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La frase di Platone

E' sorprendente come in un uomo vissuto quattrocento anni avanti Cristo possa essere presente tanta profondità....

Che funzione ha il negativo (limiti, errori, insuccessi, disagi, malattie, morti…) nell’equilibrio della nostra mente? Ci sarebbe la gioia senza la sofferenza o si tratta di due facce della stessa medaglia, due entità che si generano a vicenda?
Che ne pensa Platone, il filosofo ateniese vissuto quattrocento avanti Cristo? Ecco due frasi su cui confrontarti: “Il vantaggio viene alle anime solamente attraverso dolori e sofferenze”.
“Il male non può perire, perchè deve pur esserci qualcosa di opposto e contrario al bene”.
- E tu che ne pensi?

Risposte

Sgramigno
Il significato della prima, secondo me è che bisogna prima morire per poi rinascere. Il male che affrontiamo nella vita ci fa crescere, maturare, diventare persone nuove. L’esperienza negativa ha un suo significato, vuole insegnarci qualcosa nella nostra vita, farci comprendere degli errori fatti nella nostra strada, o che abbiamo intrapreso la strada sbagliata e dobbiamo tornare nella “retta via”. Mi viene in mente william Blake con i suoi opposti l’innocenza e l’esperienza: innocenza (simboleggiata dall’agnello) tipica dei bambini e delle anime pure e della condizione dell’uomo nell’eden e l’esperienza (simboleggiata dalla tigre), quella degli uomini dotati di libero arbitrio nel mondo reale, che vivono e sbagliano, che si”sporcano le mani”. Ma solo così raggiungono la conoscenza. Ciao e grazie della tua bellissima rubrica! sgramigno.

Amigdala
Condivido in pieno questa affermazione, in quanto se l’essere umano nn provasse il male nn sarebbe in grado di apprezzare e aspirare al bene, è sempre in contrapposizione, amore:odio, ipocrisia:sincerità, cattiveria:bontà e cosi via…….io direi che per assurdo è quello che ci fà, in qualche modo assaporare la vita, se nn ci fosse sofferenza , tristezza, e tutto ciò che ci può essere di negativo, riusciremmo mai ad apprezzare il positivo?? nn avremmo stimoli a far bene, e la nostra vita sarebbe piatta e priva di sentimenti come la gioia, l’entusiasmo, la felicità, ecc…. è come riuscire ad uscire da un tunnel buio e arrivare finalmente in una incantevole spiaggia assolata piena di bimbi che giocano felici!!!!! a presto Luciano e grazie!!! amigdala [donna 50enne].

Eross
Nella prima frase, io non trovo un riferimento specifico alla funzione del negativo nella nostra vita interiore, ma nella sua essenzialita’ vi e’ il punto iniziale di un discorso piu’ profondo e vasto: “Quando sentiamo veramente la necessita’, il bisogno di capire noi stessi e l’universo che ci circonda?”. Quando la vita viaggia a gonfie vele nel bene, qualunque tipo di bene, che cosa abbiamo da capire e da pensare? Si gode di essa!. Quando si e’colpiti dal male sia esso fisico o psichico, sdraiati in un letto o seduti su di una sedia, spesso in solitudine, si e’ veramente motivati a comprendere l’accaduto e/o analizzare la propria esistenza.Quando fisicamente non si puo’ piu’ reagire e/o combattere non resta che farlo con il pensiero. Sicuramente da cio’ si trae un vantaggio che non e’ prettamente di esperienza e maturita’ rispetto al male stesso, ma soprattutto di evoluzione ed espansione della profondita’ del pensiero dell’individuo. Eross
Luciano
- Espansione del pensiero. Si comprende di più, si coglie la complessità e problematicità del reale. Questo però non giova direttamente alla gestione del male, tu affermi, non è automaticamente una forma di maturità ma solo di consapevolezza.
- Distinzione interessante. Ma, a lungo termine, la maggiore conoscenza non potrebbe produrre un nuovo ethos, un modo nuovo di affrontare la realtà?.
- Socrate, padre di un atteggiamento di sintesi fra conoscenza e morale che va sotto il nome d’”intellettualismo etico” afferma che il saggio è tale perchè conoscendo il bene e il male è in grado di fare calcoli mentali per evitare esperienze negative.
- E allora, un malato cosa potrebbe possedere di più, in base alla sua esperienza, rispetto ad un sano. La relativizzazione e la valorizzazione delle cose?
- Non so se condividi. Luciano.

