata dei desideri”.</p>
<p>- Questa rivoluzione “antinomiana” ha svuotato di significato soggettivo le istituzioni sociali riducendole a meri apparati di costrizione. Ciò ha comportato un esautoramento dei modelli etico-religiosi, sfociato nella liberalizzazione del sesso e della droga. Bersagli della riv. “antinomiana” sono stati la famiglia, in quanto unità sociale fondata sul matrimonio concepito come relazione privilegiata tra gli sposi e orientata alla procreazione, e le Chiese, in quanto supremi modelli normativi della coscienza collettiva.</p>
<p>- Rivoluzione demiotica (da demotikòs: popolare) in quanto s’incentra sulla componente immediata dell’esistenza, escludendo quella intellettuale, rappresentata da problemi teorici, questioni culturali, ideali, valori ecc. L’ambito della rivoluzione consumistica è la piattezza della vita quotidiana: ciò predispone ad una concezione banalizzata dell’esistenza. Alle teorie “logicamente coerenti ed approfondite” si preferiscono quelle che esprimono “opinioni largamente diffuse”: si preferisce cioè la popolarità delle idee ad aspetti di tipo logico-etico.</p>
<p>- Si assiste, di conseguenza ad un’ottundimento o opacizzazione della vita mentale. Si tratta di  un restringimento degli orizzonti dell’esperienza. Viene meno il gusto dell’interrogativo sul senso della storia e quindi dell’argomentazione razionale a sostegno di una determinata interpretazione del mondo. Cresce il disinteresse verso gl’ideali che l’uomo ha maturato in epoca moderna: il progresso generale del genere umano, la costruzione di un’alternativa migliore alla società attuale, la sollecitudine per contrastare le disparità di potere, per modificare la fisionomia del potere economico e per rintuzzare l’influenza che questo esercita sulla politica e sulla cultura.</p>
<p>- Due indicatori dell’impoverimento culturale.  </p>
<p>- 1. L’impoverimento formativo. Dopo gli anni ‘50 perfino i bambini delle classi colte del mondo occidentale perdono il gusto alla lettura che caratterizzava i loro genitori:”Le parole che dominano la società dei consumi non sono nè quelle della Bibbia nè quelle degli scrittori laici, ma i marchi dei beni di consumo o di qualunque prodotto vendibile”.</p>
<p>- 2. L’impoverimento della produzione artistico-letteraria. Nella produzione artistico-culturale si nota un grande dislivello tra la genialità e la sensibilità intellettuale del primo Novecento e quella degli ultimi decenni. Il primo Novecento, infatti, è caratterizzato da grande fertilità nel campo delle scienze filosofiche, psicologiche, sociologiche ed economiche (Popper, Heidegger, lo Strutturalismo, la Psicanalisi, Durkheim, Weber, Pareto, Keynes e Schumpeter), nel campo della letteratura (Proust, Joyce, Kafka, Thomas Mann, gl’insuperati “anni Venti” della narrativa statunitense), e nel campo delle arti figurative e della musica. Quanto alla narrativa “se cerchiamo grandi romanzi e grandi romanzieri nella seconda metà del secolo, cioè quelli che hanno come materia una società o un’epoca intera, li troveremo fuori della cultura occidentale”.</p>
<p>- Secondo il sociologo americano Berger l’orientamento consumistico poggia sulla relazione causale:  </p>
<p>        - spazio privatoèarbitrarietà del consumoèirrilevanza della sceltaèinsignificanza esistenziale</p>
<p>- Anche per Berger, infatti, lo spazio esistenziale del consumatore è lo spazio privato in quanto al consumo sono destinati due dimensioni che hanno natura privata: il tempo libero, da una parte, e la casa, dall’altra.</p>
<p>- Ora tutto ciò che è privato è per ciò stesso arbitrario, in quanto dettato dalle preferenze del momento che non sono sindacabili da parte di qualunque autorità o esigenza pubblica. Ma l’arbitrarietà delle scelte comporta l’insignficanza delle stesse.</p>
