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Le sette regole dell'amore ( © Copyright - Verdone).

Amarsi è un fatto naturale, qualcosa che sembra appartenere all'istinto, alla spontaneità. Nella persona umana, invece, l'amore riceve uno spessore culturale notevole che lo lega ai modelli sociali del gruppo, all'educazione, alla mentalità del soggetto, spesso deformata. Anche in amore, dunque, è necessario confrontarsi con parametri normativi, e chiederci se siamo sulla strada giusta... Ecco sette regole con le quali misurarti. Per ognuna puoi attribuirti un punteggio da zero a quattro, aumentando man mano che l'atteggiamento positivo viene riscontrato. Darai quattro quando realizzi in pieno il codice valoriale proposto dalla singola regola. Il massimo del punteggio è 28. Al di sopra di 21 sei già in area di eccellenza. Al di sotto della metà (14) entri in area lampeggiante. Al di sotto del quarto (7) sei, invece, in area critica. E' un riscontro che puoi fare, come un gioco, con la persona che ami...

Prima regola
- L’amore non è una scelta.

- La scelta dell’altro non è casuale, anche quando sembra tale. E’ l’incontro con qualcuno già conosciuto, già presente in noi. Chi si innamora, in fondo, non si sceglie, come non si sceglie chi si guarda allo specchio. Si riflette.
- L’altro rappresenta il nostro Sé profondo, la proiezione di uno schema mentale costruito in base a modelli umani interiorizzati: figure genitoriali, insegnanti, amici, compagni, divi dello spettacolo… Su ogni relazione che nasce aleggia sempre una domanda: “Perché, fra tanti, ho scelto proprio te?”.
- E allora? Come afferma Gibran, “Quando l’amore vi fa cenno, seguitelo, benché le sue strade siano aspre e scoscese”. Se segui l’istinto profondo sei nel giusto. Se segui invece stereotipi di moda o criteri eteronomi al sentimento amoroso (la persona ricca, la bellezza iperbolica, la preda da mostrare…) hai molte probabilità di sbagliare.

Seconda regola
Non bruciare l’amore verde.

- C’è una fase dell’amore che coincide con l’idealizzazione dell’amato. Solo l’innamorato può cogliere l’identità profonda dell’altro. E’ un’operazione che ha molto dell’invenzione, della creazione. C’è qualcosa di divino in questa rivelazione all’altro del suo mistero nascosto, della sua immagine immanente. Né il padre o la madre, né l’amico più intimo, possiedono tale potere.
- Si tratta di una fase entusiastica, o “statu nascenti”, che fa vibrare l’anima, prima ancora che il corpo. Ciò rende forte il desiderio di dialogare, di raccontarsi, di esplorare l’universo interiore dell’altro.
- Occorre, però, non mortificare tale dinamica, non stroncarla con frettolosi desideri di linguaggi fisici intensi o di sessualità agita e totale, in base a stereotipi di moda. Per questa fase, infatti, vale la regola: insisti sulla gioia, che è vibrazione dello spirito, ed avrai anche il piacere, che è vibrazione del corpo.

Terza regola
Ama l’altro, non l’amore.

- Uno dei rischi degli innamorati, specie delle ragazze, è di amare un sogno più che una persona concreta. Poi quando il sogno si attenua si scopre l’altro con tutti i suoi limiti, spesso pesanti e deludenti.
- Un amore può dirsi collaudato quando ha il coraggio di confrontarsi, fin dall’inizio, con la realtà particolare, limitata e quotidiana dell’amato.

Quarta regola
L’amore è un frutto che matura lentamente (Aristotele).

- L’amore non è mai qualcosa di definito e compiuto. E’ un processo non un prodotto. L’amore non è un edificio già ultimato ma un cantiere in perenne costruzione. Non è nemmeno solo questione di sentimento dal momento che l’emozione è instabile.
- L’amore è la volontà di camminare insieme verso una meta, la consapevolezza di costruire un edificio, forse modesto, ma in due, pietra su pietra. Ed è la percezione di una simpatia di fondo che permane nonostante tutto.

Quinta regola
Impara a vivere in due.

- Vivere in due significa passare dall’Io al Noi. Ciò richiede una formazione paziente e coraggiosa che induce a superare stili di vita anche buoni ma che escludono l’altro, ad andare oltre segretezze eccessive e mutismi, calcoli e progetti egoistici.
- Paradossalmente, per molti può essere più facile spendersi in modo anche eroico per un altro (“vivere per”) che condividerne sentimenti ed esperienze (“vivere con”).
- Questo perché noi difendiamo la nostra intimità, le nostre abitudini. E non è semplice trovare un punto di equilibrio fra conservazione degli spazi personali e spinta a fonderci, a legarci.
- Ma l’amore non esige l’annullamento della personalità ma l’apertura interattiva dei due mondi, l’ammissione serena di diversità immodificabili e di limiti da rispettare. La parola chiave non è identificazione (diventare l’altro) ma immedesimazione (condivisione di stati d’animo).
-“Amatevi vicendevolmente, - scrive Gibran – ma il vostro amore non sia una prigione. Lasciate piuttosto un mare ondoso tra le due sponde delle vostre anime. Poiché le colonne del tempio sono distanziate”.

