Per comprendere la tua fobìa è utile che tu compia un viaggio mentale nel primo anno di vita, la cosiddetta “Fase orale”, nella quale domina l’”atteggiamento incorporatorio” (il bambino si percepisce come uno che mangia) ed è fondamentale il binomio “cibo-madre”: le due cose sono praticamente associate. Diciamo che una parte di te è rimasta fissata a questa associazione. Rifiutando il cibo fuori casa tu implicitamente continui a scegliere inconsciamente come unico mondo la figura materna. Perché? Ti difendi dalla novità confermando equilibri rivelatisi rassicuranti. Ti difendi dalla crescita e forse anche, implicitamente, dalla crescita sessuale associata all’atto incorporatorio. Può darsi che questo meccanismo si sia innescato nel momento in cui hai fatto ingresso nella realtà sociale attraverso la scuola d’infanzia, avvenimento, questo, lacerante e traumatico per molti, specie se effettuato quando il bambino non ha la dovuta maturità psico-fisica. Hai scritto tu stessa, infatti: “Con i miei coetanei soprattutto maschi ho più disagio che con altre persone di età molto diversa dalla mia”. Il distacco dalle figure parentali deve essere stato terribile e ti ha portato a rinforzare sicurezze della prima infanzia. Torna con la mente a quei momenti, chiedi notizie ai tuoi circa il comportamento manifestato nei primi giorni della scuola d’infanzia. Dammi conferma. Con affetto. Luciano.
Conferma della scrivente Prima di tutto grazie mille per la risposta: questo è il primo discorso fatto da un esperto di questi problemi in cui mi riconosco veramente! Ci sono tanti elementi che non solo mi hanno fatto riflettere ma in un certo senso anche sorridere perché nel leggerle pensavo: sì, sono io! è la mia situazione! E forse sono felice perché il primo dei tantissimi passi per riuscire a “sbloccarmi” da questo problema è sempre stato per me il capirne i motivi, l’origine nascosta …
Secondo intervento sull’argomento
Sono un ragazzo di 18 anni e ho un problema molto simile (se non identico)con quello della ragazza che ho copiato sopra…con l’aggiunta che anche con lo stomaco pieno con una piccola emozione o qualcosa del genere ho quel sintomo di vomito….questo mi causa appunto parecchi disagi oltre a crearmi dei complessi pensando al futuro con una ragazza ecc… Non mi sono mai rivolto a specialisti…quindi volevo sapere come devo agire su questo sintomo per cercare di eliminarlo o almeno di arginarlo…
Terzo intervento sull’argomento
Ciao ho letto le problematiche dei due ragazzi e devo dire che mi ci ritrovo anche io anche se in maniera leggermente minore..volevo proporre se era possibile di andare a mangiare un giorno tutti e tre insieme in modo da farci coraggio a vicenda e magari sbloccarsi anche nelle occasioni future con altri. Una sorta di riunione che poi potremmo portare a nostro vantaggio, se leggete e siete interessati potete scrivermi alla mia email: Andrea.
La guida risponde
Credo che tu possa adottare queste direttrici comportamentali. 1. Accettazione e relativizzazione.
Ammetti ttranquillamente di posedere questo problema. Distinguilo da te stesso con un atto di autotrascendenza: tu non sei un problema ma hai un problema; tu non sei solo questo ma hai tante altre qualità e possibilità. 2. Alteroinvestimento.
Proiettati sugli altri, sulle loro ansie e sentimenti. Vivendo negli altri finisci per depolarizzarti da te. Anzi lo stimolo ansiogeno viene sublimato in energia positiva. 3. Dipendenza positiva.
Prova a creare delle associazioni mentali fra cibo e musiche gradevoli, paesaggi ameni, profumi deliziosi, belle ragazze. In fondo, ogni ragazza può essere paragonata ad una brevanda o ad un cibo. 4. Dereflessione ed intenzione paradossa.
Quando il sintomo ansioso diventa forte, prova a riderci sopra di cuore (dereflessione) ed a portalo mentalmente all’estremo, fino alla nausea peggiore (intenzione paradossa). Se riesci ad affrontare mentalmente il massimo sarai meglio capace di gestire il minimo che la realtà di presenta. Affettuosamente. Luciano.

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