Nel sogno è latente un bisogno di purificare la tua coscienza da un pensiero ansiogeno. La chiave semantica è data dal ragno. C’è qualcosa - una domanda, un dubbio, una sensazione,un rimorso - che, a tempi alternati, entra nella tua mente e la rende inquieta. Forse è una domanda di senso globale. Cosa c’è oltre il mondo, nell’al di là? C’è un dio provvidente o l’universo si spiega da solo? Forse è un comportamento che la tua coscienza disapprova. Ed allora la domanda è: - A chi dovrò rispondere delle mie azioni? Chi potrà consigliarmi ed orientarmi in materia di comportamenti? Ed ecco allora la tua mente che cerca di risolvere il problema in due modi. Primo, aprendoti ad un credo religioso, confidandoti con un rappresentante di esso, con un sacerdote. Ma non te la senti in quanto non fa parte della tua esperienza (”Non mi sono mai confessata”). Inoltre ti sottoporresti al giudizio di persone con mentalità diversa dalla tua (l’uomo che ti siede accanto) e rischieresti di avventurarti in tematiche che non ti senti di condividere (buio nella sala) o sulle quali sorgerebbero discussioni e ti sentiresti isolata (a capotavola in un tavolo lungo di cui non si vedono i commensali). Cerchi allora di risolvere il problema con una riflessione di tipo razionale, umano. Ma ti senti sola, priva di sicurezze, gravata dai rimorsi (gabinetto isolato e sporco: è lo strumento simbolico dell’espulsione delle scorie interiori). Sola con la tua intimità inquieta (luce della luna) e con altre persone povere di valori (palazzi con luci spente). Non ti rimane che cercare le risposte da sola, con la tua sensibilità personale, con quell’ombra di religiosità naturale che è presente in ogni uomo (spirale luminosa verso il cielo). Ma questo ti costa grande sofferenza. E’ un po’ il tuo inferno. Di che si tratta? Di un problema teorico o comportamentale? Fammi sapere. Luciano.
Riscontro:
Caro Luciano,
sono …., ti scrissi quel sogno della lunga tavola e del vortice luminoso: ti ringrazio per la celere risposta e per l’interessamento.
Ritengo che nell’uomo il teorico e il comportamentale siano ala fine inscindibili. Tutto ciò che io penso, mi porta ad avere un certo carattere, e approcciarmi alla relatà in un dato modo. Qindi temo che la mia inquietudine interiore non possa che fuoriuscire naturalmente. La domanda che mi affligge, è la stessa che affligge ogni singolo essere umano che abbia la sensibilità di porsi un certo tipo di quesiti…mi chiedo se quello che sto costruendo adesso- tutte la mie fatiche, tutti i miei affetti, tutti i mei traguardi e i fallimenti- abbia uno scopo che va oltre il mondo tangibile. Perché se fosse tutto materia, la vita umana sarebbe fine a se stessa…e se un senso davvero ci fosse, dovremmo farci in quattro per carpirlo adesso…ecco il pensiero ansiogeno: rassegnarmi a non capire, a non sapere e tentare di vivere serena, oppure lasciarmi andare a certe riflessioni che risultano più grandi di me e che rischiano di schiacciarmi? E la religione che ruolo ha in tutto questo? Non ho avuto un’educazione religiosa (entrambi i miei genitori sono atei) credo sia questo il motivo per cui a diciassette anni non mi sono preoccupata di affermare, a scuola, che è stato l’uomo a creare Dio perché ne sentiva la necessità,e non il contrario. Per questo sono al di fuori della cerchia dei fedeli, e non appartengo a nulla. Non ho punti fermi, e sono al contempo felice che non mi siano stati inculcati schemi preconcettuali, e infelice perchè non ho dove scaricare la mia angoscia…angoscia che pare sia solo mia, anche se sono cosciente che non è affatto così. Eppure è come se fossi vicina al mondo della Chiesa, alla spiritualità, ma in un modo “anticonvenzionale” che mi porta ad ammirarne i sacerdoti ma, allo stesso tempo, a rifiutarne i dogmi. Non so se mi sono spiegata bene, non so nemmeno io se ho capito bene cosa voglio dire… ma ci provo! Spero ti basti questo abbozzo di spiegazione e ti ringrazio nuovamente per l’azzeccatissima interpretazione.
Al prossimo sogno/incubo….!

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