. Sesta regola
Metti al centro l’altro.

- Quando sei con la persona amata, chiediti se stai sviluppando un atteggiamento “captativo” o “oblativo”.
- L’attegiamento “captativo” ci porta ad usare l’altro come una preda da conquista, un oggetto libidico, un supporto della nostra identità… In questo caso tendiamo a prendere, ad esigere, a sfruttare la situazione. Senza rispetto per le esigenze dell’altro e senza assecondare la gruadulità evolutiva della relazione, ma forzandola secondo modelli artificiosi ed estranei a noi stessi.
- L’atteggiamento “oblativo” consiste, invece, nel metterci di fronte all’altro non come chi “prende” ma come chi “dona”. L’altro non è uno strumento, in questo caso, ma un fine, un soggetto autonomo e compiuto, da rispettare come valore assoluto. Seguendo questo atteggiamento non siamo solo attratti, non vogliamo solo “bene”, ma vogliamo anche “il bene” dell’altro, cioè la sua intima e coerente evoluzione. Solo questo è uno stile d’amore emotivamente libero e liberante. Costa vigilanza e controllo continuo ma dà molte soddisfazioni.
- Semplificando, quando sei con la tua ragazza/o, chiediti due cose:
Primo. Qual è lo stato psichico di lei. Come posso condividerlo?
Secondo. Di che cosa ha bisogno. Come posso farla contenta?

Settima regola
L’amore non è una tecnica.

- Il sentimento amoroso è una relazione viva, mutevole, dinamica. Non può essere ridotto a tipologie di linguaggio fisico, a posizioni particolari, a ricette erotiche. Non è la tecnica a creare Michelangelo ma il genio di Michelangelo a scoprire le tecniche adeguate.
- La cultura moderna più che liberarci, riguardo al sesso, ci ha ossessionati. Siamo passati dal tabù al feticcio, dimenticando che la sessualità non è l’obiettivo ma il mezzo, non è l’amore ma il linguaggio per comunicarlo. Al di fuori della persona, la sessualità rischia di diventare una variabile impazzita.
- Un rapporto che punta solo sul sesso, alla lunga, genera vuoto interiore, nausea, nevrosi e molto spesso inibizione da soprainvestimento. Molti impotenti sono tali per essersi fissati sullo strumento come un autista che guarda al volante anziché alla strada.
- Attento a non subire la scuola di una certa cultura mediatica che miscela sesso e violenza, creando emozioni sottilmente nevrotiche e difficilmente gestibili dalla nostra mente. Infatti se il sesso è simbiosi, tenerezza, come può essere sopruso, malintesa ostentazione di forza virile?
- Proprio Freud ha messo in luce che dentro il sentimento amoroso è presente non solo la spinta fusionale (libido) ma anche quella distruttiva (destruo). Ora, mentre una mente armonica, nella relazione amorosa, riesce tranquillamente a marginalizzare impulsi aggressivi, un individuo nevrotizzato, invece, vi soggiace. Ha scritto Erich Fromm che solo il nevrotico riesce a separare il sesso dall’amore.
- Educa il tuo cuore a sentimenti di dolcezza, poesia, delicatezza. Infatti, per la donna che non abbia subito iniziazioni particolari, gran parte dell’emozione sessuale risiede proprio nella tenerezza, nel sentirsi contenuta, protetta, sicura.

C’è un libro fresco di stampa, scorrevole e piacevole, ricco di sorprese, test e training.
Mira a realizzare una competenza fondamentale per la cultura odierna: il controllo delle emozioni e delle relazioni.
A scuola apprendiamo la logica discorsiva e la logica matematica ma non le dinamiche della relazione e dell’emotività.

E’ come dire che, nell’educazione che riceviamo, l’ottanta per cento della vita quotidiana non viene preso in considerazione.

Luciano Verdone

LE DINAMICHE DEL CUORE

Educazione emotiva, valoriale, relazionale

Effetà Editrice, Maggio 2005

Pagine 128 – Euro 8.50

10060 Cantalupa (TO) Via Tre Denti, 1 - tel. 0121 353839 - E-mail: info@effata.it

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