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Il carattere terapeutico del dialogo

Mi trovavo all'interno di una casa di campagna, che avevo appena acquistato. L'ingresso mi ricordava molto quello di un castello che ho visitato in Romania. Mi trovavo davanti ad un' ampia scala (non troppo ampia), che portava al piano di sopra. I colori della casa erano grigio-verde acido come alcune vecchie case di legno di campagna della Francia. La casa era spoglia, di legno, calda ed accogliente. Dietro i vetri delle finestre, ondeggiavano i rami spogli di un albero. Salivo al piano di sopra e trovavo un gruppetto di persone che chiacchieravano tra loro ed a fianco il mio attuale ragazzo. Le persone mi indicavano una porticina segreta dove all’interno in un angolo del tettuccio spiovente vi erano disegnate due linee che indicavano un'uscita segreta dalla casa-castello ed un ‘entrata per tornare. Ero felicissima, cominciavo a danzare saltando ed esclamando al mio compagno “ w i fantasmi”. Si perché quelle persone che mi avevano indicato la via erano fantasmi. Mi sentivo felice. Scusa Luciano, ma credimi ho ridotto molto il testo. Grazie. .... 36 anni

Una cosa è certa. Sei in un momento di ridefinizione di te, combattuta tra sottili sentimenti di aridità ed assurdità dell’esperienza (alberi spogli ondeggianti fuori le finestre), incertezza e ricerca di motivazioni solide (color grigio-verde della casa). Percepisci te stessa come un mistero (castello) ma, nello stesso tempo, trovi conforto ad analizzarti e a dedicarti tempo, anche se sai di finire per incontrare i soliti problemi (”vecchie case di legno di campagna”). Dunque, per un verso, hai bisogno di stare sola per riconquistare intimità ed accettazione della realtà (casa in campagna), per recuperare una dimensione valoriale ed ideale, sottesa all’autostima (scalinata che porta al piano di sopra). Ma, per un altro verso, sei consapevole che tale processo di armonizzazione avviene con più facilità in compagnia di amici e soprattutto nel dialogo col tuo ragazzo (”Salivo al piano di sopra e trovavo un gruppetto di persone che chiacchieravano tra loro ed a fianco il mio attuale ragazzo”). Ma qual é la valvola di evasione liberatoria che ti viene offerta dall’Ego superiore (piano di sopra) e dai compagni? E perché essi ti appaiono fantasmi? Tieni presente che il tetto, per Jung, simboleggia la demarcazione fra inconscio e conscio, quindi evoca la parte razionale e consapevole di noi. Evidentemente, in compagnia, si svolge un dialogo catartico, una rifocalizzazione di valori, riletti da voi in modo libero, critico, consapevole. Senza dissociazioni e fanatismi, però, (infatti c’é anche la porticina per tornare). Ciò vi fa srentire unici e speciali, ma anche diversi secondo l’ottica comune, dunque “fantasmi”. Di che si tratta? Di dialogo terapeutico o di altro? Fammi sapere. Luciano.

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