<p>- Il consumatore, a motivo della dimensione privata in cui si muove, opera scelte basate sulla pura opzionalità, secondo il principio che nessuna di esse ha più rilevanza di tutte le altre. In tal modo matura un atteggiamento psicologico di libertà esente da vincoli che tende poi a generalizzare a tutto il resto della vita, pervenendo così ad una cultura del relativismo e della insignificanza esistenziale. Questa contrassegna la società contemporanea nella quale “il bisogno di senso viene affidato alla vita privata e all’organizzazione del tempo libero, ma il fatto che ciò avvenga a piacimento di ciascuno distrugge il carattere vincolante che è proprio del senso stesso”.</p>
<p><strong>II. I simboli del consumismo e la scomparsa della morte</strong></p>
<p>-<strong>Francesco Alberoni</strong>, <em>Consumi e società</em>, Il Mulino, Bologna 1967;<br />
-<strong>David Riesman</strong>, <em>La folla solitaria</em>, Il Mulino, Bologna 1956;<br />
-<strong>Thomas Luckmann</strong>, <em>La religione invisibile</em>, Il Mulino, Bologna 1969;<br />
-<strong>Martin Heidegger</strong>, <em>Essere e tempo</em>, Longanesi, Milano 1990.</p>
<p>-Secondo il sociologo italiano Alberoni, il principio costitutivo del consumo di massa del XX sec. è un’ atteggiamento esistenziale incentrato sulla sfera privata e sgombro delle tensioni che sono connaturate a un modo impegnato di concepire la vita. </p>
<p>- Il tempo più significativo per l’uomo consumistico, secondo Alberoni, non è il tempo lavorativo ma il tempo libero inteso come spazio privato, cioè come dimensione temporale-spaziale sottratta al dominio del pubblico e caratterizzata da distensione, sospensione della concentrazione e riposo. </p>
<p>- Simbolo di questo atteggiamento è il bene di consumo più rappresentativo, l’automobile che ha appunto il significato di un diritto alla propria privatezza e tende ad una libertà priva di vincoli.</p>
<p>- Altra manifestazione tipica dell’atteggiamento consumistico è, per Alberoni, il divismo inteso come materializzazione del desiderio di una vita privata facile e felice. I “divi” impersonano l’interpretazione privatistica dell’esistenza come espansione illimitata del desiderio della facilità della vita. Essi donano al pubblico, attraverso il meccanismo della identificazione, una “soddisfazione vicaria”, cioè mediata ed immaginaria, dei desideri di una vita  privata facile ed irresponsabile, guidata dal principio del piacere anzichè dal principio della realtà.</p>
<p>-Riesman nota, a proposito, il riflesso di questo atteggiamento divistico nella letteratura americana: infatti mentre la letteratura popolare dell’Ottocento narrava storie di “eroi della produzione”, individui concentrati sul lavoro che conquistavano il successo dopo una dura lotta, la letteratura popolare del Novecento è incentrata sugli “eroi di consumo”, che sono identificati dalle preferenze in materia di abiti, donne, divertimenti, e si presentano affabili, rilassati, attraenti, idonei dunque a comunicare e ad attivare sensazioni di comodità e sentimenti di sicurezza.</p>
<p>- Secondo il sociologo Luckmann nella società consumistica il codice valoriale non ha significato universale ed oggettivo ma personale e privato. Infatti, per L., “la mentalità del consumatore non è limitata ai soli prodotti economici, ma caratterizza il rapporto dell’individuo con l’intera cultura la quale, esattamente come i vari mercati del consumatore, si configura come un eterogeneo assortimento di possibilità accessibili”.</p>
<p>- La crisi delle concezioni universali della realtà. Per L. la religione costituisce il tipo più compiuto di rappresentazione del mondo in quanto solo essa riesce a trascendere la realtà biologica dell’uomo e la routine quotidiana dando una risposta al problema del significato ultimo del mondo. Solo la religione è in grado, soprattutto di fronte agli eventi straordinari della nascita, della sofferenza e della morte, di conderire un significato umano elevato alla vita quotidiana, sottraendola alla casualità ed alla ripetitività.</p>
<p>- Ma nella società occidentale contemporanea per L., la religione e le altre concezioni universali della realtà (le filosofie, ad esempio) hanno perduto la capacità di conferire un significato alla vita quotidiana. Di conseguenza l’uomo contemporaneo non riesce a trascendere l’orizzonte della quotidianità dominato dagli imperativi della sopravvivenza, della sicurezza, del benessere.</p>
