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Felicità, Angoscia, Senso esistenziale.

Cos’altro è la felicità se non il riverbero di una serena consapevolezza di sé. Tra le definizioni che si possono dare della vita, ce n’è una che mi attrae particolarmente. L’affermazione che la vita è un percorso di consapevolezza, una ricerca di sé, un dare alla luce se stessi. Un camminare verso se stessi, con la possibilità – ed il rischio – d’incontrarci, prima o poi. Trovarci di fronte a noi stessi, nudamente e crudamente, può essere infatti terribile. E’ il caso di ammettere con Nietzsche: “Ma quanta verità può osare un uomo?”. Solo allora comprendiamo il perché dell’inconscio e la sua funzione protettiva: celare alla parte cosciente ciò che non siamo ancora pronti ad ammettere. Una cosa è certa. Solo vivendo, diventiamo consapevoli di noi. L’uomo è la sua storia, afferma Croce. Il che significa che prima esistiamo e poi siamo. E che l’essenza, cioè la nostra identità, segue l’esistenza, per dirla con gli esistenzialisti. Solo in età matura, possiamo cominciare a comprendere, più o meno, chi siamo, uscendo dalla percezione indefinita di noi (ma anche delirante ed euforica) propria dell’adolescenza. E fra tutto ciò che concorre a definirci, credo che cinque siano i "pilastri" fondamentali della consapevolezza. Primo. Riceviamo consapevolezza dalla conoscenza delle nostre emozioni, soprattutto di quelle che non riusciamo a gestire. Confessiamolo. Ciascuno di noi è assediato, spesso per tutta la vita, da uno o più mostri. E quanti di noi sono costretti a vivere col fucile puntato verso un’emozione insorgente, con rari attimi di quiete. Secondo. Riceviamo consapevolezza dalle norme e dai valori che impersoniamo e che danno senso alla nostra esperienza. Anche da questi possiamo dedurre cosa siamo. I valori sono fondamentali per l’equilibrio mentale. Proprio da essi scaturisce una certa percezione di noi e da questa, a sua volta, autostima e benessere emotivo. Terzo. Riceviamo autocoscienza dalla capacità di gestire le relazioni e la comunicazione. Infatti la consapevolezza di noi è di tipo sociale. Noi pensiamo di noi stessi pressappoco ciò che gli altri ci comunicano, in base a segnali positivi e negativi, allusioni e conferme. Basta fermarsi a parlare con persone conosciute o entrare in una stanza piena di gente per capire ciò che noi siamo agli occhi degli altri… Quarto. Definiamo il nostro sé, infine, dalla capacità di leggere in positivo la nostra esperienza. Molta della nostra consapevolezza sorge dagli errori, dagli insuccessi, dagli ostacoli, e dai feed-bach d’immagine che ci viene riverberata dai nemici, gli unici capaci di guardarci senza abbellimenti… Quinto. Siamo consapevoli di noi nella misura in cui riusciamo a raggiungere un buon livello di distanziamento da noi, a trascenderci. Ciò accade quando comprendiamo che il problema mentale è dentro di noi e che il disagio psichico non è altro che una nostra creazione, una soggettiva e modificabile rappresentazione della realtà. E’ la “ricerca del punto più alto”, di una postazione mentale panoramica dalla quale è possibile definire, oggettivizzare e relativizzare i nostri problemi. E più è assoluto il nostro ancoramento metafisico, più riusciremo a ridurre la portata delle angosce. Così, se è vero che gli opposti si generano a vicenda, il Tutto genera il Nulla. La consapevolezza della morte (tutto), riuscirà a produrre, ad esempio, la vanificazione di un’insicurezza emotiva (nulla). Ed ancora di più otterremo con l’idea di Dio, di vita eterna, di senso provvidenziale del vissuto. Qualsiasi problema mentale, per quanto angosciante, tenderà allora ad annullarsi di fronte ad un Tutto, ad un Assoluto. E’ la "nichiloterapia" sperimentata dai mistici, fonte di armonizzazione e di libertà interiore… E tu cosa ne pensi?...