Seigiugno

Per quanto riguarda la 1 frase, chiamare “vantaggio” ciò che si può trarre dalla sofferenza, forse mi sembra un termine un tantino forte perchè quasi mi sembra un augurio positivo quello di provare sofferenza. In ogni caso la sofferenza ti porta a vivere e sentire la vita in modo + profondo, ti porta a cogliere certi frammenti di verità profonda che difficilimente si potrebbe vivere in altro modo. La sofferenza stimola la sensibilità di una persona, la sofferenza ti aiuta a costruire ponti verso l’altro, la sofferenza è + profonda della gioia che in alcuni momenti si può vivere. La sofferenza ti porta al centro di te stesso, ti porta alla tua intimità. Soffrire ed accettare la sofferenza che vivi, ti porta a sentire meno la paura della sofferenza, proprio perchè la stai già vivendo. La sofferenza ti ricorda la fragilità e la grandezza dell’essere umano. Ma parlare di vantaggio pensando alla sofferenza, mi sembra quasi un non rispetto verso le persone sofferenti. Circa la 2 frase, penso che su questa terra ci sarà sempre il male e il bene, così come c’è la vita e la morte. Su questa terra non c’è l’eternità, c’è invece una lotta continua con se stessi, per migliorarsi, per vincere le piccole e grandi battaglie giornaliere. ogni giorno si presentano a noi piccole sfide e sta a noi trovare il modo x affrontarle, sta a noi scegliere quotidianamente. C’è il giorno perchè c’è la notte. Se non ci fossero gli opposti su questa terra, la vita avrebbe un flusso + continuo e l’essere umano non avrebbe un suo libero arbitrio.

Luciano

Sei veramente incredibile. Dopo aver premesso che dire che la sofferenza possa essere un vantaggio è eccessivo, hai tessuto un vero inno alla sofferenza che conferma in pieno l’assunto platonico e forse lo supera. Grazie per l’intervento. Affettuosamente. Luciano.

Ma siamo sicuri che… ?

Siamo sicuri che il bene sia davvero l’opposto del male…. Siamo sicuri che esista… il bene. Difficile capire se ciò che definiamo bene non sia esattamente la reazione egoistica di ognuno di noi al proprio malessere. Perché aiutiamo il prossimo? Perché stabiliamo ciò che è bene o male? Per salvaguardare noi stessi. Qual è la molla che ci porta ad accogliere un cagnolino a casa? Il fatto che sia abbandonato e vogliamo aiutarlo o il fatto che vederlo lì affamato ci fa stare male? Cosa vuol dire essere empatici? Avvertire le emozioni altrui…. Ma se non avvertissimo le sensazioni di sofferenza di qualcuno che c’è vicino saremmo così pronti a perdere il nostro tempo e la nostra energia per aiutarlo? Avvertire la sofferenza vuol dire partecipare a quella sofferenza…. E sentirla. Le leggi esistono per salvaguardare noi stessi prima degli altri. Il bene e il male hanno quindi un confine molto labile, visto che ciò che è bene in questo caso potrebbe chiamarsi egoismo.
La sofferenza ci trasforma in persone migliori proprio perchè grazie a ciò che abbiamo passato possiamo comprendere l’altro. Ma la sofferenza può distruggere e non è vero che ciò che non distrugge rafforza. Lentamente il corpo e la mente si spengono. Passarne troppe vuol dire diventare talmente sensibiSiamo sicuri che il bene sia davvero l’opposto del male…. Siamo sicuri che esista… il bene. Difficile capire se ciò che definiamo bene non sia esattamente la reazione egoistica di ognuno di noi al proprio malessere. Perché aiutiamo il prossimo? Perché stabiliamo ciò che è bene o male? Per salvaguardare noi stessi. Qual è la molla che ci porta ad accogliere un cagnolino a casa? Il fatto che sia abbandonato e vogliamo aiutarlo o il fatto che vederlo lì affamato ci fa stare male? Cosa vuol dire essere empatici? Avvertire le emozioni altrui…. Ma se non avvertissimo le sensazioni di sofferenza di qualcuno che c’è vicino saremmo così pronti a perdere il nostro tempo e la nostra energia per aiutarlo? Avvertire la sofferenza vuol dire partecipare a quella sofferenza…. E sentirla. Le leggi esistono per salvaguardare noi stessi prima degli altri. Il bene e il male hanno quindi un confine molto labile, visto che ciò che è bene in questo caso potrebbe chiamarsi egoismo.
La sofferenza ci trasforma in persone migliori proprio perchè grazie a ciò che abbiamo passato possiamo comprendere l’altro. Ma la sofferenza può distruggere e non è vero che ciò che non distrugge rafforza. Lentamente il corpo e la mente si spengono. Passarne troppe vuol dire diventare talmente sensibili da essere vulnerabili anche ad un soffio d’aria. Ciò che non distrugge ti scortica lentamente. Un parere spassionato.
:-)li da essere vulnerabili anche ad un soffio d’aria. Ciò che non distrugge ti scortica lentamente. Un parere spassionato.
:-)

Luciano:

C’è molta verità in quello che dici. Sono convinto anch’io che tante nostre azioni buone non sono altro che un modo calcolato di stabilizzare l’ansia e procurarci benessere interiore. Che il bene che facciamo serva soprattutto a noi stessi. Che, come afferma La Rochefoucault, “Il più delle volte, le nostre virtù sono soltanto vizi camuffati”. Ma l’uomo è una corda tesa fra spinte gratificanti, captative, e momenti di oblazione gratuita. Forse questi ultimi sono rari ma, se ci rifletti, li trovi. Che ne dici? Luciano.

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