<p>- Avendo perduta la trascendenza religiosa l’uomo consumistico si chiude nella sfera privata-quotidiana, ponendo al centro la famiglia (intesa non come istituzione ma come ambiente-rifugio affettivo-comunicativo) ed il sesso che assurge a “ fonte di significanza ultima per l’individuo che si è ripiegato nella sfera privata”.</p>
<p>- Caratteristica psicologico-culturale dell’età contemporanea, per L., è anche la “scomparsa della morte” la quale è comprensibile solo all’interno di un’interpretazione globale dell’esistenza che è assente nell’attuale società.§ Per L. la morte, evento negativo per eccellenza, è paradossalmente indissociabile dal valore positivo dell’esistenza stessa. La morte, infatti, costituisce, dopo la nascita, l’evento più straordinario della vita umana, nonchè il suo momento culminante. Inoltre, lo stesso attaccamento alla vita, che induce a distogliere l’attenzione dalla morte, acquista il suo autentico significato, proprio dal riconoscimento della morte. L’indebolimento del senso della morte comporta dunque l’indebolimento del senso della vita.</p>
<p>- Il filosofo tedesco Heidegger, da parte sua, ha definito per la prima volta nella storia della filosofia, la condizione privata dell’esistenza. Essa è insediata nell’orizzonte della banalità quotidiana, che è contrassegnata congiuntamente dalla casualità e dalla ripetitività. § Nell’orizzonte dispersivo e livellato della banalità quotidiana l’individuo vive una esistenza “inautentica” nella quale la “chiacchera” fa le veci del discorso e del dibattito razionale e la semplice “curiosità” supplisce all’ottundimento della capacità di provare “meraviglia” e stupore di fronte al mondo. § Nell’esistenza “inautentica”, l’individuo è innanzitutto impossibilitato a prendere coscienza della propria destinazione alla morte. L’elusione del tema della morte costituisce per H. uno dei tratti più distintivi dello stile d’esistenza immerso nella banalità quotidiana che contrassegna la società dei consumi.</p>
 
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    ]]></content:encoded>
	<description>PERCORSI ESAMI DI STATO
Salve professore, sono una ragazza del 5 liceo scientifico ad indirizzo Brocca linguistico.
Come molti ragazzi sono ormai vicina agli esami ma non ho ancora idee chiare sul mio[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La donna nella storia</title>
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	<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 18:02:34 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Grafologia e Test</dc:creator>
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    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/grafologia_e_test/voltodidonna.jpg" class="left" border="0" width="165" height="250" alt="" /><br />
PERCORSI PER ESAMI DI STATO<br />
Salve professore&#8230; vorrei un cosiglio su cosa poter collegare di filosofia nella mia tesina sulla donna&#8230; grazie in anticipo!!! </p>
<p>Risposta:</p>
<p>Ti raccomando due fonti. Scegli tu:</p>
<p>Simone de Beauvoir, <em>Il secondo sesso</em>, Il saggiatore, Milano.<br />
oppure:<br />
Elena Gianini Belottti, <em>Dalla parte delle bambine</em>, Feltrinelli, Milano.</p>
<p>Buon lavoro. </p>
<p>T&#8217;invio, comunque, una scheda tratta dal mio libro:</p>
<p>Luciano Verdone, Emergenza educativa, Paoline, Milano.</p>
<p>                                                 <em><strong>Essere uomo, essere donna</strong></em></p>
<p>  Riflettiamo sulle seguenti affermazioni, selezionando quelle che ci colpiscono maggiormente.</p>
<p>                                                  <strong> Le due metà della mela.</strong></p>