1. L’aspirazione alla felicità costituisce l’essenza strutturale del cuore umano.

- “Ogni uomo viene al mondo con un cuore che attende di essere felice per sempre” (Daneels).

- “L’uomo vuole essere felice e vuole soltanto essere felice. La volontà non fa mai il minimo passo se non verso quest’oggetto. E’ il movente di tutte le azioni di tutti gli uomini, anche di quelli che s’impiccano” (B. Pascal).

2. La nostra gioia non è mai pura ma sempre turbata dal timore di perderla.

- “Nel segreto più segreto della felicità, abita l’angoscia” (S. Kierkegaard).

- “Qualcosa di amaro scaturisce dall’intimo stesso di ogni piacere”,

- Medio de fonte leporum surgit amari aliquid - (Lucrezio).

- “Le lacrime fanno bene” (M. Albom).

3. Per alcuni è possibile solo il piacere “negativo”, cioè la conservazione degli equilibri.

- “Il culmine del piacere è la pura e semplice distruzione del dolore” (Epicuro).

- “L’uomo saggio non cerca la felicità ma l’assenza del dolore” (Aristotele).

- “La corona dell’imperturbabilità è incomparabilmente superiore alle corone dei grandi imperi” (Epicuro).

4. Ricorda che gran parte della sofferenza è creata dalla mente.

- “Non soffriamo per i fatti che ci accadono ma per il giudizio che diamo ai fatti” (Epitteto);

- “E’ il pensiero che rende le cose buone o cattive” (W. Shakhespeare).

- “Se tratti ogni situazione come una questione di vita o di morte, morirai un sacco di volte” (Smith).

5. L’angoscia deriva talvolta dalla paura di scegliere e di sceglierci.

- “L’angoscia deriva dalla possibilità di potere” (S. Kierkegaard).

6. Altre volte, temiamo per quanto ci può succedere e per l’ammissione di ciò che siamo.

- “Nel possibile, tutto è possibile” (S. Kierkegaard).

- “L’uomo, con la scelta sprofonda in ciò che sceglie di essere” (S. Kierkegaard).

- “L’angoscia nasce dalla percezione che ciò che si teme possa essere vero” (S. Freud).

7. Il fondamento della serenità è nell’affrontare la vita con semplicità.

- “Se non hai a disposizione dei medici, ecco i tre medici che ti bastano: animo allegro, riposo, dieta moderata” (Scuola medica salernitana).

- “Vivi la giornata come fosse l’ultima, senza rimpianti o rimorsi” (M. Albom).

8. Altro fondamento è la saggezza, cioè la capacità di scegliere ciò che giova e conviene.

- “La saggezza è per l’anima ciò che la salute è per il corpo” (La Rochefoucauld).

9. Ma non è possibile la serenità senza la consapevolezza e l’accettazione di noi.

- “Il compito principale della vita di un uomo è dare alla luce se stesso” (E. Fromm).

- “Accetta ciò che sei in grado di fare e quel che non sei in grado di fare; accettail passato come tale, senza rinnegarlo o scartarlo; impara a perdonare te stesso e gli altri” (M. Albom).

10. La serenità è anche coscienza della nostra unicità.

- “Ogni essere è un grido silenzioso che chiede di essere letto in maniera diversa” (S. Weil).

11. Il benessere mentale consiste nell’individuare il senso unitario della nostra vita.

- “La vita è ricerca di se stessi. Scoperto il proprio strato profondo ci si accorge che esso combacia col proprio destino e si trova pace (C. Pavese).

- “Scopri chi sei e segui te stesso” (Anonimo).

12. La serenità passa anche attraverso l’accettazione del corpo e dell’immagine fisica.

- “Nacqui una seconda volta quando il mio corpo e la mia anima s’innamorarono e si sposarono” (G. Gibran).

13. La felicità è un dovere sociale e può essere stimolata per autocondizionamento.

- “Se sono felice sorrido. Ma se sorrido, finisco per essere felice” (W. James).

- “Molta gente è felice perché vuole esserlo” (A. Lincoln).

- “La cultura contemporanea non ci fa sentire bene con noi stessi… Si deve essere abbastanza forti per rifiutare modelli di vita che non funzionano. Per cercarne di propri” (M. Albom).

