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I biases

Sono distorsioni conoscitive che creiamo nella interazione sociale. Tutti ne siamo soggetti e non solo personalità particolari, come riteneva Adorno.

- E’ proprio negli ultimi decenni che si è sviluppato in psicologia il concetto di biases. Col termine inglese bias (plur. biases) s’intendono le tendenze distorsive che avvengono abitualmente nei processi di interazione sociale.

- I biases, infatti, non sono errori occasionali ma distorsioni sistematiche. Anche le persone più equilibrate ed intelligenti ne sono soggette. Se analizziamo anche solo per pochi minuti i pensieri e i discorsi di una persona, li troviamo pieni di biases.

-Abitualmente i biases si combinano e si sommano tra loro. “Dietro stereotipi, distanza sociale e pregiudizi sembra esserci un groviglio di biases” (Bianchi-Di Giovanni).

I biases più comuni

- Esaminiamo, a titolo esemplificativo, alcuni tra i biases più comuni:

- L’effetto priming (innesco). Equivale alla predisposizione a focalizzare la nostra attenzione solo su aspetti salienti, trascurando gli altri. In una frase o in una successione di figure notiamo di più gli elementi posti all’inizio e alla fine. Noteremo in una persona di più un’anomalia fisica o una bellezza particolare. Un volto infantile richiama l’attenzione ed evoca tenerezza, un volto malnutrito evoca sentimenti di compassione.

- La correlazione illusoria. Sovrastimiamo l’associazione tra due variabili, dandole un valore di rapporto significativo che di fatto non ha. Ad esempio, vediamo zingari in giro, poco dopo sentiamo dire che ci sono stati dei furti e pensiamo che gli zingari hanno rubato.

- La parzialità. La social cognition non è mai distaccata ma risponde al bisogno funzionale della difesa della nostra autostima, della conservazione dell’identità di gruppo, del sentirsi normali e realizzati. Così saremo portati ad associare al nostro gruppo gli aspetti migliori e, viceversa, i peggiori all’altro.

- L’accentuazione. Tendiamo ad accentuare le differenze tra esemplari di diverse categorie (sovrastima intercategoriale) e a minimizzare quelle tra gli appartenenti a una stessa categoria (sottostima intercategoriale). Ad esempio i “Lumbard”, nella propaganda leghista, appaiono omogeneamente industriosi e onesti, mentre al contrario, i Meridionali, succubi dello Stato assistenziale, tendenti alla raccomandazione

- L’autoconvalida. Una volta che ci siamo fatta un’idea sulle cose, tendiamo a conservarla a dispetto delle prove contrarie. Ciò avviene per bisogno di coerenza, di armonia cognitiva, per economia cognitiva o omeostàsi. Così, ad esempio, noteremo un negro sdraiato su una panchina per convalidare il pregiudizio della pigrizia dei negri, senza considerare che è un’ora di riposo per tutti.

- I biases da categorizzazione . Derivano dalla tendenza di catalogare le persone in classi o categorie. Così rimaniamo prigionieri degli stereotipi e delle etichette verbali senza approfondire la conoscenza della singola persona. Così, ad esempio, se un medico mi dà un consiglio esso avrà particolare valore per il fatto che viene espresso da un’autorità di competenza, da un medico (etichetta verbale) anche se magari si tratta di un’ovvietà che potrebbe essere espressa da chiunque.

- Il conformismo di gruppo. Se c’è diffuso accordo sul modo di concepire un altro gruppo e di trattarlo, è difficile che qualcuno vada contro corrente.

-Le autoconferme comportamentali. Se ci aspettiamo dall’altro un certo comportamento, in base a posizioni pregiudiziali, finiremo, in qualche modo, per provocarlo. Il famoso esperimento dell’ “effetto Pigmalione”: la classe presentata all’insegnante ignaro come super-dotata dagli sperimentatori e considerata tale dall’insegnante, fin’ per migliorare le sue prestazioni. Noi stessi siamo condizionati da ciò che sappiamo che gli altri pensano di noi e dai feed-back che ci arrivano dalla relazione. E’ assodato ormai, infatti, che la definizione del sé è di natura relazionale. I negri, ad esempio, saranno condizionati dagli stereotipi che li riguardano e portati a comportarsi di conseguenza; la stessa cosa vale per l’alunno ritenuto indisciplinato dalla maestra, ecc.

Commenti dei lettori

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  • katygarcia

    31 Mar 2010 - 09:05 - #1
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    devo fare la maturità di socio psico pedagogico e tutti questi argomenti m’interessano molto|!!!ben fatto ..grazie

  • bo

    02 Nov 2010 - 14:43 - #2
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