<p>- Ha scritto il teologo protestante <strong>Karl Barth </strong>che nella civiltà greco-cristiana, nei riguardi della diade uomo-donna, abbiamo assistito ad una secolare subordinazione della donna all’uomo di tipo funzionale, limitata, cioè, ai ruoli sociali dei due sessi. Questo significa che il pensiero migliore dell’Occidente ha sempre riconosciuto la sostanziale parità ontologica fra uomo e donna ma non ha mai instaurato una parità sociale.</p>
<p>- Se da una parte, infatti, troviamo <strong>Platone</strong> che afferma: “Le donne dovrebbero di fatto, nei limiti del possibile, prendere parte a tutte le occupazioni degli uomini”, dall’altra, <strong>Aristotele</strong> sentenzia che “La donna è donna in virtù di una certa assenza di qualità”. </p>
<p>- Ci sono voluti secoli di evoluzione culturale per arrivare ad ammettere che “L’uomo e la donna sono due modi di sperimentare l’essere persona” (Giovanni Paolo II). Che “Non esistono qualità maschili e femminili ma solo qualità umane” (Elena Gianini Belotti).</p>
<p>- L’evoluzione della consapevolezza femminile è passata, sostanzialmente, attraverso tre fasi: </p>
<p>a. Il <strong>primo femminismo</strong>, a cavallo fra Ottocento e Novecento, si è battuto per la parità dei diritti (voto, trattamento sul lavoro, servizi per la custodia dei bambini…) ma ha rischiato di fare della donna una “fotocopia dell’uomo”, perdendo di vista lo specifico femminile.</p>
<p>b. Il <strong>secondo femminismo</strong>, esploso negli anni ottanta del Novecento, ha mirato, invece, alla distinzione ed all’identità, al modo specifico della donna di essere persona. Parola d’ordine: “parità nella diversità”.</p>
<p>c. Il <strong>femminismo attuale,</strong> iniziato negli anni novanta, ha come concetto chiave la reciprocità: l’uomo e la donna realizzano la persona umana solo all’interno di una relazione frontale ed interfunzionale, senza subordinazioni o astratte omologazioni.   </p>
<p>• “Non è bene che l’uomo sia solo. Voglio fargli un aiuto che gli sia simile” (Bibbia, Libro della Genesi).</p>
<p>• “Gli stessi sentimenti hanno tempi differenti nella donna e nell’uomo. Motivo per cui uomo e donna non cessano di fraintendersi” (Friedrich Nietzsche). </p>
<p>• “L’uomo non è superiore alla donna, né la donna all’uomo. Ciò non vuol dire che siano uguali in tutto. Ciascuno dei due possiede la totalità e la dignità dell’essere umano, ma non nella stessa forma” (Giovanni Paolo II).</p>
<p>• “Il riferimento fondamentale va fatto non tanto al sesso quanto alla persona. Non sussiste il sesso come realtà a se stante ma solo la persona sessuata” (Conferenza episcopale italiana).</p>
<p>• “Il corpo, in quanto sessuato, esprime la vocazione dell’uomo alla reciprocità, cioè al mutuo dono di sé” (Conferenza episcopale italiana).</p>
<p>• “Gli uomini che parlano male della donna, o le donne che disprezzano gli uomini, lasciano molto in sospetto sulla completezza della loro evoluzione sessuale” (Leonardo Ancona). </p>
<p>• “Non più ripartizioni di compiti – a me il sacerdozio, la giustizia, la politica, a te la casa, l’educazione dei figli, l’assistenza – ma fare entrambi le stesse cose, e farle in modo diverso” (Bruno De Marchi).</p>
<p>• “La donna, nel nome della liberazione dal dominio dell’uomo, non può tendere ad appropriarsi delle caratteristiche maschili, contro la sua propria originalità femminile. Esiste il fondato timore che su questa via la donna non si realizzerà, ma potrebbe invece deformarsi e perdere ciò che costituisce la sua essenziale ricchezza” (Giovanni Paolo II).</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090617180234"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090617180234?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090617180234" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090617180234&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgrafologia_e_test%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fla-donna-nella-storia"/></p>
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	<description>PERCORSI PER ESAMI DI STATO
Salve professore&amp;#8230; vorrei un cosiglio su cosa poter collegare di filosofia nella mia tesina sulla donna&amp;#8230; grazie in anticipo!!! 
