Questo sito contribuisce alla audience di

La frase di Nietzsche

E' opportuno che l'uomo si confronti coraggiosamente con tutta la verità che lo riguarda. O la conoscenza integrale di sé e del mistero della vita può essere pericolosa per il suo equilibrio mentale?

- Il coraggio della conoscenza integrale è espresso dal filosofo illuminista tedesco Emmanuel Kant nella famosa espressione: “Aude sàpere!” (Osa sapere).
- A Kant sembra far eco un altro filosofo tedesco, Friedrich Nietzsche il quale, pur auspicando che l’uomo rinunci ad ogni metafisica (concezione globale della realtà) ed a verità consolanti ed illusorie, sostiene che però, a suo parere, noi non siamo preaparati ad accettare le cose per se stesse, senza collocarle dentro un alone interpretativo, più o meno soggettivo:
“Fino a quanto un uomo può osare di sapere?”.
- E tu da che parte stai?

Risonanze

Terry
Io credo sia giusto sapere chi siamo,chi eravamo per poter essere consapevoli di chi…saremo!! Non è facile mettersi a nudo di tutte le nostre debolezze,paure… Scavare a volte è sicuramente un rischio, non sai quello che puoi trovare. Dopo anni di psicoterapia ho avuto la consapevolezza che non ero proprio quello che pensavo di essere. Non ero solo vittima del destino, ma anche vittima di me stessa, del mio modo di pormi verso gli altri. Sapere chi si è serve, ma ad una condizione,che questo ci porti a riflettere e modificare alcune parti di noi, altrimenti perdiamo solo tempo e lo facciamo perdere alle persone che ci aiutano in questo percorso. Terry

La ragazza del tempio
Ciao Luciano,
quello che ti dirò ora è una mia esperienza personale , che credo possa riallacciarsi in qualche modo a questa frase: all’età di 14 anni fui violentata e in seguito a questa violenza restai incinta…. i miei mi fecero abortire e mi trattarono come una malata senza che mai più nessuno parlò di questa cosa….la mia vita cambiò totalmente da ragazzina vivace ed estroversa divenni una donna cupa silenziosa diffidente , allontanai tutte le mie amicizie lascia gli studi e mi misi a lavorare…. mi sono sposata all’età di 23 anni nn pensando mai più a quell’episodio e nn parlandona mai con nessuno, ma la mia vita sessuale è stata una tragedia , per me il sesso era sporco e mi faceva sentire sporca, quindi la soluzione più semplice era evitarlo!!! ho rovinato il mio matrimonio…. all’età di 44 anni sono finalmente andata in analisi e con mio grande stupore è riemersa questa cosa accaduta da ragazzina in tutta la sua violenza ho cominciato a ripercorrere mentalmente tutto ciò che mi era accaduto stupita io stessa di nn averci mai più pensato…. ero convinta di averlo superato benissimo tanto da nn ricordarlo nemmeno più…ed invece il ricordo è riaffiorato prepotente in tutta la sua drammaticità….. poi pian piano ho cominciato ad avere il coraggio di raccontare cosa mi era capitato anche mio marito nn ne sapeva nulla e dopo una prima reazione di stupore ha avuto la stessa reazione dei miei …nn ne ha più parlato …. ma tra noi nn c’è confidenza e questo ha contribuito a finire di chiudere quella porta…. io oggi stò meglio ho ripreso la mia vita dove l’avevo lasciata quindi mi sono riiscritta a scuola mi sono diplomata ed ora stò per laurearmi in grafologia (bè si mi hai contagiato!!) certo la mia vita sentimentale è andata ormai nn ho più molto tempo per ricostruire qualcosa e nn sò se ne ho voglia cmq mai di re mai!!!
insomma quello che volevo dire con questo mio sfogo è che l’essere umano ha bisogno di sapere di conoscere cosa c’è dentro di se di avere chiarezza , nn possiamo far finta di niente nn funziona …prima o poi emerge qualcosa che noi credevamo di essere riusciti a nascondere cosi bene che nemmeno ce ne ricordavamo più …ma nn è cosi ed è drammatico quello che ci può procurare un voler nascondere a noi stessi certe verità!!!
….bè io ovviamente sono assolutamente daccordo con Kant ..se avessi osato prima forse nn avrei rovinato la mia via!!! un bacio Luciano da… (50 anni)

