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La preghiera come terapia

La preghiera, in particolare l’orazione mentale, produce cambiamenti positivi nel corpo: diminuzione del ritmo cardiaco, notevole riduzione del consumo di ossigeno, presenza di onde alfa nel cervello. E’ il risultato di una ricerca coordinata da Luciano Bernardi, dell’Università di Pavia, su un campione di volontari di tre ospedali (Oxford, Firenze, Gdansk in Polonia) e pubblicata in febbraio del 2002 sul “British Maedical Journal”.

La notizia non è nuova. Herbert Benson fu il primo a studiare, negli anni ’70, gli effetti della meditazione dal punto di vista medico, controllando i cambiamenti fisiologici e metabolici prodotti dall’orazione mentale nei carmelitani scalzi di Washinton. Altre indagini, in seguito, confermarono il potere terapeutico della preghiera, per cui fu inserita nella cura delle malattie cardiache e tumorali.
Le scoperte dell’equipe di Bernardi, ultime nell’ordine di tempo, ribadiscono, in particolare, che sia il rosario, con la sua monotona ripetitività, sia il “mantra yoga” buddista (cioè la ripetizione ininterrotta di una parola o di una frase) riducono gli atti respiratori di più della metà, portandoli a 6 al minuto, contro i 14 della respirazione spontanea. “Col rosario, così come con il mantra, si verifica, in pratica, - spiega il dottor Simone Concetti dell’Ospedale S. Maria Nuova di Firenze- una sincronizzazione del respiro con il ritmo del cuore e con quello della circolazione del sangue. Un effetto benefico: l’ossigenazione del sangue migliora, la pressione si normalizza e la tolleranza all’esercizio fisico aumenta”.
Già Benson aveva osservato, in seguito alle sue ricerche sui monaci del Dalai Lama che, tra le altre cose, la meditazione elimina, o almeno attutisce lo stress, l’ansietà, le preoccupazioni, le crisi di panico, aumentando la capacità di concentrazione, il rendimento scolastico, la creatività personale, la comprensione degli altri e la serenità.
La psicologia conferma la ricerca medica. Fu proprio Maslow ad occuparsi di un fenomeno denominato “esperienza suprema” o “esperienza transpersonale” che consiste nell’estensione dell’identità del singolo oltre se stesso ed i propri problemi. Essa si realizza, quando la mente raggiunge una forma di consapevolezza unitaria, di timore reverenziale verso un essere sovrumano, il sentimento della propria unicità e della trascendenza rispetto a se stessi, la percezione della sinergia del singolo con la specie umana o col cosmo, ma anche in situazioni mentali di creatività sbrigliata, di umorismo, di autoironia, che ci portano a relativizzare e sdrammatizzare le nostre esperienze. Quando ci sentiamo significativi ed in pace con noi stessi, o armonizzati con un paesaggio, quando interagiamo in modo autentico e profondo con un’altra persona, il nostro organismo diventa tonico, irradiante, emette vibrazioni che polarizzano l’attenzione positiva degli altri verso di noi. Le famose onde alfa.
Ma cos’è la preghiera? Santa Teresa d’Avila la definisce un “esercizio d’amore”. “L’orazione mentale, - ella scrive- non è altro, per me, che un intimo rapporto di amicizia, un frequente intrattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo di essere amati”.
Come si prega? I medici che applicano la terapia dell’orazione mentale raccomandano alcuni accorgimenti. Primo. Dedicare alla preghiera un tempo adeguato (20 minuti al mattino ed altri 20 la sera). Secondo. Scegliere un luogo tranquillo (anche Gesù si ritirava in luoghi appartati). Terzo. Assumere una posizione comoda del corpo. Quarto. Assumere un atteggiamento recettivo davanti a Dio (esprimere sentimenti di abbandono confidente). Quinto. Dereflessione. Non imporre nulla alla mente, non lottare contro le distrazioni, ma lasciare che i pensieri fluiscano sempre più tranquilli. Non c’è che dire. Una ricetta terapeutica alla portata di tutti. E conosciuta, praticamente, da sempre.

Leggi, a proposito, un opuscolo breve, chiaro, avvincente:
LUCIANO VERDONE, La preghiera come terapia, Paoline, Milano 2010, Euro 5.

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