Risposta:
Ti raccomando due[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il gioco</title>
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	<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 09:44:05 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Grafologia e Test</dc:creator>
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    <category>percorsi_per_esami_di_stato_</category><category>il gioco è espressione di bisogni</category><category>il valore del gioco</category><category>in evidenza</category><category>la funzione liberatoria del gioco</category><category>luciano verdone schede strutturate di pedagogia</category><category>percorsi per esami di stato</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/grafologia_e_test/Ilgioco.jpg" class="left" border="0" width="432" height="331" alt="" /><br clear="both" /><br />
<em>Salve prof,<br />
sn un ragazzo che studia in un istituto psico pedagogico.<br />
Volevo sapere cosa potevo portare d pedagogia sapendo che il tema principale della<br />
mia tesina &#8220;Iillusione e realtà&#8221;  </em></p>
<p><strong>RISPOSTA:</strong></p>
<p>Potresti portare il tema del gioco.</p>
<p>Ti spedisco una scheda tratta dal mio libro:</p>
<p><strong>Luciano Verdone</strong>, <em>Schede strutturate di pedagogia e scienze dell&#8217;educazione</em>,<br />
Andromeda.</p>
<p>                                                                   <strong>IL GIOCO</strong></p>
<p><em><strong>L&#8217;enigma gioco</strong></em></p>
<p>  Perchè in natura esiste il gioco? Come mai gli animali superiori e gli esseri umani dedicano parte del loro tempo a giocare? Quale senso ha quest&#8217;attività apparentemente inutile?<br />
  Il significato del gioco ha appassionato filosofi e biologi, sociologi e psicologi, antropologi ed etologi.<br />
  Nel corso del XIX e del XX sec. sono state proposte diverse teorie sul significato del gioco.<br />
  In linea di massima le ricerche sul gioco coincidono con un progressivo riconoscimento del valore del gioco e con la consapevolezza crescente che le attività ludiche hanno senso e dignità.</p>
<p>  Le teorie sul gioco possono essere distinte in tre tipologie:<br />
 <em> - teorie residuali,<br />
  - teorie dell&#8217;esercizio<br />
  - ludocentrismo di Huizinga.</em></p>
<p>                                                                          <strong>A. Le teorie residuali</strong></p>
<p>   Secondo queste teorie i comportamenti ludici o sono il frutto di un affinamento evolutivo (Spencer) o  rappresentano tracce, residui evolutivi, tipici del comportamento primordiale della specie umana (Hall).</p>
<p>  Il filosofo positivista ed evoluzionista inglese, Herbert Spencer (1820-1903) ha espresso la teoria del surplus di energia.<br />
  Con l&#8217;evoluzione gli esseri viventi affinano sempre più le abilità necessarie a sopravvivere  nel proprio ambiente, cosicchè quelli che si trovano ai livelli più alti della scala biologica finiscono per impiegare poche risorse nella lotta per la sopravvivenza e per avere un di più di energia da spendere. wGli esseri<br />
umani, situati al vertice del cammino evolutivo, hanno una considerevole carica di energia che sfogano in attività ludiche prive di senso.<br />
  Chi ad esempio si è dedicato molto ad un lavoro intellettuale ha accumulato molta energia da incanalare in comportamenti motori (es. bambini che si scatenano dopo una mattinata di scuola).</p>
<p>  Lo psicologo americano Stanley Hall, discepolo di Wundt, partendo dal principio derivato dall&#8217;embriologia che l&#8217;ontogenesi (storia evolutiva dell&#8217;individuo) ripeta in breve la filogenesi (storia evolutiva della specie), vede nei comportamenti ludici dei bambini il riapparire di attività che hanno caratterizzato l&#8217;umanità nelle fasi iniziali della sua storia evolutiva.<br />
  La tesi di Hall non regge perchè il principio embriologico suesposto può essere applicato solo allo sviluppo biologico ma non a quello psicologico e sociale.</p>
<p>                                                                             <strong>B. Le teorie dell&#8217;esercizio</strong></p>
<p>   Le teorie dell&#8217;esercizio costituiscono un passo avanti sulla strada di attribuire valore e dignità al gioco.<br />
  Per queste teorie il gioco ha una sua funzionalità connessa alla vita: è un&#8217;occasione di esercizio in preparazione della vita realee dei suoi compiti futuri.<br />
  Già Kant e soprattutto il pedagogista tedesco Frobel (1782-1852) avevano espresso una teoria sulle<br />
