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La casa

”Non troviamo che due piaceri nella nostra casa, quello di uscire e quello di rincasare” (Gorge G. Byron)

- La casa è la dimensione da abitare. L’alloggio primario dell’Io è la mente. Nulla ci disorienta di più come lo star male con noi stessi, non riuscire a controllare le emozioni.

- La seconda casa dell’Io è il corpo. Noi tuttavia lo percepiamo attraverso un’immagine fisica, una rielaborazione mentale che non coincide con la materialità del nostro aspetto fisico. Può esaltarlo come deformarlo.

- La terza casa è rappresentata dalla cultura del gruppo sociale, l’universo valoriale in cui, senza avvedercene, viviamo. Le idee si abitano come un qualsiasi edificio. C’è ne accorgiamo dalla meraviglia e dallo spaesamento che avvertiamo di fronte ad una civiltà diversa. Ogni cultura, infatti, costituisce un sistema coerente di valori. E dalla discontinuità fra le culture nasce spesso la passione per i viaggi e per lo studio del passato.

- Ed infine, l’ultima casa è quella che in genere consideriamo la prima: l’edificio in muratura che ci contiene, che ci dimensiona dentro un ambito riservato, delimitato da una porta la quale, più che una barriera materiale, costituisce un confine della mente. Sorpassarlo, senza permesso, equivale ad infrangere un feticcio fortemente interiorizzato nella nostra cultura: la proprietà privata, proiezione materiale della soggettività dell’Io.

- Jung pone la casa fra i simboli universali e profondi che costituiscono quello che lui chiama “inconscio collettivo” (i famosi archetipi). Lo psicanalista svizzero, allievo e confidente di Freud, vede nella casa la metafora del nostro universo affettivo. Quando noi disegniamo una casa riveliamo, senza renderci conto, una serie di messaggi sulla nostra intimità emotiva ed affettiva. Le pareti, per Jung, rappresentano la dimensione subconscia dell’uomo mentre il tetto corrisponde alla parte consapevole e razionale. Una porta chiusa, finestre piccole, tradiscono un carattere poco comunicativo. Un camino fumante esprime un lavorio conflittuale inconscio che però trova sfogo all’esterno. E così via.

- Jung, in un famoso sogno, immaginò di varcare la soglia di una casa. Trovandosi nel pian terreno comprese di essere nella dimensione dell’Ego cosciente. Intuì che salendo al piano di sopra sarebbe pervenuto all’Ego superiore, costituito dal mondo delle regole e dei valori, dell’autostima, della sublimazione. Preferì scendere nel sotterraneo, in cantina, realizzando che quello era l’inconscio personale. Un’altra scaletta lo portò ad un livello più profondo. Qui si ritrovò in una grotta angusta con teschi ed oggetti primitivi. Si rese conto che quello era l’inconscio collettivo, la dimensione in cui sono custodite le emozioni evolutive della specie umana. Non a caso sogniamo con gli stessi simboli, a prescindere dalla cultura. L’inconscio collettivo, concluse Jung, ha il potere di condizionarci come, senza dubbio, ci influenza l’inconscio individuale, suscitando in noi reazioni apparentemente inspiegabili.

- “Rientrare in casa” equivale a ritrovarci soli con noi. Se stiamo bene con noi stessi non ci sentiremo mai veramente soli, ma semmai isolati, e ci sarà utile trascorrere momenti di armonizzazione intima di vario tipo: riflessione, lettura, ascolto musicale, passeggiata… In questo caso, rientrare in noi equivale alla gioia di dimorare in un luogo accogliente e prevedibile. E’ in questo senso che anche il Vangelo c’invita a “rientrare nella tua stanza”, a confrontarci con la nostra dimensione profonda. Solo se la mente è infida, piena di trabocchetti subconsci, faremo fatica a passare del tempo in essa. Proveremo allora un desiderio compulsivo di fuggire, di gettarci nell’attività, nel rumore, in quello che Pascal chiamava il “divertissement” (la distrazione), da intendere come evasione dal pensiero e dal presente, nel tentativo di eludere la consapevolezza della propria infelicità esistenziale e i supremi interrogativi circa la vita e la morte: “Ho scoperto che tutti i mali degli uomini nascono da una sola cosa e cioè dal non sapere essi restare in riposo in una camera” (Pascal).

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