La guida risponde
l tuo racconto è come entrare nel mistero di un tempio in penombra, per cercare di scorgere e comprendere le immagini raffigurate sulle pareti.
- Che senso ha avuto per te quanto accaduto? Ha contribuito a renderti profonda e sensibile, oppure ti ha solo turbato ed inaridito?
- E’ più quello che hai perso o quello che hai ricevuto? - Come si sarebbe sviluppata la tua personalità senza tale drammatico avvenimento?
- E’ possibile una risposta? In parte è possibile, ma il mistero rimane, in tutta la sua angosciosa incombenza. Il mistero della vita che ciascuno porta con se.
- Sarà possibile, almeno alla fine, lanciare un colpo d’occhio sulle tessere incollate per cogliere il senso di tutto il mosaico? O rovesciare l’arazzo, che noi osserviamo sempre alla rovescia e di cui ci appre un intreccio di fili senza senso? - Io sono portato a credere che tutto può acquistare un senso, se noi lo vogliamo, e che il vissuto negativo può conferirci energie maggiori.
- E allora? Continua a fare quello che fanno le piccole imbarcazioni, quando sfruttano la scia di una grande nave, ponendosi al centro di essa. Perché, se cercassero di uscirne, sarebbero travolte dall’onda. Un abbraccio affettuoso.
Luciano.

Sgramigno

L’uomo può osare di sapere fino a che ciò non comporti la distruzione di se stesso e degli altri.

Nietzsche ha ragione: l’uomo non può sperare di comprendere la realtà restando sano di mente. La nostra mente è abituata a pensare in termini di “inizio” e di “fine”…come si comporterebbe innanzi alla possibilità dell’infinito? Ecco… riesco solo a parlare di possibilità… inconsciamente già ammetto la mia ignoranza, in quanto essere umano. Se qualcuno o qualcosa mi rivelasse la verità, il senso della vita -qualora ne esistesse uno- penso che la mia reazione immediata e naturale sarebbe la follia. O la negazione di quella verità.

La guida risponde

Non ho capito perchè, di fronte, all’ipotesi di uno schema significativo di senso, reagiresti con la follia. Luciano.

Seigiugno

Caro Dott. Luciano, io sono convinta che l’uomo possa reggere benissimo la verità che lo riguarda, anzi sono convinta che l’uomo abbia il diritto di conoscere la sua verità! solo conoscendosi, si riapproprierà di se stesso! è come se guardando la nostra immagine riflessa in uno specchio che, per le sue limitate dimensioni, ci fotografa solo il nostro corpo dalla testa alla vita, volessimo illuderci di aver per esempio delle gambe lunghe e snelle per non scontrarci per esempio con le nostre gambe tozze e storte… gli esempi potrebbero essere 1000… potremmo trovare + comodo non voler conoscere la nostra verità x 1000 motivi: se non vedo riflesse nello specchio le mie gambe cicciotte, posso + facilmente scappare dalla mia voce interiore o dalle indicazioni del dietologo che mi indicano una dieta alimentare + corretta ma purtroppo faticosa da seguire… posso + facilmente scappare da un allenamento in palestra, faticoso, x renderle + agili e tonificate… questo è un esempio molto limitato, fin troppo banale, ma con una sua verità. Come si può pensare che una persona possa star bene fuggendo da se stessa? se non voglio guardare in faccia alla realtà, sarà inevitabile la disarmonia dentro di me, sarà inevitabile un conflitto tra ciò che sono e ciò che penso di essere. e poi perchè dovremmo credere di non poter sopportare una verità che fa parte integrante della nostra stessa natura? Quelli siamo noi, non possiamo scappare da noi stessi! Quanta energia sprecata inutilmente nel tentativo di non accettare la verità, la nostra verità! Se perdiamo il contatto con noi stessi, come potremmo non perderlo nel contatto con gli altri? Il marcio che c’è all’interno di una mela a poco a poco arriverà anche alla buccia! Certo, penso che possa essere un percorso difficile, impegnativo e faticoso quello di voler riconoscere ed accettare le proprie verità, perchè queste potrebbero essere non sempre piacevoli. E poi penso che sia difficile anche perchè magari sei circondato da tante persone che sfuggono da se stesse e magari fanno pressione perchè anche tu sfugga da te stesso e allora la fatica diventa doppia o tripla perchè oltre a doverti impegnare in un viaggio dentro te stesso, devi avere anche la forza di importi ai condizionamenti esterni e a volte anche ai ricatti magari di persone a te vicine. La strada è difficile, ma potrebbe essere che dietro a porte chiuse dalla e per paura, ci siano anche dei tesori molto preziosi messi lì proprio per noi, di cui noi ignoriamo ora l’esistenza, ma che potrebbero essere per noi di un valore incommensurabile!
P.S. approfitto di questo spazio per chiederLe se ha ricevuto il mio scritto per un’analisi grafologica…
La ringrazio ancora per la sua presenza!

La guida risponde

Ci sono verità che vanno accettate gradualmente e nel giusto modo, se non vogliamo compromettere la nostra salute mentale. Ed altre, che per noi sono così ansiogene che, almeno per il momento, neghiamo e rimoviamo. In attesa di una futura coscientizzazione. Se non fosse così, perché ci creeremmo un subconscio?
Per l’analisi grafologica, ti prego di attendere ancora un poco.
Luciano.