funzionalità espressive e congitive del gioco. wMa a dare impulso a questa concezione ful il filosofo e psicologo tedesco Karl Groos (1861-1946) il quale sostenne che le specie animali che sono più dipendenti da un flessibile adattamento all&#8217;ambiente piuttosto che dalla trasmissione d&#8217;informazioni genetiche, grazie al gioco, acquisiscono e affinano le abilità tipiche della loro vita adulta: si preparano alla difesa, alla caccia ecc.<br />
  Esempio del picchio delle Galàpagos che estrae vermi dalle fessure delle cortecce d&#8217;albero sia quando ha fame, mangianddoli, sia quando è sazio, senza mangiarli.<br />
  Nel XX sec., sulla falsariga di Groos, si è compreso che il gioco è utile sia allo sviluppo emotivo, sia allo sviluppo cognitivo, sia allo sviluppo sociale.</p>
<p>  <strong>Sviluppo emotivo </strong>(Freud, Winnicot).<br />
  Per <strong>Freud </strong>il gioco assicura l&#8217;equilibrio emotivo del b. in due modi: 1)funzione catartica: consente di sublimare pulsioni non accettate dalla società trasferendole su oggetti alternativi (il bambino frustrato percuote un orsacchiotto senza che nessuno lo rimproveri per la sua aggressività); 2)funzione di controllo ansioso: nella finzione il b. può dominare mentalmente le cose che nella realtà lo spaventano e non<br />
riesce a gestire (il b. che gioca al dentista per rappresentare e gestire mentalemtne la paura di questo personaggio).<br />
  Lo psicanalista <strong>Winnicot</strong> (1971) ritiene che il gioco sia un ausilio fondamentale per superare l&#8217;angoscia di separazione del b. dalla madre.<br />
  Egli ha introdotto in psicologia la nozione di <em>oggetto transizionale </em>(coperte, bambolotti e altre cose da cui i bambini ricavano un senso di sicurezza nelle fasi in cui gli attaccamenti<br />
infantili evolvono verso il distacco).</p>
<p><strong>Sviluppo cognitivo </strong>(Piaget, Bruner).<br />
  <strong>Piaget </strong>ha messo in luce che il gioco ha una funzione fondamentale nello sviluppo dell&#8217;intelligenza tant&#8217;è vero che evolve di pari passo con le capacità intellettive del bambino.<br />
  L&#8217;evoluzione del gioco esprime per Piaget due dinamiche: il passaggio dal concreto all&#8217;astratto<br />
ed il passaggio dall&#8217;egocentrismo alla socialità.<br />
  Cosi apprende fin da 2/3 mesi, nello stadio senso-motorio (corrispondente alla fase della rappresentazione attiva di Bruner:&#8221;Una cosa serve per quello che ci si fa&#8221;) il <strong>gioco funzionale o d&#8217;esercizio </strong>consistente nel manipolare il mondo circostante. Entrando nello stadio preoperatorio, già da due anni, è capace di fare un  <strong>gioco simbolico </strong>o di finzione, in cui &#8220;fa finta di&#8230;&#8221;, cioè adopera oggetti simbolici al posto degli oggetti reali. Intorno a 7/8 anni, entrando cioè nello stadio operatorio concreto (corrispondente alla fase della rappresentazione iconica di Bruner) egli approda al <strong>gioco realistico </strong>o gioco di costruzione che costituisce il superamento del gioco simbolico e consiste nella capacità di riprodurre, in modo esatto , la realtà (riproduzione dell&#8217;interno di una casa o di un villaggio&#8230;). Infine, verso i 12 anni, corrispondente allo stadio operatorio formale (ed alla fase della rappresentazione<br />
verbale di Bruner) il bambino matura la capacità del <strong>gioco con regole </strong>che è un gioco tipicamente adulto: sono le regole, formalmente regolamentate, che si trasmettono di bambino in bambino e di generazione in generazione e presuppongono l&#8217;esistenza di ruoli e relazioni sociali stabiliti e la apcità di oggettivare delle norme in astratto, cioè di prescindere da situazioni e circostanze.<br />
  Questo tipo di gioco ha carattere funzionale al rispetto delle norme sociali. w Piaget è dell&#8217;idea che il gioco, al<br />
contrario del linguaggio che segue una dinamica accomodativa (il bambino si deve adeguare passivamente a codici già precostituiti dalla società) segua invece una dinamica assimilativa (la realtà viene assimilata liberamente e creativamente agli schemi che possiede, ritagliandosi così uno spazio creativo tutto suo). Ma le ricerche empiriche hanno successivamente smentito questo assunto. E&#8217; emerso al contrario che nel gioco, il bambino, stimolato dalla realtà, tende a elaborare, sempre creativamente, organizzazioni mentali nuove, anzichè ripetere le vecchi. Si tratta non di assimilazione ma di accomodamento alla realtà .<br />
