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Il test delle atmosfere familiari © Luciano Verdone

• Ogni famiglia è caratterizzata da una sua atmosfera relazionale ed emotiva (family climate) derivante da un insieme di fattori interagenti. Tale clima non ha carattere temporaneo, causato da avvenimenti particolari, ma stabile: è un fenomeno di durata che si coglie nel tempo. • Possiamo sottoporci tutti ad un "momento di verità" analizzando il clima della nostra famiglia alla luce delle otto variabili sotto elencate. • Dando ad ogni variabile un punteggio da zero a quattro, si avrà alla fine il coefficiente del clima di famiglia. • Il totale potrà essere considerato "sufficiente" se supera il 16, "positivo" se oltrepassa il 20, "ottimo" se si colloca tra il 25 ed il 30, ed... "ideale" se ascende al 31 o al 32. Coraggio allora...

1. Le modalità di controllo.

- Verificare se all’interno del gruppo familiare viene prevalentemente usata la pressione prescrittiva, basata sul “tu devi” (“Stai zitto, non fare rumore!”) o la pressione informativa, basata sulla esposizione serena delle regole e su un dialogo razionale (“Domani si lavora, meglio riposare”).

- E’ da notare. E’ dimostrato che la pressione informativa possiede il potere quasi ipnotico di indurre l’altro a considerare le nostre aspettative.

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2. Chiarezza e coerenza delle regole.

- Verificare se le regole a cui ci si attiene in famiglia sono espresse in modo chiaro e prevedibile, oppure sono soggette a variazioni improvvise, dipendenti dall’umore del momento.

- E’ da notare. Un comportamento capriccioso ed imprevedibile da parte degli adulti concentra l’attenzione sulla figura autoritativa dell’adulto e non sui principi, condizionando in negativo lo sviluppo morale del figlio ed il suo modo di aderire alle regole della vita sociale.

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3. Grado di restrizione della libertà.

- Verificare se lo stile educativo della famiglia prevede pochi ed essenziali divieti oppure è sbilanciato 

verso l’autoritarismo, o verso la permissività.

- E’ da notare. Sia il modello autoritario che quello permissivo o imprevedibile, producono danni educativi di uguale intensità. Essi, infatti, contribuiscono a modellare un comportamento morale eteronomo, attento prevalentemente al calcolo dei vantaggi-svantaggi ed alla possibilità d’essere scoperto e punito anziché autonomo, basato cioè su convinzioni elaborate dal soggetto o sulla bontà intrinseca di un’azione.   

- Sembra, inoltre, che fidarsi ciecamente non dia buoni risultati, come pure essere troppo sospettosi. La cosa migliore è una fiducia di fondo, accompagnata da caute indagini eseguite, però, non di nascosto ma attraverso il dialogo diretto con i figli.

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4. Livello delle aspettative.

- Verificare se i genitori ripongono nel futuro dei figli una fiducia commisurata alle loro capacità, tale da non illuderli con aspettative illusorie, oppure scoraggiarli con valutazioni inferiori alle loro possibilità.

- E’ da notare. E’ importante credere nelle capacità dei figli ma senza aspettarsi da loro ciò che non possono dare. Tra i due errori è meglio, tuttavia, peccare di eccesso di fiducia. I ragazzi si vedono, infatti, attraverso gli occhi degli adulti. Se i genitori si aspettano molto da loro, allora penseranno di valere molto e saranno condizionati in positivo.

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5. Intensità del tono affettivo.

- Verificare se il clima affettivo, all’interno della famiglia, è caldo, affettuoso, oppure freddo ed ostile. Se ogni membro, ed in particolare i figli, si sentono a proprio agio e ben accetti. Sono rivelatrici le situazioni in cui i figli hanno bisogni da soddisfare, specie se in conflitto con gli interessi dei genitori, e i momenti in cui c’è tempo libero da passare assieme. Se c’è calore, i genitori sono solleciti e disponibili, non antepongono le proprie esigenze a quelle dei figli e stanno volentieri insieme a loro.

- E’ da notare. I figli che crescono in un clima familiare caldo hanno legami più saldi con i genitori, sono più obbedienti e più attenti ai loro consigli, hanno un’autostima elevata, mediamente si dimostrano più intelligenti e di maggior successo a scuola e nella vita. Inoltre tendono a riprodurre il calore: con gli altri sono socievoli, sensibili, altruisti e, da grandi, saranno genitori affettuosi.

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6. Rispetto interpersonale.

- Verificare se, all’interno della dimensione familiare, ogni soggetto gode di spazi autonomi, di oggetti personali, di tempi da gestire liberamente, di risorse finanziarie individuali, rispondenti alle esigenze dell’età ed alle possibilità economiche della famiglia, di linguaggi corretti, rispettosi della dignità e sensibilità di ciascuno.   

- E’ da notare. Piccole cose, come il rispetto degli spazi fisici e degli oggetti personali, la cortesia, la cura dell’abbigliamento, il linguaggio, danno l’idea che ognuno si limita in funzione degli altri e che la persona in generale conta.

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7. Livello di confidenza.

- Verificare se all’interno del gruppo familiare c’è confidenza con i genitori e se ci si dicono abitualmente le cose.

- E’ da notare. Varie ricerche mostrano che quando c’è dialogo i figli crescono meglio, risultano emotivamente più equilibrati, socialmente maturi, hanno vivo il senso dell’unità familiare e si fanno un’immagine positiva della famiglia.

 - Attenzione, però. Apertura al dialogo non significa “democraticismo”. Le osservazioni di Baldwin dimostrano che è bene che i genitori entrino in confidenza con i figli ma continuando a porsi come genitori. Infatti, quando i genitori fanno gli “amici” i figli stanno male perché avvertono la mancanza di un riferimento autorevole.

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8. Vivacità intellettiva.
- Verificare se in famiglia viene adeguatamente stimolata la capacità di porsi domande di ogni tipo e di cercare risposte.

- E’ da notare. La curiosità costituisce un bisogno primario dell’uomo fin dalla nascita. Per soddisfarla occorre un ambiente sufficientemente stimolante. Il bambino piccolo va esposto ad imput numerosi, complessi e tali da impegnarlo mentalmente. Infatti, la mancanza di stimoli crea ragazzi demotivati.

- Attenzione. Il bambino, tuttavia, non va sottoposto ad informazioni che non può elaborare.

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