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Come dominare la collera, l'antipatìa, il risentimento...

Che cosa significa essere felici? Intendiamo tutti la stessa cosa? Perché alcune persone ci sono istintivamente simpatiche, mentre con altre non c'é proprio feeling? Come possiamo orientare in senso positivo il nostro modo di vedere la vita? ....

“Noi siamo degli analfabeti emotivi”, ha scritto Goleman, uno psicologo noto per il libro Intelligenza emotiva. Non conosciamo le nostre emozioni, non ammettiamo di averle e, di conseguenza, non apprendiamo a controllarle.

Tra le emozioni più destabilizzanti vi è il risentimento col suo alone di rancore, malumore, amarezza. Ecco delle riflessioni per “disarmare” il cuore e tentare di ricondurlo alla tranquillità.

Considera che la collera, a differenza della depressione, ti fa sentire tonico, dà un senso di benessere, di liberazione, in quanto si autoalimenta, a livello psichico, con la consapevolezza di aver ragione e, a livello fisico, con l’adrenalina.

Se è vero che la collera non dipende da ciò che l’altro ti ha fatto o detto ma dal giudizio che espresso sul comportamento altrui, persuaditi allora che la causa prima del tuo malessere è nella lettura della realtà, cioè in te stesso.

Ne consegue che il giudizio sul comportamento altrui affonda le radici nei nostri problemi, spesso nella scarsa autostima.

Noi giudichiamo l’altro usandolo come uno specchio, proiettando in lui quanto rifiutiamo di noi. Ci sembra di combattere contro un altro, in realtà stiamo lottando contro noi stessi.

Il risentimento, soprattutto quando nasce dentro una “relazione profonda” (coniugi, familiari, amici intimi) crea un malessere di alto livello che assorbe enormi energie mentali. E’ conveniente anche per l’offeso cercare al più presto una soluzione.

Anche se hai ragione, non lasciare che sia l’altro a decidere fino a quando deve durare il malessere. Tanto vale prendere in mano la situazione, assumere un atteggiamento attivo. Vai da lui e definisci la cosa.

Tieni presente che essere i primi ad affrontare una situazione problematica non vuol dire compiere un atto di debolezza o sottomettersi. Persegue invece due obiettivi positivi:

Primo. Ricondurre il disagio dentro i limiti del controllo razionale.

Secondo. Definire il confine che in futuro l’altro non dovrà superare se intende conservare l’amicizia.

Quando un comportamento può essere spiegato razionalmente, perdonare è più facile. In caso diverso non resta che proporsi di compiere un dono gratuito, incondizionato (per-donum: dono moltiplicato).

Ciò può comportare anche giungere ad una conclusione del tipo: “Non serbo rancori. Dimentico tutto. Ma ritengo opportuno interrompere la relazione con te”. Ma tale conclusione ha in sé il vantaggio di definire coraggiosamente un problema, evitando quei rancori latenti che sono gli antagonisti della serenità psichica.

Se questi argomenti ti sembrano interessanti, puoi continuare la lettura in un agile opuscolo di poche pagine:

Luciano. Verdone

“I linguaggi del cuore”

(Note di psicologia)

pagg. 37.

Paoline

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