  Per <strong>Bruner</strong> il gioco è funzionale all&#8217;apprendimento perchè, al riparo dall&#8217;assillo dei bisogni reali, consente al bambino la libera sperimentazione di comportamenti e soluzioni a problemi, facilitando l&#8217;inventiva e le correlazioni insolite (divergenza).</p>
<p>  <strong>Sviluppo sociale. </strong>Le ricerche empiriche mostrano che i giochi di finzione, in particolare, e quelli con regole facilitano i rapporti sociali, non solo perchè preparano ai ruoli da svolgere, ma anche perchè rendono più flessibili e tolleranti nei riguardi degli altri. w  In antropologia culturale il gioco infantile è stato in genere visto come momento in cui le nuove generazioni vengono socializzate ai valori, alle norme, ai modelli di vita della cultura di appartenenza (Geertz e il combattimento dei galli a Bali).</p>
<p>                                                                                   <strong>C. Il ludocentrismo di Huizinga</strong><br />
  Lo storico olandese, <strong>Johan Huizinga </strong>(1872-1945), ripreso poi dal francese Roger Caillois (1913-1978), nel suo libro Homo ludens, diviene il protagonista, già dalla prima metà del XX sec., di una rivoluzione copernicana nella concezione del gioco. wEgli supera la teoria dell&#8217;esercizio, sottoponendola alle seguenti critiche. wLe teorie dell&#8217;esercizio  non attribuiscono al gioco un valore autonomo ma lo finalizzano a qualcos&#8217;altro ritenuto fondamentale per la vita (il lavoro, l&#8217;inserimento sociale ecc.).<br />
  Esse, (lo riconosce anche Erikson) disconoscendo il fondamentale carattere estetico-espressivo del gioco, sostengono che il gioco sia un lavoro inconsapevole mascherato da gioco (cfr. Piaget).<br />
  Inoltre le teorie d&#8217;esercizio pongono troppa enfasi sul carattere positivo del gioco dimenticando che<br />
esiste anche il gioco cattivo (aggressività, distruttività, crudeltà, vizio, dissipatezza&#8230;).<br />
  Per Huizinga lo spirito ludico è un tratto fondamentale dell&#8217;uomo. Il gioco è importante come la opravvivenza, la produzione, l&#8217;inserimento sociale ecc.<br />
  Il gioco è al centro, all&#8217;origine, della civiltà:&#8221;la cultura nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco&#8221;.<br />
  Quando gli uomini danno vita alla civiltà, in realtà giocano, perchè solo nel gioco è possibile la creatività necessaria a quest&#8217;operazione. Dietro l&#8217;arte, la scienza, la religione, la filosofia, il diritto, troviamo lo spirito ludico. &#8220;La cultura è dapprima giocata&#8230;Nei giochi e con i giochi la vita sociale si riveste di forme soprabiologiche che le conferiscono maggior valore&#8221;.<br />
La storia è vista da H. come dialettica tra momenti creativi di gioco e momenti di cristallizzazione e stabilizzazione istituzionale. Basta perdere l&#8217;equilibrio tra spirito ludico e spirito serio, innovazione e<br />
tradizione, e si scivola nella barbarie.</p>
<p><strong>Conclusione.</strong> Esistono anche teorie moderate che fanno da tramite tra teorie dell&#8217;esercizio e ludocentrismo.<br />
  Infatti ciascuna teoria suggerisce spunti interessanti e contiene frammenti di verità. Bisognerebbe rinunciare ad una teoria troppo generale e descrivere la funzionalità delle singole espressioni ludiche. &#8220;Il comportamento ludico-osserva Berlyne- comprende un&#8217;assortimento talmente eterogeneo (dallo sport allo scherzo, dal gioco di esercizio a quello di regole&#8230;) che è altamente improbabile che possa avere nel suo<br />
complesso un&#8217; unica funzione&#8221;.</p>
<p>                                                         <strong>Caratteristiche fondamentali del gioco</strong><br />
  1. <strong>L&#8217;improduttività</strong> (il gioco non risponde a criteri di utilità apparente ma è fine a se stesso: il bambino che tira fuori le pentole da un&#8217;armadio per giocare).<br />
  2. <strong>La piacevolezza </strong>(giocare produce effetti emotivi positivi: gratificazione, soddisfazione,<br />
divertimento; ha in se stesso un tornaconto emotivo: è autoremunerativo o intrinsecamente appagante (cfr. Aristotele).<br />
  3. <strong>La spontaneità </strong>(se si è costretti non è più un gioco e non diverte).<br />
  4. <strong>Lo stacco </strong>(il gioco comporta l&#8217;interruzione della routine quotidiana attraverso la cosiddetta comunicazione di gioco che consiste in un&#8217;affermazione o segnale che sta a significare&#8221;Questo è un<br />
gioco!&#8221;allo scopo di non essere fraintesi o presi sul serio: es. i cuccioli di cane flettono gli arti anteriori, abbaiano e agitano la coda).<br />