14. La serenità esige che ci apriamo verso un progetto esistenziale e verso gli altri.

- “La felicità è una porta che si apre verso l’esterno” (S. Kierkegaard).

15. Per molti, è fondamentale l’alterità, l’amicizia, cioè qualcuno per cui vivere.

- “Di tutte le cose che la saggezza ci offre per la felicità della vita, la più grande è di gran lunga l’acquisto dell’amicizia ” (Epicuro).

- “Una domanda tutta maschile è: Perché vivere?; al femminile la domanda suona: Per chi vivere?“(A. Frossard).

- “Per me vivere vuol dire essere sensibile agli altri. Vuol dire poter mostrare le mie emozioni e i miei sentimenti. Parlare con gli altri. Condividere tutto” (M. Albom).

16. La serenità è, per gran parte, frutto di relazioni rispettose ed armoniche.

- “Se vuoi il miele non prendere a calci l’alveare” (Proverbio).

- “I rapporti migliori sono quelli che creiamo a nostre spese, con la nostra generosità e la nostra comprensione” (Bokun).

- “Non permettere che uno si avvicini a te senza che se ne vada migliore e più contento” (Madre Teresa).

- “L’amore vince sempre. Ed è con l’amore che si continua a vivere, persino dopo la morte” (M. Albom).

17. La serenità deriva dallo sforzo di valutare gli altri in positivo.

- “Siamo tanto smaniosi di approvazione quanto timorosi di critiche” (H. Selye).

- “A tutti fanno piacere i complimenti” (A. Lincoln).

- “Non parlo mai male di nessuno e dico di tutti tutto il bene possibile” (B. Franklin).

- “Ho scoperto il grande valore di permettere a me stesso di capire l’altra persona” (C. Rogers).

- “La tua diversità mi arricchisce” (E. Camara).

- “Ciascuno, con tutta umiltà, consideri l’altro superiore a se stesso “ (S. Paolo).

18. Se valuti positivamente gli altri, aumenti anche la stima di te.

- “Ogni uomo che incontro è migliore di me in qualche cosa” (Emerson).

- “Se negli uomini cerchi il male, di certo lo troverai. Ma se cerchi il bene lo troverai sempre” (A.

Lincoln).

- “Tutta la gente che incontriamo si sente superiore a noi in qualcosa, e un modo sicuro per giungere al suo cuore è quello di fargli credere che riconosciamo questa pretesa superiorità” (D. Carnegie).

19. Per la serenità del tipo intellettuale è importante anche la ricerca.

- “Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la vera felicità” (Aristotele).

20. La serenità comporta l’apertura verso mete ideali, meglio se assolute.

- “L’uomo è molto più di un essere con dei bisogni. E’ un essere dalla nostalgia infinita” (Exeler).

- “Senza ideali di vita, l’uomo non solo è infelice ma non può vivere” (A. Einstein).

- ”Chi ha un perché per vivere sopporta qualsiasi come”(Nietzsche).

- “L’uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa” (W. James).

- “I nostri sogni cambiano il mondo” (K. Popper).

21. Una vita è significativa, infatti, se è spesa intensamente per un compito.

- “ La vita è lunga solo se è intensa”, Longa est vita si plena est (Seneca).

22. Non temere la sofferenza: essa lavora per la tua serenità.

- “L’uomo è uno scolaro e il dolore è il suo maestro” (Gandhi).

- “Tutto si genera per via di contrasti. La fame rende dolce la sazietà, la fatica rende dolce il risposo, la malattia rende dolce la guarigione” (Eraclito).

- “Il vantaggio viene alle anime solo attraverso dolori e sofferenze” (Platone).

- “Le nostre qualità si affinano con la sofferenza”, Virtus in infirmitate perficitur (S. Paolo).

- “Il mio potere più grande è proprio la debolezza” (Ovidio).

- “Quando sono debole è allora che sono forte” (S. Paolo).

23. La maturità di un uomo dipende dalle esperienze con cui si è confrontato.

- “Più forte è il vento, più forte è l’albero” (Anonimo).

