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La società come mercato

"Gli uomini non vivrebbero a lungo in società se non si lasciassero ingannare gli uni dagli altri" (F. de La Rochefoucauld)

La società semplice aveva come simboli il focolare ed il letto matrimoniale.

Il focolare era il cuore della famiglia, il punto di convergenza della relazione e della comunicazione.

Il letto era il simbolo stesso della vita. Luogo della generazione, della nascita, della morte. Tutta l’esistenza era racchiusa fra le sue sponde.

Secondo i sociologi i simboli fondamentali della società consumistica sono, invece, l’automobile, i divi dello spettacolo, lo spazio privato, il supermarket.

L’automobile rappresenta due stati d’animo molto importanti per l’uomo contemporaneo.

Il bisogno di privatezza. Ritagliarsi uno spazio privato, in cui essere sottratto al controllo sociale per sentirsi dominatore e creatore.

E il bisogno di evasione da ambienti costrittivi.

I divi impersonano invece l’aspirazione ad una vita privata, facile e felice, basata, per usare la terminologia freudiana, sul principio del piacere (soddisfazione indelimitata dei desideri) anziché sul principio della realtà (doveri, lavoro, norme morali e sociali).

Identificandosi ai divi, l’uomo consumistico gode in modo vicario. Vive la loro vita, si sente vincente attraverso di loro.

Così, attraverso i protagonisti di una telenovela, una donna anziana, rivive, in modo immaginario, i sentimenti della giovinezza ed una giovane si proietta in una fantastica realtà futura.

Lo spazio privato, in quanto raffigura la distensione ed il riposo, è la dimensione ideale dell’uomo moderno. Esso, a sua volta, è costituito da due ambiti tipici: la casa e il tempo libero.

Il tempo lavorativo, osserva il sociologo Francesco Alberoni, rappresenta lo spazio alienante, in cui subiamo l’espropriazione della libertà e della felicità, mentre il tempo libero viene percepito come dimensione significativa che realizza le possibilità della persona.

L’universo vitale sottratto alla tensione ed alla concentrazione e dedicato al riposo.

Quali sono le conseguenze del ripiegamento nel privato? Se ne possono evidenziare alcune.

Il disinteresse ideale. Il ripiegamento nello spazio privato conduce ad una demotivazione nell’impegno politico e sociale. Si assiste così, secondo Hobsbawm, ad un’opacizzazione della vita mentale, ad un restringimento degli orizzonti dell’esperienza.

Viene meno il gusto delle interpretazioni generali sul senso dell’esperienza umana. Scende la tensione ideale verso le grandi lotte etiche e sociali, contro le disuguaglianze, lo sfruttamento …

“Se cerchiamo grandi romanzi e grandi romanzieri nella seconda metà del secolo, - scrive lo storico inglese - cioè quelli che hanno come materia una società o un’epoca intera, li troveremo fuori della cultura occidentale”.

L’irrilevanza delle scelte. Il consumismo è basato sulla libertà assoluta della scelta nella dimensione di mercato.

Appena entro in un supermercato, scattano due consapevolezze basilari.

Primo. In questo luogo la mia libertà non deve avere limiti. Posso acquistare quello che voglio.

Secondo. Qui dentro vengono abolite le distanze sociali. Il giudice, il professionista, l’operaio, si uniformano in un unico ruolo. Quello dell’acquirente consumatore.

Per Platone la città era la trasposizione in grande della psiche e delle sue potenze.

Nella civiltà consumistica la società è, invece, la gigantografia del mercato.

Nella società come nel mercato, si assiste ad una atomizzazione dell’uomo.

Né le rivoluzioni, né le carte dei diritti sono riuscite a uniformare gli uomini in maggior misura.

Ma c’è l’altra faccia della medaglia. L’insignificanza delle scelte. Se, in un supermercato, tutte le opzioni sono possibili, allora nessuna ha particolare significato. Nessuna viene desiderata veramente.

Afferma il sociologo americano Berger che la libertà senza limiti viene trasferita dalla dimensione del mercato a quella esistenziale: se tutti i valori sono possibili, allora nessuno è migliore degli altri.

Relativismo ed insignificanza valoriale.

La depressione. Questo “male oscuro” della nostra epoca potrebbe essere ascritto, tra gli altri motivi, ad una ricerca sistematica ed ossessiva della felicità.

La felicità è come la colomba che sfugge dalla mano che cerca di afferrarla. Ogni ricerca contraddistinta da ansia e preoccupazione crea automaticamente inibizione.

Mai chiedersi se si prova piacere mentre si mangia un gelato. Finisce ogni piacere.

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