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La verità fondamentale dell'amore

L’amore, per i Greci, figlio di “penìa” (povertà) e “pòros” (bisogno), non è altro che l’ammissione sociale della propria incompletezza. Accettare di amare un altro, magari con impegno durevole e manifestando ad altri tale intenzione, è come dichiarare a tutti di non essere autosufficienti. Rappresenta un gesto di umiltà, il riconoscimento pubblico di un limite, di una solitudine costitutiva superabile solo nella dualità.

Platone ha il merito, tra i filosofi antichi, di essersi occupato della bellezza e dell’amore.

“Alla sola bellezza – egli scrive – toccò il privilegio di essere la più evidente e la più amabile”. Con questa espressione egli coglie i due caratteri peculiari della bellezza: l’evidenza immediata e la potenza seduttrice. Noi, in altri termini, prima di confrontarci con il significato delle cose, ci incontriamo con il loro aspetto. Il bello precede il vero. In qualche modo lo contiene. Ecco perché è più facile contemplare un panorama che seguire un ragionamento, osservare una bella donna che eseguire un calcolo. Ed è per questo che gli spettatori di un cantante riempiono uno stadio mentre gli ascoltatori di un filosofo o di uno scienziato a mala pena gremiscono un salotto.

Ma per Platone la bellezza non è solo esteriorità, apparenza superficiale. Essa è collegata alla struttura stessa delle cose. Il bello è misteriosamente congiunto con il bene e con il vero. In quanto espressione di integrità, proporzione, accordo, armonia, la bellezza, direbbe Platone, è “psicagogica”, ha il potere di sospingere l’anima verso il cuore stesso dell’Essere, facendoci attraversare inconsapevolmente le regioni dell’etica e della logica. Chi ammira qualcosa di bello, per Platone, anche se non se ne rende conto, sta cercando Dio, cioè il centro unificatore di se stesso e della realtà. Rivela, ad un tempo, nostalgia per l’assoluto e la natura divina della sua mente. Attraverso le forme sensibili egli s’innalza a ciò che solo la mente può conoscere, l’intelligibile.

E’ l’amore? Si serve della bellezza, come di uno strumento, per sorpassare i limiti del finito e raggiungere l’eterno. Platone nel Simposio si rifà al mito degli Androgeni, leggendari uomini primitivi i quali, essendo una sintesi di qualità maschili e femminili, risultarono tanto potenti da suscitare l’invidia degli dei che decisero di separarli in due parti: l’uomo e la donna. L’amore è dunque, per Platone, il tentativo di tornare all’antico stato, ricostruendo l’unità primordiale delle due dimensioni. Chi ama cerca la parte mancante di sé, l’essere gemello. Concetto espresso anche dalla Bibbia con l’immagine della donna modellata dalla costola dell’uomo.

C’è una domanda che aleggia su ogni relazione che nasce: “Perché, fra tanti, ho scelto proprio te?”. Incontro fortuito, possibilità fra le tante, oppure, come risponderebbe Platone, inseguimento di un’immagine che gia era dentro di noi? Un riconoscimento più che una scelta.

Amarsi può sembrare un fatto naturale, qualcosa che appartiene all’istinto, alla spontaneità. In realtà, per la persona umana, l’amore riveste un complesso spessore culturale e simbolico, riconducibile ai modelli del gruppo, all’educazione, alla storia del soggetto. Non è facile passare dall’Io al Noi. E non è semplice trovare un punto di equilibrio fra la conservazione degli spazi personali e la spinta a fonderci, a legarci. In alcuni casi l’amore si manifesta prevalentemente come “eros”, attrazione fisica, in altri come “fileia”, amicizia dialogica che può elevarsi in ”agàpe”, cioè in rispetto pieno della soggettività dell’altro. In genere, ritiene Fromm, la donna, al contrario del maschio, arriva al sesso attraverso l’amore. Solo il nevrotico, sostiene lo psicanalista, riesce a separare del tutto le due cose.

C’è un libro fresco di stampa, scorrevole e piacevole, ricco di sorprese, test e training.

Mira a realizzare una competenza fondamentale per la cultura odierna: il controllo delle emozioni e delle relazioni.
A scuola apprendiamo la logica discorsiva e la logica matematica ma non le dinamiche della relazione e dell’emotività.

E’ come dire che, nell’educazione che riceviamo, l’ottanta per cento della vita quotidiana non viene preso in considerazione.

Luciano Verdone

LE DINAMICHE DEL CUORE

Educazione emotiva, valoriale, relazionale

Effetà Editrice, Maggio 2005

Pagine 128 – Euro 8.50

10060 Cantalupa (TO) Via Tre Denti, 1 - tel. 0121 353839 - E-mail: info@effata.it

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