- “Man mano che cresci, impari. Se ti fossi fermato a ventidue anni, saresti rimasto ignorante com’eri a ventidue anni” (M. Albom).

24. Il più grande nemico della gioia non è il dolore ma la noia.

- “Nulla è più insopportabile all’uomo quando trovarsi in pieno riposo, senza passioni, senza affari, senza divertimenti, senza occupazioni” (B. Pascal).

- “L’uomo è l’unico animale che può annoiarsi” (E. Fromm).

- “La cosa che ci fa più paura al mondo è la noia… E’ appena mercoledì e già penso con terrore alla domenica che si avvicina e che non so come trascorrere” (Un ragazzo).

25. La noia può essere il sintomo di vuoto esistenziale e di fuga da se stessi.

- “Il grande lato debole della nostra epoca consiste nella noia e nella mancanza di significato” (Farnsworth).

- “L’uomo d’oggi è in fuga. E fuggire è sempre confessare che ci si rende conto di un pericolo imminente e di una minaccia” (M. Heidegger).

- “Siamo arrivati al paradosso: siamo tecnicamente progrediti e nello stesso tempo umanamente privi di significato, umanamente irrilevanti” (F. Ferrarotti).

26. La paura del vuoto può condurre alla droga ed alla violenza.

- “Le droghe - chimiche e psichiche – rivelano la ricerca esasperata di gratificazioni compensatorie” (V. Frankl).

- “Lo sviluppo della volontà di piacere e della volontà di potenza avviene solo quando è frustrata la volontà di significato” (V. Frankl).

- “Le cause psicologiche delle stragi del sabato sera vanno cercate esattamente nella paura del vuoto: nel tentativo di colmare questo vuoto esistenziale col rumore della discoteca, dei motori e dell’ebbrezza della velocità” (P. Jonata).

- “Questo dilagante bisogno di rumore si può spiegare soltanto con il bisogno di soffocare qualcosa” (K. Lorenz).

27. Giova alla serenità anche la tranquilla ammissione della brevità e fugacità della vita.

- “La vita è come un ponte: attraversalo pure ma non pensare di costruirci sopra la tua casa” (Proverbio indiano).

- “Tutti sanno che si deve morire ma nessuno ci crede davvero… quando si è imparato a morire, si è imparato a vivere” (M. Albom).

- “Tutto quel che nasce muore. Finché riusciremo ad amarci a vicenda e a ricordarci il sentimento di amore che abbiamo provato, potremo morire senza uscire ralmente dal mondo” (M. Albom).

28. Non è mai troppo tardi per mettersi in discussione e ricominciare.

- “Meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore” (A. Manzoni).

29. Le difficoltà si superano prendendone coscienza e relativizzandole.

- “Non ci si libera da una cosa evitandola ma soltanto attraversandola” (C. Pavese).

- “L’io che si nasconde dietro l’io. Una scossa ben più terrorizzante di un assassino in agguato nella propria casa” (E. Dickinson).

- “Se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore” (S. Paolo).

30. Ed infine, non darti troppa importanza. Il mondo può esistere anche senza di te.

- “Ho posto la mia causa nel nulla” (Max Stirner).

- “Nada, nada, nada: non desiderare nulla. Questa è la vera perfezione” (S. Giovanni della Croce).

- “L’uomo non si colloca di fronte all’effimero ma di fronte all’assoluto” (Kierkegaard).

● Una sorpresa per te e per i tuoi amici…

● Un libro. Scorrevole e piacevole, ricco di cose inaspettate, test e training.

● Mira a realizzare una competenza fondamentale per la cultura odierna: il controllo delle emozioni e delle relazioni.

● A scuola apprendiamo la logica discorsiva e la logica matematica ma non le dinamiche della relazione e dell’emotività.

● E’ come dire che, nell’educazione che riceviamo, l’ottanta per cento della vita quotidiana non viene preso in considerazione.

Luciano Verdone

LE DINAMICHE DEL CUORE

Educazione emotiva, valoriale, relazionale

Effetà Editrice, Maggio 2005

Pagine 128 – Euro 8.50

10060 Cantalupa (TO) Via Tre Denti, 1 - tel. 0121 353839 - E-mail: info@effata.it

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