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L'urlo del silenzio

“E’ impossibile non comunicare” (Watzlawick)

- Tutto è comunicazione: non solo lo scambio verbale ma ogni manifestazione del comportamento: il modo di vestirsi, la gestualità, il modo di occupare lo spazio, il tono della voce. Se uno parla ad un altro e questi non risponde, si ha già una comunicazione. Poche forme espressive, infatti, sono efficaci come il silenzio. L’individuo che si allontana all’improvviso da una conversazione esprime il suo messaggio molto più che se avesse fatto un discorso. Il signore che legge il giornale sul sedile dell’autobus comunica efficacemente di non voler parlare con nessuno. La comunicazione è un comportamento. Come è impossibile “non comportarsi” così è impossibile “non comunicare”.

- Non è vero che la comunicazione più significativa sia quella verbale. Noi siamo maggiormente raggiunti dalla comunicazione non verbale, basata sui movimenti espressivi del corpo, del volto, delle mani, sul tono della voce, sulla velocità di eloquio, sulle pause… E’ dimostrato infatti che in una comunicazione mandiamo solo il 10% dei messaggi col codice verbale. Il 90% viene trasmesso attraverso il codice non verbale e, precisamente, il 50% con la gestualità e il 40% col tono della voce. Nel contrasto fra codice verbale e codice non verbale, prevale il secondo. Così, se dico “Benvenuto” a qualcuno che entra, senza alzarmi, il gesto viene notato molto più della parola.

- Anche quando stiamo in silenzio e fermi, i segnali non verbali ci tradiscono a nostra insaputa. Secondo Morris, dal nostro corpo si produce una vera “fuga di messaggi non verbali”. Riusciamo a controllare facilmente l’espressione del volto ma tradiamo tensione nelle manifestazioni corporee: tamburelliamo, ci torturiamo le mani, torciamo le gambe, cambiamo frequentemente posizione, inciampiamo, ci schiariamo la voce, ci confondiamo nel parlare…

- I primi ad occuparsi della comunicazione sono stati gli psicologi di Palo Alto, in California, a partire dalla metà degli anni cinquanta. Fra questi Watzlawick, noto per il libro Prammatica della comunicazione. E’ stato Watzlawick a sottolineare che la comunicazione non verbale, detta anche analogica, in quanto imitativa della realtà, è molto più antica di quella verbale, detta digitale perché basata su segni arbitrari quali le lettere alfabetiche. Il codice non verbale non solo svolge una funzione di supporto in quanto colorisce e completa l’espressione linguistica, ma si adatta meglio ad espressioni emotive ed affettive di tipo primario come amore e odio, mentre la parola veicola pensieri e costrutti logici più complessi ed astratti.

- Oltre all’impossibilità di non comunicare ed alla prevalenza del codice non verbale, Watzlawick ha messo in luce altre regole della comunicazione. Il fatto che l’acquisizione di un contenuto è fortemente condizionato dalla relazione che si stabilisce. Se la persona con la quale comunico mi è simpatica (relazione) i suoi messaggi (contenuti) mi risulteranno gradevoli e significativi, altrimenti… Questo principio può essere applicato opportunamente al rapporto professore-alunni. Se la relazione non è positiva anche le lezioni più interessanti risulteranno pesanti.

- Ed il fatto che ogni comunicazione è necessariamente circolare. Chi trasmette un messaggio viene simultaneamente raggiunto dalle risposte di chi ascolta: messaggi verbali, segnali gestuali di attenzione o noia, di assenso, negazione, perplessità. In tal modo l’emittente è nello stesso tempo ricevente e viceversa. Ad esempio una ragazza vede ricambiare le offerte di affetto dall’amica con una certa freddezza e decide di fare altrettanto. Persino una trasmissione televisiva, esempio di comunicazione pressoché a senso unico, ha la sua retroazione comunicativa o feed-back: l’intervento degli spettatori in diretta, l’indice di ascolto. Spegnere la tv perché non ci piace il programma è, senza dubbio, una forma di comunicazione.

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