  5. <strong>La tranquillità </strong>(il gioco presuppone che non si abbia impegni di primaria importanza e ci si possa rilassare: ad esempio i bambini possono dedicarsi al gioco in quanto gli adulti provvedono al loro sostentamento, protezione ecc.).<br />
  6. <strong>La regolamentazione </strong>(tutti i giochi, in modo più o meno evidente, sono regolamentati:anche chi fa una piroetta libera non è totalmente libero ma deve tener conto, perchè sia divertente, di principi meccanici e fisiologici). Libertà (perchè ci sia divertimento, chi gioca deve avere<br />
ampia facolta di manovra: ad es. al Monopoli, lo stesso giocatore può essere audace o avaro).<br />
  7. <strong>L&#8217;incertezza</strong> (il gioco comporta una certa incertezza nei suoi sviluppi altrimenti diventa monotono).<br />
  8. <strong>La finzione </strong>(il gioco comporta la finzione dell&#8217;abolizione momentanea della realta, per cui è più disfunzionale al gioco il <em>&#8220;guastafeste</em>&#8220;, che infrange le regole della finzione, che il &#8220;<em>baro</em>&#8220;, che infrange le regole della lealtà; Huizinga).</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090616094405"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090616094405?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090616094405" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090616094405&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgrafologia_e_test%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fil-gioco"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Salve prof,
sn un ragazzo che studia in un istituto psico pedagogico.
Volevo sapere cosa potevo portare d pedagogia sapendo che il tema principale della
mia tesina &amp;#8220;Iillusione e[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Test degli alberi, fiori di pesco</title>
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	<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 10:40:10 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Grafologia e Test</dc:creator>
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    <category>volti_di_donna</category><category>essere se stessi</category><category>non subire gli altri</category><category>test degli alberi personalità</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><strong>TEST, DISEGNO DEI TRE ALBERI</strong><br />
<em>Il primo albero:è molto grande, il tronco è grosso e nodoso. le foglie sono tutte verdi, la chioma è molto folta.<br />
Il secondo albero è più piccolo, fusto sottile, di colore tendente al nero.nella chioma noto solo tantissimi fiori rosa.<br />
Il terzo invece è un salice piangente, si contorce e le fronde sono cascanti che toccano il terreno</em></p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/grafologia_e_test/fiorirosa.jpg" class="left" border="0" width="432" height="288" alt="" /><br clear="both" /><br />
<strong>RISPOSTA</strong><br />
- Il primo albero riguarda il livello del dover essere. Esprime mentalmente quello che tu vorresti diventare.<br />
Ti piacerebbe apparire con la personalità forte, imperturbabile, essere una buona incassatrice (albero grande, tronco grosso e nodoso), apparire piena di ottimismo, risorse e progetti (foglie verdi, chioma folta).<br />
 - Il secondo albero, invece, riguarda il livello dell&#8217;esperienza sociale.<br />
Allude a come gli altri effettivemente ti vedono. E gli altri ti vedono psicologicamente fragile e condizionabile (fusto sottile), pessimista (tendente al nero), ma anche sentimentale e dolce (tantissimi fiori rosa).<br />
- Il terzo albero è relativo alla realtà intima ed effettiva.<br />
E tu sei portata a deprimerti, al vittimismo (salice piangente), al dubbio ed alla conflittualità (si contorce), ad accettare passivamente le situazioni e le imposizioni altrui (fronde che toccano il terreno).<br />
Ti rinconosci nell&#8217;analisi? Fammi sapere.<br />
<em>Luciano.</em></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090612104010"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090612104010?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090612104010" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090612104010&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgrafologia_e_test%2Finterventi%2F2009%2F06%2Ffiori-rosa-fiori-di-pesco"/></p>
    ]]></content:encoded>
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Il primo albero:è molto grande, il tronco è grosso e nodoso. le foglie sono tutte verdi, la chioma è molto folta.
Il secondo albero è più piccolo, fusto sottile, di[...]</description>
	
	</item>
    

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