Sisil

Caro Luciano, quando si parla di realtà che ci riguardano e ci chiediamo fino a che punto l’uomo può osare di sapere, pensiamo spesso al mistero della vita, all’aldilà, ai grandi ed eloquenti temi che appartengono alla filosofia della scienza, alla religione, in una prospettiva “dantesca” di ricostruzione dell’universo e della divinità. Io non penso che sia questo il vero problema. Non voglio addentrarmi nella famosa frase greca “gnoti sautòn” (conosci te stesso), nell’infinitesimale introspezione dell’animo umano, tipico anche di filosofie apparentemente distanti dalla nostra, ma con radici comuni. Parlo, invece, della vita quotidiana, delle piccole cose che ogni giorno rifiutiamo perchè le troviamo in qualche modo scomode ed imbarazzanti.
Perchè l’uomo non osa sapere, vedere? In parte per non mettere in discussione atteggiamenti che spesso gli stessi condizionamenti sociali incoraggiano. Pensa quanta bieca ipocrisia è diffusa tra “noi”, cosiddetta gente per bene… A volte non vogliamo assumerci la responsabilità di prendere una decisione e preferiamo, perciò, adeguarci alle convenzioni, dare l’impressione di essere “normali”, per essere accettati dagli altri. Altre volte è l’insicurezza che ci spinge a chiudere gli occhi, la chiave della nostra cecità. Purtroppo, paghiamo un prezzo per stare dentro la società, per stare in definitiva, anche dentro noi stessi. Così, un giorno leggi sul giornale che una mamma, una che prima ha condotto una vita “ordinaria”, uccide un figlio, e ti chiedi perchè. Forse anche questi personaggi si sono adeguati a mettere una maschera, negando una realtà che, poi, all’improvviso, è scoppiata nella tragedia più assurda. Il confine della follia, dell’alienazione totale dalla realtà non è poi così sottile. Ogni volta che mentiamo, che cerchiamo di sembrare migliori di quello che siamo, ci stiamo alienando. L’alienazione fa parte di noi, fa parte degli ideali che ci spingono ad interpretare i fatti secondo i nostri schemi. D’altra parte, apprendiamo meglio ciò che rientra nella nostra sfera di interesse. Questo vuol dire, in certo senso, che tutto quello che entra dalle nostre facoltà percettive viene opportunamente selezionato e catalogato secondo schemi mentali che in parte riflettono la nostra personalità/attitudini, per altra parte fattori di tipo sociale. Non è un caso che chi detiene le informazioni può esercitare sugli altri un potere tale da riuscire anche a determinarne scelte e comportamenti. In definitiva, ci vuole tanto coraggio, e forse - vista l’attuale struttura della società - neanche questo basta, per conoscere la realtà. Sai, Luciano, io non so neanche se ne valga la pena; bisognerebbe vedere caso per caso: tante volte il sapere, il prendere coscienza non basta, perchè le sovrastrutture ci impediscono di reagire in modo adeguato agli stimoli che la percezione della realtà ci darebbe. Di qui si aprirebbe un profondo conflitto, una frustrazione che, questa sì, potrebbe anche portare alla follia… E’ un discorso lungo. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Affettuosamente, S.

La guida risponde
Credo che al di là degli innegabili condizionamenti genetici, sociali, psicologici, a ciascuno di noi rimanga uno spazio considerevole per lasciare il suo segno nell’ambiente in cui vive. Qualche volta occorre togliersi la maschera, cioè il modo con cui siamo abituati a presentarci agli altri, ed agire coraggiosamente. Luciano.

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • amigdala

    12 Jan 2009 - 02:00 - #1
    0 punti
    Up Down

    salve Luciano
    sono la “ragazza del tempio” ti scrissi 5 o 6 anni fà circa … oggi rileggevo x caso quello che ti scrissi e quello che tu mi hai risposto, una serie di domande alle quali allora non seppi rispondere forse oggi ad alcune si.
    he senso ha avuto per te quanto accaduto? Ha contribuito a renderti profonda e sensibile, oppure ti ha solo turbato ed inaridito?
    - E’ più quello che hai perso o quello che hai ricevuto? - Come si sarebbe sviluppata la tua personalità senza tale drammatico avvenimento?
    - E’ possibile una risposta?
    ovviamente qui rispondere sarebbe difficile …. ma rispetto alla prima domanda posso dirti che sono convinta di aver guadagnato in sensibilità e profondità … certo l’ho pagata cara … ma non importa … oggi non importa più … sai poi mi sono laureata in grafologia e poi una seconda laurea in psicologia (guarda caso!!) ho solo un grande rammarico ed è quello di aver intrapreso questi studi così tardi …….. è una materia che amo e poter in qualche modo aiutare gli altri mi rende felice !! ho lasciato dietro di me la tristezza che per anni mi ha accompagnato e sono riuscita a ritrovare un pò di quella sereneità che prima non conoscevo … un caro saluto Amigdala

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti

Link correlati