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La crisi dell'età di mezzo

L’età di mezzo, quella tra i quaranta e i cinquant’anni, è caratterizzata dal massimo dell’azione e delle responsabilità sociali. Ma è anche l’età dei bilanci, del disincanto, del rimettersi in questione. Per alcuni psicologi la vita può essere addirittura divisa in due parti: prima e dopo i quarant’anni. Jung afferma che durante questa stagione dell'esistenza "si prepara una profonda modificazione dell’animo umano", mentre Erikson la definisce "una svolta necessaria, un momento in cui lo sviluppo deve procedere in un senso o nell’altro". E’ anche chiamata il demone di mezzogiorno...

 Benché ciascuno viva tale passaggio in modo personale, i sintomi sono comuni a tutti: periodi di depressione, caduta di motivazione verso il proprio lavoro, bisogno di avventura e di cambiamento, indifferenza nei confronti della vita, consapevolezza della morte, notte della fede… La persona di mezz’età, è stato osservato, è come un vulcano in eruzione. Esteriormente sembra normale ma dentro di essa tutto è in subbuglio. Molte domande si agitano: Ho fatto qualche scelta sbagliata? Che cosa voglio? Chi sono veramente? Che cosa ho fatto finora d’importante? Valgo davvero qualcosa? Come sarà il futuro? In quale direzione devo orientare il tempo che mi resta da vivere? Devo cambiare partner, lavoro, casa…?

  Quale percorso deve compiere l’uomo dell’età di mezzo per contrastare la sua crisi? Ecco alcuni consigli.

  Primo. Ascoltare le nostre paure. Esse provengono dall’inconscio e ci rivelano le disarmonie ed i bisogni della mente. Riconoscere le proprie paure, cercare di confessarle a noi stessi ed a chi ci è vicino, significa accettarci. A quarant’anni siamo abbastanza maturi per incontrarci con quella che Jung chiama la nostra “ombra”, la parte indesiderata di noi: tutto ciò che abbiamo ricacciato nell’inconscio nel timore d’essere rifiutati dalle persone significative della nostra educazione.

  Secondo. Riscoprire la nostra identità profonda. Può giovare sottoporsi alle seguenti domande: Qual è stata, fino ad oggi, la finalità fondamentale della mia vita? Qual è l’identità che unifica i miei diversi ruoli sociali? Come mi piacerebbe che gli altri parlassero di me dopo la mia morte?  Facciamo emergere tranquillamente i nostri desideri più intensi, senza colpevolizzarci. Il desiderio, infatti, è la caratteristica più costitutiva della persona. Il desiderio rivela la profondità del cuore (Agostino). L’uomo, afferma S. Bernardo è “un essere del desiderio”. Esso fa parte di noi, ci definisce, “è senza rimedio”, per esprimerci con l’efficacia di Teresa d’Avila. Ma bisogna distinguere. C’è una parte superficiale della mente, che si esprime in bisogni ripetitivi e di copertura ed una profonda che cerca sostanzialmente “l’altro”, relazioni autentiche, disinteressate:

  Terzo. Accettare la debolezza come risorsa. La crisi di mezz’età può divenire l’occasione per  trovare il senso profondo della vita e liberare il meglio di noi. A tale scopo, occorre però immolare il sentimento di onnipotenza dell’età giovanile, accettando l’immagine della propria impotenza. Passare dai “bisogni” dell’io narcisistico (giovinezza, sicurezza, popolarità, denaro, amore) ai “desideri” dell’io profondo (comunicare, relazionarsi, amare). “L’incontro con l’altro – nota Jacques Gauthier – può aver luogo proprio in quanto esiste una gratuità a livello di presenza”.    

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