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L'importanza del gruppo

”Ho tre sedie in casa mia: una per la solitudine, due per la compagnia, tre per la società” (Henry David Thoreau)

- Basta fermarci a conversare con dei conoscenti per comprendere cosa gli altri pensano di noi, cosa siamo per gli altri. Scopriremo, infatti, in soli pochi minuti, lo spazio che ci viene riservato nell’ambito della conversazione (altri potrebbero addirittura sovrapporsi a noi ogni volta che apriamo la bocca), il peso specifico che viene accordato alla nostra opinione, la gerarchia da noi occupata nel gruppo.

- Esiste, secondo gli studi condotti da Bales nella sala di osservazione di Harvard, una specie di graduatoria ideale negli interventi di gruppo che va dal più loquace al più passivo. La durata di ciascun intervento è tale che il successivo in graduatoria parla il 40% in meno del precedente.

- Eppure, per quanto confinati nella gregarietà, non possiamo fare a meno del gruppo. Esso costituisce per noi un supporto d’identità, una dimensione di appartenenza. Un gruppo, secondo il parere degli psicologi sociali, va dal minimo di tre al massimo di qualche decina di persone. Oltre le 30-40 unità, infatti, finisce il gruppo e comincia la folla. Perché un insieme di persone costituisca un gruppo è necessario che vi sia fra i membri un sufficiente contatto sociale, la consapevolezza di formare un gruppo, la presenza di una struttura tipica in cui ciascuno assume determinati ruoli.

- A differenza dell’aggregato che è una pluralità di persone che condividono lo stesso spazio e lo stesso scopo (fila di persone all’ufficio postale, gente che viaggia in autobus…) e della categoria che è pluralità di persona consapevoli di condividere caratteristiche sociali comuni ma che non occupano lo stesso spazio fisico (i giornalisti, gli studenti, gli alti, i belli…), il gruppo è un “piccolo sistema” sociale e come tale, una volta formato, vive di vita autonoma, al di là della individualità e intenzionalità dei singoli.

- Ad esempio, quattro adolescenti che decidono di fondare un complesso musicale danno vita ad un qualcosa che, una volta costituito, è più della somma dei ragazzi che lo compongono e delle loro personali volontà. Come nota Wright Mills, il gruppo, una volta costituito, possiede il carattere della transindividualità, ha una consistenza propria rispetto agli individui che lo formano. Già nella triade si verificano i tipici fenomeni di gruppo: coalizione, maggioranze, emarginazioni, leadership.

- Ecco allora il significato della metafora delle tre sedie di Thoreau. Abbiamo bisogno di stare soli per rimetterci a fuoco ma abbiamo bisogno anche del volto di un altro (diade) e di altri (gruppo) per rispecchiarci e prendere consapevolezza di noi. E’ dimostrato, infatti, che la definizione del nostro Sé è di tipo sociale. Se vivessimo in un isola deserta, da soli, rischieremmo alla lunga la crisi d’identità. E’ l’altro, con i suoi segnali di approvazione e disapprovazione, a ritrasmetterci continuamente la nostra immagine.

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